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> The Imp Of The Mind, libro di Baer
 
giovannalapazza
Inviato il: Mercoledì, 06-Feb-2013, 17:57
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Un qualcosa di molto lontano nel tempo che vagamente somiglia a questo "Spirito di Perversità" (la curiosità tipica dell'uomo, quella sua incapacità di fermare un pensiero, una cosa, maggiormente quando questa è proibita) è il mito greco di Pandora: nell'offrire tutti quei doni a Pandora, gli dei dell'Olimpo le avevano dato appunto un vaso, un contenitore, mettendola però in guardia sul fatto che non avrebbe mai dovuto aprirlo.


Ma, inevitabilmente, è proprio questa curiosità (alimentata proprio dal divieto e dalla proibizione) che domina Pandora, essa ha avuto il sopravvento e così lei non ha resistito ed ha aperto il misterioso vaso, dal quale sono volate via, diffondendosi per il mondo, innumerevoli mali, piaghe e dispiaceri per gli uomini.
Presa dal terrore, Pandora ha cercato di chiudere immediatamente il vaso, ma solo la Speranza, l'ultima a morire, è rimasta dentro a confortare l'umanità dai nuovi mali.

In maniera non dissimile, secondo la tradizione giudaico-cristiana, è la storia narrata dalla Bibbia riguardante Eva nel Giardino dell'Eden e il serpente, qui rappresentazione di Satana.

Eva, come Pandora, incarna questo "Spirito di Perversità" (curiosità, gusto x il proibito, più una cosa ci dicono che è proibita più noi se non c'avevamo fatto un pensierino ora ce lo facciamo!)

Appena Dio mette in guardia Adamo ed Eva del fatto che, in tutto il Giardino, c'è solo un albero i cui frutti loro non devono pensare nemmeno x un attimo di mangiare, ecco che, ancora una volta, come nel mito di Pandora, inevitabilmente l'ordine viene trasgredito e i mali si diffondono per
l'umanità.

Il Dr. Ian Osborne, uno psichiatra dello Stato della Pennsylvania, autore di un libro straordinario

"Pensieri che angosciano e Segreti Rituali", recentemente ha portato alla luce due esempi di Spirito di Perversità, che appartengono al passato.
Per prima cosa, c'è stato il caso di una donna del XVI secolo che ha ammesso di aver avuto pensieri diabolici mentre teneva in braccio i propri bambini o era accanto a suo marito, ed ha seriamente rischiato di essere arsa viva per aver ammesso di avere simili pensieri.

Questa povera donna si è, suo malgrado, trovata a vivere in un periodo storico in cui questo Spirito della Perversità veniva interpretato, non metaforicamente parlando ma proprio in senso letterale, come un chiaro esempio di possessione demoniaca.

E' stato solo grazie all'intervento di una parte dei membri di questa giuria, più moderata, più comprensiva, che ha riconosciuto il significato di questi pensieri intrusivi che hanno colpito una donna buona e dall'indole un pò triste, malinconica, che lei è riuscita a cavarsela per un pelo, evitando di venire arsa per espellere il Demonio che si credeva albergasse in lei.

Più vicino alla nostra epoca, nel XVIII secolo, c'è il caso della Santa Patrona della Francia, Teresa di Lisieux, la quale ricevette una lettera di sua cugina in cui quest'ultima le confidava di essere tormentata da terribili ossessioni sessuali e richiedeva l'aiuto della Santa.
E il Dr. Osborne ritiene che la Santa stessa fosse a sua volta ossessionata dal momento che ha replicato alla cugina, cercando di rassicurarla, in questo modo : "Tu non hai commesso
assolutamente alcun peccato. Conosco molto bene questo genere di ossessioni e ti posso assicurare che non hai proprio nulla da temere.....Noi dobbiamo ignorare tutte queste tentazioni, questi tranelli
della mente, e non prestare ad essi alcun tipo di attenzione....Non prestiamo ascolto al Diavolo.

Canzoniamolo!"

Ancora una volta, questo "spiritello" è considerato una sorta di demonietto, Teresa lo affronta considerandolo solo una seccatura e lo combatte con un atteggiamento canzonatorio.

Nessuno dovrà mai esserne terrorizzato.

