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> Doc Da Relazione: Aiutatemi...., Richiesta di aiuto per il mio disturbo
 
Califa.bionda
Inviato il: Lunedì, 07-Ott-2019, 18:15
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Ciao a tutti, sono qui per condividere con voi la mia tremenda esperienza riguardante l’apatia e il DOC da relazione, ormai mio compagno di vita da ben 7 anni. Ho deciso di registrarmi al vostro forum perché, disperata dopo l’ennesima ricaduta, ho potuto constatare – naturalmente da una parte lieta e dall’altra con rammarico – problematiche molto simili alla mia e questo mi ha permesso di sentirmi meno sola.
Comincio con il dire che sono una ragazza di 30 anni che è cresciuta in un contesto familiare “particolare”. La mia famiglia infatti ha avuto un modo di amare molto diverso dalla maggior parte di quelle che mi capita spesso di conoscere appurandone – per lo meno in forma apparente – la normalità.
Mia madre con evidenti problemi di alcolismo, è sempre stata molto dura con me, fin dai miei primi anni di vita, imponendomi il suo modo di vedere le cose, che l’amore fosse austerità, severità, i sentimenti “sciocchezze per deboli” e distruggendo la mia autostima per qualsivoglia cosa, da quelle più futili alle più banali. Se a me piaceva il colore giallo automaticamente a suo avviso era una tinta orribile, se gradivo cimentarmi nella scrittura, le mie composizioni erano solo “banali stupidaggini a cui nessuno avrebbe badato” e via via discorrendo. Per lei sono sempre stata una disgrazia ed ancor oggi che ho un lavoro e vivo da sola non manca di mostrarmi il suo disprezzo.
Non so se ne è una conseguenza diretta o meno, ma proprio a causa di tal rapporto malato, che in cuor mio non ho mai accettato, chiedendo a me stessa di fare qualunque cosa pur di essere una buona figlia, arrivando a rinnegare me stessa per ricevere un briciolo d’amore, ho sempre avuto serissimi problemi con le relazioni sentimentali.
Tempo fa, quando economicamente potevo sostenere la spesa, fui in terapia con un analista il quale confermò i miei stessi sospetti, ossia che tendevo sempre a legarmi a uomini che mi maltrattavano assumendo lo stesso atteggiamento di mia madre. Come con lei infatti, anche da loro elemosinavo affetto nonostante ricevessi solo indifferenza o peggio ancora si approfittassero di me poiché fisicamente sono sempre stata considerata una donna attraente.
Ma veniamo al punto che tanto mi preme, per il quale sono qui innanzi a voi a mettere a nudo la mia anima, poiché questo disturbo condiziona in modo terribile la mia vita ed ogni mio giorno.
Dopo tante delusioni, uomini simili come suddetto a mia madre, mi capitò, 7 anni fa, di innamorarmi finalmente ricambiata senza il consueto “ma” che inevitabilmente faceva capolino dopo le prime settimane di sentimento sfrenato, di un ragazzo poco più grande di me, gentile educato e a modo. Passammo mesi meravigliosi insieme e per la prima volta nella mia vita mi sentii di toccare il cielo con un dito: niente più maltrattamenti, sfide il cui esito non poteva che essere il totale fallimento, fughe, pianti ed aspettative deluse. Ci vedevamo tutti i giorni, condividevamo tutto, quando una mia amica, senza rendersene conto, e proprio per questo non posso tutt’ora covare risentimento nei di lei confronti vista la totale buona fede, gettò le basi per quella che sarebbe stata la mia condanna.
Costei aveva una relazione di continui tira e molla con il proprio partner, e non passava giorno in cui non mi raccontasse dei dubbi ossessivi che nutriva nei suoi riguardi ogni qualvolta ritornassero insieme.
Inizialmente pensai semplicemente non fosse innamorata del suo lui, perché ripensavo al mio ragazzo e al mio sentimento spropositato nei suoi confronti, pertanto mi pareva impossibile che si potessero provare dei dubbi continui riguardo la persona con cui si stava costruendo il proprio avvenire. Fino al giorno in cui, io stessa iniziai a pormi la stessa domanda della mia amica. E da lì: l’inferno.
Il mio ex di allora essendo molto insicuro non tollerava che io ponessi al centro del mio mondo qualcuno di diverso da lui, temeva probabilmente di perdermi, o che mi stancassi della nostra storia, perciò desiderava vedermi tutti i giorni, che il nostro rapporto fosse simbiotico al 100%.
Un giorno, mentre ero risentita di questo suo eccessivo modo di “controllarmi” chiesi a me stessa: “ma se questa persona mettiamo caso, un giorno non la volessi più, come faccio a togliermela di torno?”. Ancora oggi ricordo le sensazioni atroci che provai e di cui non riuscii mai più a liberarmi. Come è tipico, questa fu la goccia di uno tsunami che travolse tutto.
“come posso pensare una cosa così orribile?” “Ma allora…allora se penso questo io non lo amo… e se non lo amo… che ci sto a fare? E perché ci sto?” insomma.. solo chi soffre di questo maledetto mostro può capire bene a cosa mi riferisco. Naturalmente chi ha avuto la fortuna di non sperimentare mai sulla propria pelle questo inferno non è assolutamente in grado di intendere cosa significhi conviverci giorno dopo giorno, ed anzi, inconsapevolmente lo nutre e lo rafforza con frasi del tipo:
“Beh non mi è mai successo..” “ Io col mio ragazzo non mi sono mai posta una domanda simile evidentemente dentro di te sai che non lo ami ma non lo vuoi ammettere a te stessa”.

