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> Doc Da Relazione, di dogmah
 
Dogmah
Inviato il: Martedì, 05-Lug-2011, 21:16
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L'IDENTIKIT
Mi chiedo qual è l'identikit della persona che entra nel forum riconoscendosi nelle storie che riguardano il doc da relazione.
Parlo in terza persona, ma molti di questi aspetti li ho vissuti anch'io.

Arrivano persone che hanno questa situazione:

-Sono persone divise: una parte di loro vive la relazione male, non riesce a proseguire, è in difficoltà. A volte sente la sensazione che preferirebbe non vedere la persona con la quale sta costruendo il rapporto.
L'altra parte non vorrebbe assolutamente finire la storia, farebbe di tutto per proseguire e percepisce che c'è qualcosa dentro se stessa che non funziona perfettamente.
Molte volte il meccanismo si è ripetuto varie volte, tanto che questo desta più di un sospetto e si inizia a mettere in discussione.
Questa divisione crea ovviamente una situazione di forte disagio dalla quale si vorrebbe uscire a tutti i costi immediatamente, ma ogni tentativo di alleggerimento delle proprie paure finisce per incrementare il disturbo.

-In preda all'ansia via via sempre più forte si ha la voglia di vedere su internet (con una ricerca su google) se quello che si vive ha un nome, se è condiviso.
Questo atteggiamento che possiamo definire compulsivo porta spesso alla conoscenza del forum.

-Si entra nel sito e si vedono molti casi di persone che vivono lo stesso disagio. Si inizia a dare un nome! Si chiama doc.
Ecco cosa puo' essere che disturba, ecco una possibile via di uscita che potrebbe spiegare quello che stanno vivendo. Si vive un inizio di speranza; un breve inizio....
Sì, esiste qualcosa che puo' spiegare quello che vivono, ma si tratta di un disturbo.
Come tale dovrebbe essere diagnosticato da una persona competente.

-Si inizia a preoccuparsi di "convalidare" e rendere ufficiale il disturbo. Si vuole capire se è veramente quello che colpisce.
Inizialmente si capisce ben poco del meccanismo, sembra quasi una pietra che è scesa dall'alto e che nasconde dietro l'acronimo un significato oscuro. E' incomprensibile, ma è la speranza.

Proprio a queste persone vorrei rivolgermi. Proprio a chi vive questa fase iniziale, i primi passi controcorrente.

LA "CONVALIDA"
Inizio il capitolo usando un "noi", perché alla fine ci sono passato anch'io.

Abbiamo capito che esiste un disturbo che ci puo' spiegare il nostro stato di difficoltà? Bene, allora è nostro sacrosanto diritto sapere se ne soffriamo. Così come avviene per qualsiasi altra malattia.
E qui si sviluppa uno dei punti più delicati e complessi da affrontare: la difficoltà enorme che si incontra a rendersi conto che si soffre proprio di questo disturbo.

Di solito ci si muove in questo modo:
-Per chi puo' permettersi la terapia si inizia a contattare uno psicologo/psichiatra. E' conseguenza logica. Ho la macchina rotta, vado dal meccanico.
-Genericamente il neo-paziente non resiste dalla tentazione di esprimere il parere al terapeuta che si possa trattare di doc.
Questo perché non si vede l'ora che vanga fatta tale diagnosi, è quello che vogliamo sentire dalle sua bocca.
-Spesso il terapeuta conferma tale impressione parlando direttamente di doc oppure dicendo che si soffre di ansia o di ossessioni oppure combinazioni di questi elementi.
-Forse una certa pace ci prende per uno/due giorni, fino a quando improvvisamente le parole del terapeuta vengono messe in discussione.
-Inizia una impellente necessità di rassicurazione che si puo' esprimere in diversi modi:
a)Si scrivono più volte nel forum le difficoltà che si incontrano nella relazione, sperando che qualcuno risponda "anch'io ho vissuto questo", "è normale, si tratta di doc". Spesso non si resiste e ci si mette a scrivere più volte le stesse cose, come un disco che salta.
b)Si leggono le storie degli altri proiettandole sulla propria.
c)Si mette in discussione il terapeuta e si pone a giudizio degli altri il metodo che sta seguendo.