Come lo spiritello seleziona i suoi pensieri:

Un principio empirico molto utile che ho sviluppato parlando con centinaio di pazienti con “cattivi pensieri” è: Lo spiritello della perversità cercherà di tormentarti con pensieri relativi a qualsiasi cosa tu consideri la più inappropriata o orribile cosa che tu possa fare.

A supporto di questo punto, tutti i miei pazienti, i cui pensieri sono riassunti sotto, e che ritroverete

nel proseguio in altri capitoli, mi hanno detto che i loro cattivi pensieri erano perfettamente centrati
su qualsiasi cosa lui o lei ritenessero la più inappropriata, orribile e vergognosa cosa che essi potessero fare o pensare:
• L’uomo che pensava di aver ucciso qualcuno con la macchina,
• La donna che temeva di poter gettare il nipotino da un ponte,
• La neo mamma che temeva di voler avvelenare il suo bambino,
• L’insegnate che temeva che avrebbe ucciso i suoi studenti,
• Il dottore che era terrorizzato dal poter mutilare i bambini col bisturi,
• Il prete che era angosciato dal fissarsi sulle parti intime delle donne,
• La donna tormentata dall’idea di avere rapporti sessuali lesbici con la sorella,
• L’uomo che temeva di aver avuto rapporti sessuali con gente che passava per strada,
• L’uomo che temeva che di poter pugnalare i bambino con un coltello,
• L’uomo che temeva di voler fare sesso con gli animali,
• La suora che pensava che sarebbe stata dannata in eterno per aver avuto pensieri impuri,
• La donna che temeva di andare a dormire perché il diavolo l’avrebbe presa dal suo letto per i suoi pensieri sessuali.


Può la cosa che noi riteniamo la peggiore possibile cambiare col tempo? Certo! Ed un più stretta analisi al caso di Isaac ce lo dimostra chiaramente.

A seguito di una più accurata analisi sono venuto a conoscenza del fatto che lo spiritello aveva attaccato Isaac su altri aspetti nei periodi precedenti della sua vita.

Quando era adolescente, nonostante fosse eterosessuale, la peggiore cosa che Isaac pensava potesse capitargli fosse di essere gay, che avrebbe causato sfiancanti prese in giro dai suoi compagni di classe.
E’ su questo che lo spiritello iniziò a tormentare Isaac.
Magari lui stava osservando una sua
attraente compagna di classe e si sentiva piacevolmente eccitato: ma lo spiritello lo indusse a pensare che in realtà era il ragazzo seduto accanto alla ragazza quello dai cui Isaac era realmente attratto.



Da quel momento, ogni volta che egli incontrava un ragazzo attraente a scuole, per strada o in palestra, si ritrovava a scannerizzare il proprio corpo per trovare la certezza di non esserne sessualmente attratto.


“Sarà mica questa sensazione la prima avvisagli di una erezione?” si chiedeva.
Ovviamente, il semplice fatto di focalizzarsi su quell’area del suo corpo, la sensibilizzava, e lui considerava quella sensazione sufficiente a convincerlo di essere omosessuale.


Poteva così tornare a casa e giacere nel suo letto, avendo anche pensieri suicidi, certo che i suoi compagni di classe presto avrebbero scoperto la verità ed iniziato a prenderlo in giro senza pietà.

Ma dopo un anno o due di questo tormento, successe una cosa incredibile: Isaac si rese conto di avere diversi amici gay e che essere presi in giro per questo non era poi tutta questa tragedia, e siccome l’essere gay non era più la cosa che egli riteneva la più terribile che potesse accadergli, lo spiritello cambiò il suo piano di attacco: era giunto il momento di tormentare Isaac con un altro cattivo pensiero.


A quel punto della sua vita, Isaac era uno studente di college progressista e liberale, la cosa peggiore che poteva pensare di essere, era di essere un razzista così adesso, nel momento in cui vedeva un afro-americano venirgli incontro lungo al strada, sentiva l’irrefrenabile impulso di urlargli “Negro!”.
Nonostante fosse in grado di impedirsi di farlo effettivamente, il pensiero rimaneva nella sua testa, tormentandolo.

Leva forse dire che, in fondo, lui era un razzista? Non ci voleva credere, ma forse era vero. Odiava quei pensieri, che durarono un paio di anni.
Finalmente, un giorno, Isaac si rese conto di non essere effettivamente un razzista e quei pensieri non sembravano più reali, fino a che sparirono del tutto. Ma Lo spiritello della perversità non aveva ancora finito con Isaac.