Piombai nel più totale sconforto. La sua presenza anziché migliorare la mia condizione la peggiorava giorno dopo giorno.. e i sensi di colpa aumentavano a dismisura. Iniziai a non godere più del nostro tempo insieme, a non programmare più nulla, a colpevolizzare me stessa oltre ogni modo quando mi portava un fiore e mi guardava con occhi languidi che sembrava dicessero “perché mi stai facendo questo?Cosa ho sbagliato?”.
L’ansia terribile di cui ormai ero preda sconfinò in un inferno forse ancora peggiore: l’apatia. Mi sentii come se qualcuno avesse spento l’interruttore delle mie emozioni e dentro di me fosse calato il buio totale. Arrivai a pregare addirittura di provare del dolore, pur di avvertire qualcosa: di essere ancora viva. A ciò si aggiunse il senso di solitudine totale nel non trovare nessuno che conoscesse quello stato d’animo e potesse aiutarmi: per tutti io ero la cattiva che aveva abbandonato il bravo ragazzo dopo ch’egli mi aveva dato tutto trattandomi come una principessa. Quella che lo aveva illuso, usato ed ora cercava di svignarsela perché non “aveva più nulla da spremere”. Mentre io soffrivo enormemente lottando con mostri che non sapevo nemmeno che forma avessero.
Il ragazzo non fu diverso da costoro ed infatti la nostra storia finì malissimo. Da quel momento credo di non essere mai più stata la stessa di prima. L’apatia torna a trovarmi e se è generosa, mi offre la propria compagnia per qualche mese, se invece è particolarmente aggressiva, come nel 2014, anche di anni.. tanto da indurmi ed ad indurre il mio analista alla cura farmacologica a base di CYMBALTA (re captatore di serotonina).

Dopo questo incubo, non appena la suddetta apatia mi lasciò libera dal suo abbraccio mi gettai in storie ancora peggiori di quelle antecedenti al ragazzo da cui tutto ebbe inzio: amori da film, uomini bestie, ragazzini, separati con figli, insomma un concentrato di letame. Ogni volta in cui lui pareva offrirmi qualcosa di più ai ruoli sadico/crocerossina o viceversa zerbino/sadica iniziava a farsi largo dentro di me il mostro del dubbio ossessivo e fuggivo a gambe levate, per poi mangiarmi le mani una volta compreso di aver perso una persona di valore.
Ad oggi, sto con un uomo, il quale è meraviglioso.. dolce, comprensivo, che non mi fa mancare nulla: ma riecco i dubbi, le ansie, l’apatia, le nausee, il tremolio, il cuore che batte all’impazzata non appena penso a noi e al “ ma mi piace sul serio? Cosa provo quando stiamo insieme?” e la risposta che continuo a darmi è “non sento nulla.” “perché allora continuo?” “mi piace abbastanza?” “ieri abbiamo fatto l’amore, è stato bello?” .
Mi giro ed osservo le altre coppie chiedendomi “ come fanno a non provare dubbi sulla propria storia?” “come fanno ad amarsi?” “si ameranno sul serio?” “perché io con lui non mi sento così?”.
Disperata, finalmente trovai un articolo che dava un nome al mio mostro e già solo per quello mi sentii sollevata: DOC DA RELAZIONE. Lessi con attenzione ogni singola riga, in più pagine web che discorrevano a riguardo ed io, rientro in ogni SINGOLO sintomo.
Questa volta ne ho parlato al mio attuale fidanzato da subito, ed egli si mostra molto comprensivo ma sappiamo bene amici, che dall’altra parte la comprensione non può durare per sempre. Non si può pretendere che qualcuno accetti il nostro non dare sicurezza mai, per tutta la vita. E nel mentre ansia/apatia/angosce mi divorano.