Si prende atto, in sintesi, che avere la sicurezza della diagnosi non è stato quel toccasana che si pensava.
Si prende atto che tutte le risposte di rassicurazione sono un pozzo senza fine. Se la prima volta ci ha rassicurato per due giorni il terapeuta, per la seconda avremmo bisogno di una apparizione divina per ottenere qualche risultato.

Ovvero si prende atto che la rassicurazione non serve a nulla; anzi, sembra una droga. ne abbiamo bisogno sempre più e se non la otteniamo siamo spacciati.

Purtroppo in questo vortice ci si rimane per un po' di tempo, fino a quando si capisce che in queste condizioni non si risolve nulla.

Abbiamo capito, in sostanza, che le rassicurazioni che cercavamo sul nostro rapporto si sono spostate sulla rassicurazione di avere o meno il doc.
Le ossessioni si sono spostate sul fatto di avere il disturbo, ma è lo stesso meccanismo che crea problemi alla nostra relazione!!!

Pensiamoci bene: ho difficoltà a percepire di avere un disturbo per lo stesso motivo per il quale ho difficoltà a gestire la relazione.
Quindi dovrei non avere il doc per poter credere di averlo... ma questo è assurdo.

Torniamo a chi soffre:
-A questo punto il paziente dice: "No, non ho il doc è solo una scusa per non voler troncare la relazione.... gli altri ce l'hanno, ma io no, figuriamoci".
Se vediamo bene quello che succede nessuno crede profondamente di soffrirne!! O, per lo meno, alterna dei momenti nei quali puo' rendersene conto (pochi) con momenti nei quali pensa che in realtà non è il caso suo (tanti).

Cos'è cambiato? Niente!

Qualcuno mi puo' dire: ma allora cosa dici di fare? Adesso viene il bello!!


La consapevolezza del disturbo non si raggiungerà mai completamente, saremo sempre costretti ad uscire dal tunnel con un alone di mistero su quello che ci capita.
E' solo tempo perso quello di cercare di convalidare la malattia, ha lo stesso significato delle compulsioni che facciamo sulla nostra relazione.

Un atteggiamento positivo puo' essere:
-Fidarsi ciecamente della terapia; fare quello che dice il terapeuta ed assumere come dato di fatto il disturbo. Quella deve essere la nostra unica meta e interesse.
-Capire che in certi momenti della vita la presenza di un aiuto è fondamentale; siamo ciechi in questi momenti ed essere guidati è normale.
-Capire che mettere in discussione costantemente la diagnosi è solo un danno. Ci fa perdere solo del tempo e ci fa rimanere inchiodati dove eravamo.


E' meglio perseguire la strada della cura in caso di errata diagnosi piuttosto che metterla sempre in discussione!

Questo è un aspetto che mi ha salvato. Quando ho capito che il mettere in dubbio tutto mi bloccava solamente, ho deciso di accettare l'eventuale errore e quindi ho buttato tutto me stesso nel seguire la terapia a costo che fosse tutto sbagliato.
E' comunque il metodo più breve....


Il prossimo capitolo lo dedicherò a coloro che non hanno la possibilità di fare terapia, sottolineando comunque che un aiuto esterno è opportuno.
Ah, non ho nessun ricavo economico da nessun terapeuta....


SENZA TERAPEUTA

Nel capitolo precedente parlavo del caso che la persona fosse nelle possibilità di farsi aiutare.
Onestamente ci sono delle motivazioni valide per consigliare di rivolgersi ad uno specialista pur non volendo dire che sia per forza necessario. Se rompi l'auto è meglio rivolgersi ad uno meccanico, anche se potresti studiarti il manuale meccanico e arrangiarti da solo; si capisce che lo sforzo è molto maggiore e il rischio di non venirne a capo in tempi brevi è in agguato.

Se l'impossibilità è dettata da pregiudizi sulla categoria degli psicologi vi raccomanderei di superarla. Come tutti i professionisti è chiaro che c'è quello più competente dell'altro, ma demonizzare la categoria non ha senso.
Purtroppo siamo portati a credere che sia normale rivolgersi al dottore per un problema fisico, ma per un disturbo psicologico sembra essere ancora un tabù (??).

Lasciando per un momento questa introduzione mi metto nei panni di una persona che non puo', per ragioni valide, fare una terapia.
Teniamo conto che quando siamo in uno stato ansioso, di difficoltà, spesso praticamente di "semidepressione" facciamo davvero fatica a renderci conto delle cose, delle situazioni, siamo confusi e nulla ci appare chiaro e convincente.