A quel punto della sua vita, chiunque facesse sesso con animale era considerato da lui la più bassa forma di vita, degno di qualsiasi disprezzo, ed ovviamente, è lì che lo spiritello lo colpì. E’ così chel’ossessione che lo aveva portato alla nostra Clinica.

E sembrava la peggiore di tutte. Finora, l’unica cosa che gli sembrava sicura era semplicemente rimanere nella sua casa e non avere altra scelta. Lo spiritello aveva quasi battuto Isaac.
Fortunatamente, egli fu in grado di cambiare le carte in tavola, malo vedremo nel preseguio della nostra storia.

Soppressione del pensiero

Per alcune persone, il modo in cui reagiscono allo spirito della perversità può concorrere a renderequesti pensieri intrusivi di rilevanza clinica e quindi necessitanti di un trattamento.

Ad esempio, Padre Jack, un rete sul finire della cinquantina, è giunto presso la nostra clinica alcuni anni fa per chiedere aiuto riguardo ad alcune sconvenienti ossessioni sessuali che hanno davvero rischiato di distruggere la sua carriera e la sua vita privata.

Per lui, la cosa più terribile che avrebbe mai potuto immaginare sarebbe stata quella di fissare le parti intime di una giovane donna.

Naturalmente, come al solito, il suo personale spirito di perversità ha deciso di tormentare quest'uomo proprio sul punto in cui era maggiormente vulnerabile.
Nel notare una giovane ed attraente ragazza camminare su e giù per la città o nel fermarsi a dialogare a tu per tu con una giovane frequentatrice della parrocchia, il prete iniziava ad avere dei pensieri e sentiva l'impulso a fissare le natiche, il seno e gli organi genitali.

Via via negli anni ha tentato disperatamente di combattere queste ossessioni con tutta la sua forza,
ma sempre con scarsi risultati.

Così finalmente si è rivolto alla nostra clinica per ricevere un trattamento.

Questi sono alcuni stralci della storia che lui mi ha raccontato.

A dispetto di tutti i suoi tentativi, il prete si è scoperto, una volta, a fissare il seno della donna che camminava dirimpetto a lui per strada.

Ha cercato di distogliere lo sguardo, ma come al solito, più si sforzava di farlo più otteneva l'effetto contrario, finendo con il fissare ancora di più il seno, man mano che quella ragazza gli si avvicinava.

Finalmente lui, per un attimo, è riuscito ad allontanare lo sguardo ma non appena la donna l'ha sorpassato, egli, contro la sua volontà, si è voltato indietro per fissare le curve formose della ragazza in questione.

Egli pregava dentro di sè che nessuna persona avesse assistito a questa scena, che nessuno avesse notato il suo comportamento sconveniente. Ma davvero (si chiedeva) non è stato notato mentre fissava la donna? Se la gente lo avesse visto che cosa avrebbe pensato di lui? Un uomo di Dio che si
mangia letteralmente con gli occhi una sconosciuta per strada, guardandole le parti intime?

Avrebbero pensato che fosse un pervertito o uno stupratore?
Ha continuato ad andare avanti, prendendo la drastica soluzione di focalizzare lo sguardo solo sul pavimento.

Così è arrivato presso il mio Ospedale, per discutere con me di questi pensieri intrusivi che lo hanno
afflitto così tanto.

"E' la soluzione migliore" ha pensato "se cammino con lo sguardo abbassato andrà tutto bene".

Questa soluzione ha funzionato per qualche isolato, fino a quando lui ha di nuovo alzato lo sguardo
e si è ritrovato a fissare un'altra giovane donna, e precisamente ha preso a fissarla tra il seno e le
parti intime.

A questo punto l'immagine di avere un rapporto sessuale con lei ha completamente invaso la sua mente, lasciandolo con sensi di colpa e disgusto verso se stesso.

A dispetto di tutti i suoi sforzi, ancora una volta è tornato a fissarla e si è accorto che anche lei, a sua volta, se n'era accorta.

La donna, si chiedeva, avrebbe ora chiamato la polizia? Sarebbe scappata? Se solo fosse riuscito a fuggire da lei! Ma non ci riusciva: era completamente preso, coinvolto, si sentiva forzato a fissare le
parti intime della donna.