Non ce la faccio più.

Alcuni ed anche l’articolo che finalmente ha dato un nome di battesimo al mio demone, sostengono che paradossalmente è proprio quando si tiene fortemente ad una persona che il DOC fa il proprio ingresso per divorare la cellula di un rapporto sano. Ed in effetti, guardandomi indietro, quando di una persona non mi importava granchè, non sentivo nessun sintomo, semplicemente indifferenza priva di qualsiasi senso di colpa.
Ho bisogno di aiuto…. Non posso permettermi le cure di uno specialista dal momento che il mio stipendio non è sufficiente .. e vi assicuro che non si tratta di rinunciare a qualcosa, bensì di amara realtà: vivo da sola (unico modo per distaccarmi dal rapporto malato con mia madre il cui alcolismo peggiora ogni giorno di più) ed ho un lavoro part-time, pertanto solo con affitto e cibo di sostentamento rimango senza soldi.
Vorrei poterne parlare con voi, certa finalmente di essere capita.. non voglio perdere di nuovo una persona che mi vuole bene, perché questo demonio, questo maledetto mostro, non mi permette di concedermi di amare.
Ho passato due giorni dal mio lui (siamo distanti, io Torino lui Verona) e non riesco a godermi i momenti insieme..mi sembra di essere tornata indietro di 7 anni orsono, ma, una volta per tutte, voglio AFFRONTARE questo schifo, perché, altrimenti, sarò destinata a scappare per tutta la vita.
Qualcuno di voi ha avuto esperienze similari? Ne è uscito? Grazie di cuore a chi vorrà leggere questa mia richiesta di aiuto….
Non ho più speranze.
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turzillo
Inviato il: Martedì, 08-Ott-2019, 12:13
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Ciao cara..innanzitutto mi dispiace per quello che stai vivendo ma il consiglio che posso darti è di andare da uno specialista!
Probabilmente soffri anche tu di doc e senza aiuta si ripresenterà sempre!
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Califa.bionda
Inviato il: Martedì, 08-Ott-2019, 15:04
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Grazie per la tua risposta.. come è possibile se non si hanno i soldi per curarsi..? Io non so più che cosa fare, ti giuro. Oggi poi la crisi è acutissima tanto da essere costretta a prendere il Lexotan altrimenti non sarei potuta nemmeno recarmi a lavoro..
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Darschy
Inviato il: Martedì, 08-Ott-2019, 16:39
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°_°
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Ci sono gli psicologi dell'asl!....o anche psicologi che fanno prezzi calmierati, per casi particolari. O i centri di salute mentale.
Ovvio l'efficienza non è il massimo, ma magari è meglio di niente.

Ma tutta sta dipendenza da uomini?

….hai mai pensato di stare un po' da sola? In generale, dico. Ci sono donne (e uomini, ovviamente) che non sanno stare sole e si buttano in relazioni disfunzionali di continuo….il segreto a volte non è trovare "l'uomo giusto" ma imparare a stare soli, a capire che si vale anche da soli e non è necessario un partner per essere realizzati e felici PSICO smile.gif

Ora goditi questa storia, che ti fa stare bene. Ma goditela come se non fosse "l'unica cosa che conta" ...impara a costruire altro, a costruirti indipendentemente dall'uomo che hai al tuo fianco….paradossalmente starai meglio anche con lui


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La strada dell'eccesso conduce al palazzo della saggezza
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Califa.bionda
Inviato il: Martedì, 08-Ott-2019, 17:10
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Utente Nr.: 19.548
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Ciao, grazie di cuore anche a te per avermi letta fino in fondo ed avermi risposto.. sì ammetto che quello delle relazioni è sempre stato il mio tarlo fisso.. ma ho passato anche periodi molto molto lunghi da sola, soprattutto visto che con questo problema non riesco a godermi i rapporti più di qualche mese.. diciamo che se sono qui per esporre il mio problema è per non rischiare di perdere una persona che a mio avviso vale la pena tenere al proprio fianco... ma è difficile.. molto.....

vorrei semplicemente la normalità di vivermi le cose così come vengono senza autodistruggermi anche a livello somatico con questo mostro interno..
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