Torniamo nelle condizioni del capitolo precedente: vogliamo "convalidare" il disturbo.

Genericamente il doc è caratterizzato dalle seguenti condizioni:
-Pensieri invasivi che occupano gran parte della giornata. E' quasi come se fossimo costretti a risolvere la difficoltà immediatamente, ci pensiamo molto spesso con la speranza di far calare l'ansia.
-I pensieri sono invalidanti: rendono difficile qualsiasi attività anche al di fuori della relazione.
-Non siamo in grado di spostare il pensiero in un delimitato spazio temporale. "L'amo o non la amo? Ci penserò stasera dalle 21 alle 21:30." Questa operazione è per noi impossibile.
-Ansia e apatia che possono convivere in maniera alternata.
-Spesso, nelle relazioni, abbiamo troncato o "esplodiamo" con il partner dicendo che non riusciamo più andare avanti e poi cerchiamo di riprendere la relazione... E' quasi se la reazione fosse per noi fuori controllo; non è un rompere il legame pensato e ponderato, ma qualcosa che è fuori controllo.
-Necessità di rassicurazione come se fosse una droga.

Attenzione!! Questa lista descrive abbastanza genericamente l'atteggiamento ossessivo. Questo non significa che per forza allora la relazione è valida! Non deve essere una rassicurazione, ma una presa di coscienza. Consapevoli che poi la bontà o meno della relazione la si gioca in un altro piano, una volta liberi da questo meccanismo invalidante!

Non ci dobbiamo "sedere negli allori" di avere scoperto di avere il doc o un atteggiamento ossessivo sulle relazioni affettive.
Tuttavia questo ci da la (giusta) speranza che una volta abbattuto questo meccanismo, saremo in grado di fare le nostre scelte, belle o brutte che siano, con un atteggiamento più sereno.
Non vi consiglio nemmeno di soffermarvi più di tanto sui punti che ho citato, fatevene un'idea veloce, la prima che vi viene in mente e poi prendete una decisione:

a)Rischio e combatto. Consapevole che si tratta di una battaglia impegnativa ma fattibile. Comincio a raccogliere le strategie opportune (dal forum), quelle che sembrano essere per noi le più valide.
Consapevoli anche di non avere la sicurezza che questo sia doc, ma questo è valido anche per chi fa terapia.
b)Rischio e non combatto. Ovvero faccio finire la relazione. Puo' essere giusto o sbagliato? Nessuno lo puo' dire, posso solo affermare che una decisione di questo tipo meriterebbe di essere affrontata con un atteggiamento disteso, non ossessivo.
c)Mi blocco nello stato attuale. Che, a mio parere, equivale a finire la relazione, perché prima o poi l'atteggiamento ossessivo se non combattuto porta a quello.

Consiglierei la a), al massimo la ma immagino che se siete qui.... non abbiate voglia di sceglierla....
La c) chiaramente è un suicidio.

Concludo, ma non esaurisco il tema. A mio parere la difficoltà di diagnosi del disturbo ossessivo-compulsivo non è poi così elevata. Penso che in alcuni casi è lampante anche per chi non ha grosse conoscenze. Il vero problema è capire come agire per scacciarlo, percepire gli aspetti che possono placare il meccanismo. Questi sono i più svariati, ogni storia personale ha le sue particolari situazioni.
Ci sono però dei punti validi comuni che possono essere perseguiti; una crescita della nostra maturità benchè possa non centrare completamente con il disturbo puo' fortificare la persona e renderla immune alle spirali ossessive.


L'ossessione dimostra quindi una intolleranza verso il tema "relazione"; una volta intuito o diagnosticato l'atteggiamento ossessivo sappiamo solo questo. E' da qui che si parte per il viaggio....
Da qui inizia la vera battaglia, fino ad adesso si trattava di preparativi... Un antipasto di un viaggio di liberazione.


I prossimi capitoli saranno assolutamente più pratici, ma l'introduzione mi serviva....


LA LENTE SUL DOC
Prima di parlare di strategie sarei del parere che per combattere un nemico bisogna conoscerlo. Altrimenti le strategie sembrano dei rituali senza alcuna attinenza con la realtà.