Facendo appello a tutti i suoi sforzi, egli è riuscito a resistere a quell'attrazione e all'impulso di
guardarla ancora.
Altri due isolati e sarebbe stato salvo, nel mio studio, e avrebbe potuto confidarsi con qualcuno.
Padre Jack mi ha detto che ha provato a soffocare tali pensieri, in passato, bevendo.

Ma dal momento che ciò richiedeva dosi sempre più massicce di alcool ha dovuto smettere di bere
qualche anno fa.

Oramai però non riusciva più a difendersi di fronte a tali pensieri, non aveva più armi.

A volte si
chiedeva "Forse è il diavolo che si prende gioco di me?". A volte lui si è davvero convinto di ciò.
Chi altro se non il demonio avrebbe potuto provocargli pensieri e sensazioni così forti?

Era solo un ragazzino quando le prime ossessioni hanno fatto la loro comparsa.
Quando lui si è confidato con un suo superiore riguardo ad esse, quest'ultimo gli ha risposto che
sarebbero scomparse da sole con il tempo, bastava solo avere un pò di pazienza.
Solo che così non è stato.

Non si trattava tanto di venir meno al voto di castità, egli era sicuro di poterlo mantenere.

Piuttosto si trattava unicamente di pensieri, immagini intrusive che gli venivano in continuazione in
mente, e di quell'impulso irrazionale di non riuscire a fare a meno di fissare le parti intime delle
donne.

Ciò che più di ogni altra cosa lo spaventava, ciò che veramente lo disgustava, era il non riuscire a
capire Perché aveva questi pensieri, questi impulsi così forti.

Nessuno tra coloro che lo hanno visto officiare durante una cerimonia ha mai potuto intuire i
tormenti mentali di quest'uomo.

Sebbene lui avesse fatto voto di castità, la sua mente si rifiutava di collaborare.
Finalmente un giorno è riuscito a confidarsi con un parrocchiano riguardo a questi pensieri e a
queste immagini che, involontariamente e con forza, lo assalivano ogniqualvolta si trovava a vedere
una donna attraente per strada o in Chiesa
Ma presto si pentì di averlo fatto.

Ricevette una chiamata da un suo superiore, che gli raccontò di una lamentela ricevuta da un
parrocchiano.
In pratica, il parrocchiano aveva fatto presente che in realtà il prete poteva essere un uomo
pericoloso.

Ma questo si rivelò provvidenziale Perché il suo superiore, ascoltati i pensieri intrusivi di Padre
Jack, lo convinse a chiedere aiuto, a ricevere un trattamento presso la nostra clinica.

Padre Jack è stato invitato, nella nostra clinica, a partecipare ad una ricerca sui farmaci da utilizzare
proprio nella cura del disturbo ossessivo-compulsivo.

Gli è stato così spiegato che avrebbe avuto il 50% delle possibilità di ricevere o un farmaco vero e
proprio o una preparazione inerte, a base di zucchero (un placebo).

Al termine del nostro incontro, non appena gli ho consegnato la bottiglietta di pillole che gli era
stata assegnata a caso dal computer, egli mi ha fatto una domanda che mi ha preso in contropiede.

Lui mi ha detto che aveva letto il mio libro e altri testi che parlavano del modo in cui trattare il
disturbo, e ora voleva una conferma del fatto che avesse compreso tutto correttamente: "Era vero
che la soluzione migliore consisteva nel non resistere alle ossessioni e addirittura esporsi
volontariamente ad esse anziché evitarle?".

La difficoltà nel rispondergli per me consisteva nel fatto che non mi era consentito (a causa del fatto
che nello studio ognuno svolgeva il proprio ruolo) dare a nessuno istruzioni riguardo la terapia
comportamentale di questi sintomi (dal momento che la terapia comportamentale è il trattamento
preferito, indubbiamente ha degli effetti migliori, contro le ossessioni e le compulsioni e avrebbe
potuto invalidare i risultati della ricerca farmacologica).