In questa sezione osserveremo al "microscopio" cosa ci succede quando il nemico si fa vedere.
Mi metto nelle ipotesi classiche di essere in una relazione con una ragazza/o che stiamo cercando di conoscere. Come dicevo prima siamo praticamente divisi:
-Notiamo che la persona per svariati motivi ci interessa e vorremmo continuare nella relazione.
-Tuttavia in certi momenti percepiamo un'ansia molto forte quasi come se il mondo tutto attorno a noi si muovesse a rallentatore; percepiamo insoddisfazione e, in alcuni casi, anche apatia.

Non c'è un momento preciso in cui questo puo' arrivare: per alcuni succede quando la relazione diventa più stringente, per altri quando si passa la fase dell'innamoramento/infatuazione, altri ancora percepiscono fin da subito un senso fortissimo di ansia.
Ci troviamo, in sintesi, come se dovessimo "risolvere subito qualcosa" che ci crea un forte peso.

In sintesi è come se ci trovassimo in una condizione di pericolo; gli effetti sono esattamente quelli che provoca la paura.
Soltanto che a prima vista il pericolo non esiste....
E' come se camminassimo sulle braci ardenti.... ma senza vederle.

Questo che io chiamo "Fattore scatenante" è l'incognita del nostro problema, quella maledettissima paura che ci inchioda. Ma non è l'unico fattore che partecipa al gioco.
La seconda è la "Risposta all'evento", che è il nostro modo particolare di reagire agli impulsi esterni.
Il terzo punto, ed è quello che si nota è il Risultato, ovvero il comportamento ossessivo-compulsivo che ne risulta da quella situazione.

1)Il "Fattore scatenante" è il contributo dato dalle paure, distorsioni di pensiero, sensi di colpa.... tutto ciò che abbiamo acquisito con il tempo e che si puo' insinuare in questi momenti per noi importanti. Sono aspetti che con un po' di lavoro si possono cambiare anche piuttosto radicalmente.

2)Per "Risposta all'evento" intendo quella parte di noi che è più automatica, il nostro carattere di base, la nostra fisicità, le caratteristiche che abbiamo e che sono più difficili da cambiare.

3)Il "Risultato" è il nostro comportamento esteriore di fronte alla situazione. Poco da dire, mi sembra evidente.

Si capisce bene che l'atteggiamento ossessivo puo' essere una combinazione di 1) e 2) e in taluni puo' prevalere più l'una o l'altra parte.

Non illudiamoci di comprendere appieno subito quel "fattore scatenante"; anche perché spesso è la somma di molti fattori e quindi la "guerra" verrà giocata su più piani....
L'importante è poi star bene, non fare un trattato su noi stessi....


Nella seconda parte analizzeremo una uscita fittizia con un partner.... sarà un romanzo interrotto nei punti salienti per focalizzare l'attenzione su come agisce il meccanismo ossessivo.

Il peso della paura

Cambio un attimo la scaletta.
Volevo approfondire alcuni aspetti sulla paura, alcuni di questi certamente banali, ma a questo punto devono essere fatti.

Abbiamo detto che il disturbo ossessivo in generale, quindi anche quello di relazione si presenta come manifestazione di una paura. Abbiamo già detto che tale paura risulta sfocata e annebbiata perché spesso nascosta a livello più o meno inconscio.

La paura sappiamo essere qualcosa che accomuna tutte le persone; tutti abbiamo paura di qualcosa...
Inoltre la paura nasce per permettere una "reazione" di difesa all'impulso esterno.
Si tratta quindi di una reazione del tutto normale, anzi si tratta di una reazione che ci permette di evitare o di risolvere delle situazioni di pericolo.

Per esempio se ho paura di fare un incidente decido di guidare in maniera prudente e questo mi puo' permettere di salvare la mia vita e anche quella di altri.

Ma esiste una soglia sopra alla quale la paura diventa istintiva-impulsiva.
Tale reazione nel caso del doc da relazione risulta sproporzionata rispetto all'impulso esterno e provoca usualmente reazioni che hanno le seguenti caratteristiche:
-Impulsività
-Facilità alla suggestione
-Qualsiasi piccolo segno puo' tramutarsi in conferma della nostra paura
-Mancanza di lucidità, non si vedono le cose limpidamente
-Bisogno impellente di considerarsi "fuori pericolo" attraverso la rassicurazione.
-Tale paura tende a divenire esclusiva e lasciare spazio ad altri pensieri o situazioni.

In sintesi si è in una situazione di "panico", così come potrebbe succedere se vedessimo arrivare contro un auto quando attraversiamo la strada....
Ma mentre in quest'ultimo caso l'azione impulsiva-immediata puo' avere un senso perché istintivamente balziamo fuori dalla traiettoria,nel caso di una relazione affettiva capiamo che tutto ciò non ha senso e dietro spesso si nasconde una paura atavica per qualcosa di fondamentalmente normale.

Quindi il fine della terapia o del cammino di guarigione è quello di riuscire a rendere questa paura "eccezionale" una semplice paura "normale"...
Questa operazione è ovviamente strettamente personale ed è differente persona a persona.

Il fine non è quello di annullare la paura, ma di renderla proporzionale all'evento temuto. Lavorare quindi nella situazione nella quale la paura è AMICA, non NEMICA.
In una relazione affettiva la proporzionalità è sicuramente di rendere la paura "impulsiva-istintiva" una paura normale e "razionale".


Per essere più pratici la differenza tra le due paure può essere applicata all'esempio di prima della paura di fare incidenti:

-PAURA "NORMALE e PROPORZIONATA"
Cerco di usare l'auto con prudenza adeguata alle situazioni stradali che incontro.

-PAURA "ISTINTIVA-IMPULSIVA"
Non uso l'auto per paura di fare incidenti

Se io trasporto tale esempio nelle relazioni capisco che una paura positiva mi porta a vedere con serenità quali sono i punti che temo senza alterare il rapporto che vivo.
Una paura istintiva mi porta a scappare dalla relazione a gambe levate....


Dietro a questo c'è anche il motivo per il quale non è banale uscirne: il disturbo è una esagerazione di una situazione normale, non è qualcosa di totalmente impensabile. E' difficile anche perché è radicato in noi e, in sintesi, non abbiamo idea dell'equilibrio perché non l'abbiamo mai vissuto....per cui ci sembra EFFETTIVAMENTE normale la situazione "doccata"

Ho sempre paura di fare esempi perché ciascuno di noi vive solo le proprie paure, ma ho deciso di farlo ugualmente per far capire concretamente un possibile scenario:

1)Ho vissuto una sitauzione passata di grande strazio perchè sono stato lasciato oppure ho lasciato una relazione. Ho una paura folle che questo possa ricapitare. La reazione della paura istintiva/impulsiva ci porterebbe a fuggire definitivamente da ogni situazione successiva e cercherà ogni appoggio per poterlo fare.

Fuggire eviterà che questo possa succedere.

2)Ho paura di lasciare una persona perché mi sento un meschino, una persona "cattiva" oppure perché ho paura di ferire o di fare del male.
Voi direte... ma allora vai avanti per questi motivi? No, non è così, cerco invece di scappare per questi motivi....
Ho citato questo esempio perché il tranello è classico... e se ci pensate bene spesso è alla base anche del doc omosessuale o da vocazione...

Lo amo o non lo amo?

Tranquilli, la domanda è effettivamente lecita... Se siamo nella situazione ossessiva descritta nel paragrafo precedente probabilmente siamo in una situazione nella quale è difficile amare.

Amare in sostanza significa farsi dono all'altra persona, ma in una situazione ossessiva-compulsiva non ci si possiede nemmeno per noi stessi... figuratevi per un altro...

Se poi viviamo l'uscita e la relazione come fonte di pericolo o paura è chiaro che non possiamo aspettarci di essere gioiosi e radiosi con il partner....

Quindi vi dico che indipendentemente dalla bontà o meno della relazione l'atteggiamento ossessivo impedisce di fatto di poter donare amore.

Da questo discende un importante corollario:
Forzarsi di provare o sentire amore in fase ossessiva è altamente deleterio perché effettivamente si abbassano o spariscono i benefici influssi dell'amore oltre che fortificare il loop negativo stesso del meccanismo di pensiero.

Infatti pensandoci ossessivamente e vedendo che non sentiamo l'amore rafforziamo la sfiducia stessa che si tratti di un meccanismo ossessivo e avvaloriamo il fatto che sia una situazione di normale disaffezione.

Quindi che fare?
Avevamo deciso di combattere qualche capitolo fa? Sbaglio?

Bene, allora la reazione deve essere questa:
"vivo questo momento di sofferenza perché ho un disturbo ossessivo; è come se avessi mal di stomaco. Stringo i denti e rimango fiducioso della terapia/cammino che sto facendo. Probabilmente non riesco a provare amore intenso per la persona con la quale mi sto relazionando, ma è normale nella mia condizione."

Vi assicuro che questo atteggiamento è liberante perché ci permette di camminare un po' più serenamente nel nostro percorso di guarigione (misterioso e dubbioso, ma siamo motivati a lottare per questo!)

I Figli di un Doc da Relazione

Chiamo così il doc omosessuale o quello da vocazione.
Sono figli perché per le persone che lo soffrono non basta la paura della fine di un rapporto affettivo, ma "vogliono" andare oltre.
Qui la situazione dipende fortemente dalla caratteristica della persona; per qualcuno l'ossessione di fine rapporto è superata da quella di scoprire di avere altre inclinazioni o vocazioni.

E' chiaro, in qualche caso si alternano, perchè alla fine possono avere più o meno lo stesso peso.

Chi soffre contemporaneamente su più fronti forse forse è più "fortunato".... per il semplice motivo che è più semplice scoprirne il tratto ossessivo se ci attacca su punti diversi.

Anche qui la soluzione è quella di declassare la paura dalla forma "impulsiva-istintiva" a quella "normale".
Accettare l'evenienza non significa in ultima analisi accettare di essere omosessuali, ma di accettare che la vita abbia un fondo di insicurezza e "mistero" non controllabile.
Infatti nessuno vuole togliere la paura... sarebbe impossibile!

Ansia o apatia? E' questo il problema

E' normale che la paura "istintiva/impulsiva" non puo' durare a lungo esattamente nella sua forma iniziale.
Essendo una paura "più consona" a situazioni di vita o di morte nelle quali il nostro corpo deve reagire immediatamente, è ovvio che ad un certo punto si passa ad una fase di abitudine allo stato ansioso.
Questa abitudine rende l'ansia meno evidente, quasi sottile e di sottofondo.

Solitamente in questa fase la persona che ha il disturbo (vabbè, che ipotizza di averlo...) fa una delle equazioni sbagliate più classiche del mondo:

Ansia--> Doc --> Ok, non mi fido troppo dei pensieri
Niente Ansia --> Non è doc --> Ok, è tutto vero quello che mi passa per la mente

La stessa ansia diviene "garante" del disturbo. La compulsione più raffinata e contorta, la più delirante ma anche una delle armi più subdole del doc. E' uno scalino da superare non sempre banalissimo.

Ma i pensieri che corrono al di sotto sono ancora attivi e ci influenzano ancora pesantemente. Ci distruggono e ci portano spesso ad una situazione di depressione più o meno intensa. Cambia la modalità con cui ci feriscono, tutto qui.

E' come se quei pensieri irregolari ed esplosivi simili ad un torrente in piena si fossero tramutati in un fiume più placido, ma di acqua ne passa ancora.

In questa fase è importante continuare a combattere ed adeguarsi alle nuove forme del nemico, riconoscendolo dietro a spoglie diverse.

A mio parere in questa fase è importantissimo prendere sempre più contatto con la realtà pratica che si vive, concentrarsi sulle attività che si stanno facendo ed osservare i particolari delle cose, anche quelli più stupidi. E' importante per chi solitamente compie lavori di studio o prettamente mentali iniziare qualche attività pratica e manuale.


Il senso di colpa

Tra le tecniche di fuga più maledette esiste chiaramente il senso di colpa. La definisco chiaramente "fuga" perchè di questo si tratta. (almeno in questo contesto)

Ricordiamoci che la paura impulsiva/istintiva della quale abbiamo già parlato in altri capitoli ha come unico scopo quello di farci fuggire dalle relazioni in maniera più veloce possibile...
Quando però abbiamo deciso di opporci al nemico e di combattere, quest'ultimo sfodera una delle sue armi più potenti alle quali non è facile opporsi: il senso di colpa.

Quindi l'operazione mentale che si svolge in noi è questa:

provo difficoltà nella relazione --> individuo un meccanismo di natura ossessiva --> mi oppongo e resisto con le mie forze --> capisco che si tratta di una battaglia e non riesco a dare sicurezza al partner --> lo prendo in giro --> provo un profondo senso di colpa.

Quando abbiamo deciso di entrare in battaglia ci siamo dimenticati che non siamo da soli. Che la nostra battaglia viene giocata in terreni non solo strettamente personali. L'esito della nostra battaglia non conta solo per noi stessi....

Dove si poteva attaccare in maniera più efficace l'ossessione se non facendo leva sulla sensibilità verso il nostro partner, sulla paura di prenderlo in giro?? Ve lo dico io: nessuna. Il meccanismo è come un orologio svizzero: attacca sempre dove percepisce il nostro punto debole e non sbaglia mai. Siamo disposti ad accettare il rischio per noi stessi? Bene, allora ci risponde mettendo in gioco il rischio che inevitabilmente creiamo sul nostro partner.

Abbiamo passato il livello 1? Bene, ci presenta il livello 2....

Ci stupiamo? Direi di no...

Mi piace chiamarlo "Meccanismo del caso peggiore" e se osservate è sempre inesorabilmente così....

Attenzione, però. Guardate che il senso di colpa è molto di più che quello che ho scritto sopra. Non si ferma a rovinare soltanto la relazione che viviamo, ci fa vivere costantemente come se fossimo degli assassini anche quando non siamo con il nostro partner... Ci costringe ad uscire di notte, come ladri per non essere visti... ci tiene lontani dalle compagnie perché ci sentiamo indegni di averle... ci porta dritti verso la depressione.... ci distrugge anch'esso la nostra relazione.... se non siamo pronti ad affrontarlo di petto.


Cosa fare allora?

Niente...



Se lo conosci lo sopporti... nessuno è sicuro di nulla.... quante volte ho visto amici e persone di conoscenza portare i loro amori come esempio sul palmo della mano e poi con la prima brezza primaverile cadere come foglie in autunno....Mi spiace tanto, ovviamente, ma questo significa due cose:
-L'amore, le relazioni sono delle situazioni molto complesse per le quali le sicurezze sono sempre molto fragili...ci si mette in gioco maè sempre un rischio per tutti!
-Diffidate dagli esempi del tipo "primo della classe"; siamo tutti più o meno fragili in questo...

Ricordiamoci inoltre che non tutto dipende da noi... che la vita saprà risollevare tutti anche in caso di errore e che l'unico che non sbaglia mai è quello che fa il gioco della paura: rimane fermo.

Accettiamo anche i nostri possibili errori!! Anche noi non siamo perfetti, come tutti in questo mondo... Possiamo cadere e ferire, ma noi non siamo la nostra caduta e non siamo le ferite che inevitabilmente possiamo creare. Siamo molto di più!

Facciamo uscire il doc e tutti i suoi giochetti malefici dalla nostra vita; ADESSO!!!

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giovannalapazza
Inviato il: Martedì, 05-Lug-2011, 22:58
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sono colpita: grazie dell'impegno sei prezioso


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Crazy_Brain
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Non potevi dare una descrizione migliore del problema.
E' esattamente quello che ho fatto io! app.gif app.gif app.gif


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AAAAAAA serenità cercasi. Astenersi perditempo!
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teresina80
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dogma!!!!!!!!! MI HAI DESCRITTA ! TOTALMENTE! grazie....almeno so che se qualcuno mi descrive con tale chiarezza è tutto vero! ho il doc e allora posso SCONFIGGERE IL MIO DOLORE! PSICO smile.gif


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teresina80
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cosa aggiungi detto questo?credo che tu possa dare ottimi consigli.


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teresina80
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io sto cercando qua e la nel forum modi per uscirne e mi sto scrivendo un piccolo elenco CONSIGLI DOGMAH? unsure.gif


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DrowningLessons
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Innanzitutto, Teresina, la pazienza PSICO wink.png

Sono tutta occhi Dogmah... PSICO hug.gif
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teresina80
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PSICO wink.png C PROVO....


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teresina80
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PSICO hug.gif DOGMAH scusami...hai ragione, nn voglio metterti fretta, anzi grazie dal profondo del cuore . aspetterò , prenditi i tempi che ti servono.
io cmq sono una di quelle che vuole fare qualcosa. e purtroppo nn ho la possibilità di andare dalla terapeuta. ti abbraccio .


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giovannalapazza
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sei meraviglioso: un vero scrittore!

ma vi rendete conto quanti cani scrivono libri diventando ricchi sulle disgrazie altrui e questi nostri amici, lui zanji e tanti altri, generosamente mettono a disposizione di tutti queste meravigliose, utilissime, considerazioni, senza chiedere nulla in cambio wub.gif


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Crazy_Brain
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Mamma mia a volte mi spaventi per quanto sei preciso nella diagnosi!!! PSICO smile.gif Io mi ci ritrovo in pieno... Ora infatti sono nella fase di mettere in dubbio il fatto di avere il doc!
Ho riletto più e più volte il tuo mini manuale e mi sembra eccellente e soprattutto di grande aiuto! app.gif app.gif app.gif app.gif app.gif app.gif app.gif app.gif

Ps spero che il tuo opuscolo si conlcuda così "state tranquilli che se ne esce!" laugh.gif


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giovannalapazza
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QUOTE (teresina80 @ Giovedì, 07-Lug-2011, 13:02)
PSICO wink.png ottimo, bravo, complimenti.!!!!!! mi chiedo...ma quando una relazione nn è valida? bohhhhhhhhhhhh.

io e lui andiamo daccordo.
Amiamo fare le stesse cose ma anche cose diverse.
ci piace condividere pensieri e tempo insieme,
ci piace parlare e nn solo.... blush.gif
siamo amici oltre che coppia.
insomma...motivi validi nn esistono per nn essere una storia valida.
gli unici momenti in cui vivo male il rapporto è quando la mia mente comincia a fare i capricci con le solite domande. (amo nn amo?...è lui l'uomo per la vita? lo vorrei più così o colì...allora nn lo amooo!) e si va in crisi e si ricerca la motivazione da qualche parte anche nei ricordi...del perchè la storia nn è valida.
reso l'idea?
un bacino e grazie ancora dogmah!

non si compulsa in questa discussione, per favore teniamola pulita PSICO hug.gif


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teresina80
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QUOTE (giovannalapazza @ Giovedì, 07-Lug-2011, 13:29)
QUOTE (teresina80 @ Giovedì, 07-Lug-2011, 13:02)
PSICO wink.png ottimo, bravo, complimenti.!!!!!! mi chiedo...ma quando una relazione nn è valida? bohhhhhhhhhhhh.

io e lui andiamo daccordo.
Amiamo fare le stesse cose ma anche cose diverse.
ci piace condividere pensieri e tempo insieme,
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siamo amici oltre che coppia.
insomma...motivi validi nn esistono per nn essere una storia valida.
gli unici momenti in cui vivo male il rapporto è quando la mia mente comincia a fare i capricci con le solite domande. (amo nn amo?...è lui l'uomo per la vita? lo vorrei più così o colì...allora nn lo amooo!) e si va in crisi e si ricerca la motivazione da qualche parte anche nei ricordi...del perchè la storia nn è valida.
reso l'idea?
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giovanna...la mia nn era una compulsione era un esempio per sottolineare quello che diceva dogmah :

Attenzione!! Questa lista descrive abbastanza genericamente l'atteggiamento ossessivo. Questo non significa che per forza allora la relazione è valida! Non deve essere una rassicurazione, ma una presa di coscienza. Consapevoli che poi la bontà o meno della relazione la si gioca in un altro piano, una volta liberi da questo meccanismo invalidante!

comunque ho cancellato il mio post ..nn voglio inquinare nulla...portavo solo la mia esperienza come esempio, se è apparsa come una compulsione "inquinante" chiedo scusa.


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Io voglio farcela e non mi fermerò!!!!
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adelaide777
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Complimentoni Dogmah!!! quello che hai scritto mi piace molto!!!Credo aiuterà moltissime persone!!! PSICO hug.gif


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Crazy_Brain
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QUOTE (giovannalapazza @ Giovedì, 07-Lug-2011, 13:29)
QUOTE (teresina80 @ Giovedì, 07-Lug-2011, 13:02)
PSICO wink.png ottimo, bravo, complimenti.!!!!!! mi chiedo...ma quando una relazione nn è valida? bohhhhhhhhhhhh.

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gli unici momenti in cui vivo male il rapporto è quando la mia mente comincia a fare i capricci con le solite domande. (amo nn amo?...è lui l'uomo per la vita? lo vorrei più così o colì...allora nn lo amooo!) e si va in crisi e si ricerca la motivazione da qualche parte anche nei ricordi...del perchè la storia nn è valida.
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Volevo fare la stessa domanda... Ma ooops! Alllora evito! PSICO-asd.gif


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