Tuttavia, mi sono sentito obbligato per correttezza a rispondergli e a fargli capire che in effetti i
principi che stanno alla base della terapia comportamentale sono corretti - sebbene non sono stato in
grado di dargli nessun aiuto specifico riguardo a tali tecniche mentre gli studi sui farmaci erano
ancora in corso.
(praticamente, questa ricerca non poteva essere inficiata dal trattamento terapeutico, in quanto era
mirata ad appurare il successo unicamente dei farmaci).
Quando Padre Jack è tornato per la sua consueta visita, prima settimanale e poi bisettimanale, sono
stato felice di apprendere che stava molto meglio.

Apparentemente i medicinali avevano iniziato a funzionare e lui stesso mi ha confidato che non
aveva più bisogno di combattere contro queste ossessioni o di evitare di incontrare donne
affascinanti per le strade di Boston, dal momento che questi pensieri gli passavano rapidamente per
la mente e, così come erano venuti, andavano via.

Al termine di questa ricerca in cui egli era coinvolto, durata 3 mesi, quando ho valutato i sintomi di
Padre Jack usando la scala di Yale-Brown, entrambi siamo rimasti piacevolmente colpiti dal fatto
che egli era stata la prima persona in tutte le nnostre ricerche sui farmaci a quel tempo ad aver
raggiunto un punteggio di zero sintomi.

Padre Jack è ritornato a cerimoniare nella sua parrocchia e solo dopo, in seguito ad un controllo,
entrambi abbiamo appreso che gli erano stati assegnati delle preparazioni a base di zucchero (effetto
placebo!) durante la ricerca.

Con mia sorpresa, Padre Jack non si è lasciato sconvolgere affatto da questa notizia, lui mi ha
confidato di avere già sospettato che il suo successo fosse in larghissima parte dovuto alla sua ferma
decisione, maturata dopo il nostro primo incontro, di sforzarsi di applicare quanto più possibile i
principi che stanno alla base della teoria comportamentale che io avevo già spiegato nel mio libro.

Esponendosi, consentendo a se stesso di guardare ciò che voleva guardare, lasciando liberi i pensieri
di circolare nella sua mente, senza trattenerli, etichettandoli come null' altro che semplici pensieri,
egli è riuscito a curare da solo le sue ossessioni

Durante altri incontri, ho spiegato a Padre Jack le solide basi scientifiche di quella che è stata la sua
esperienza.
Essa è chiamata l' effetto della "soppressione del pensiero" ed è stata introdotta dallo psicologo
Daniel Wegner e viene spiegata molto bene nel suo ottimo libro "Orsi bianchi e altri pensieri
automatici".
Alcuni studenti di un college sono stati invitati a sforzarsi di non pensare a degli orsi bianchi
durante l'esperimento.

Non c'è bisogno di aggiungere che la maggior parte degli studenti hanno avuto delle difficoltà
nell'evitare di pensare a degli orsi bianchi, malgrado tutti i loro sforzi.

Quello che è più interessante notare è che c'è stato un effetto "di rimbalzo".
Più si sforzavano di non pensare agli orsi bianchi più questo pensiero assaliva la loro mente molto
più che se fosse stato chiesto loro di pensarci.


Questo meccanismo, senza ombra di dubbio, è stato una parte del problema di Padre Jack. Più lui si
sforzava di combattere l'impulso a fissare delle donne attraenti più egli si sentiva costretto a fissarne
le parti intime. Questo l'ha portato ad evitare tutte quelle strade dove potenzialmente avrebbe potuto
vedere delle donne attraenti e, come spiegherò più tardi, è proprio questo evitamento a rinforzare
tutte le paure.


--------------------
See me
Se ti senti triste vai qui: http://vibrisse.tumblr.com/


Women and cats will do as they please, and men and dogs should relax and get used to the idea


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giovannalapazza
Inviato il: Giovedì, 07-Feb-2013, 12:30
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Cosa ci spinge a sopprimere i cattivi pensieri?
Molti covano, ma pochi lo ammettono, il vago sospetto che in profondità, sotto sotto, ciascuno di noi sia in realtà un'altra persona, con un lato molto più cupo ed oscuro di quello rassicurante e civile che siamo soliti mostrare a coloro che ci circondano.

Alcune persone, quando lo spirito di perversità fa la sua comparsa e si rendono conto che stanno per essere assillati da cattivi pensieri, interpretano questi stessi pensieri come il segnale del risveglio di parte "diabolica", "perversa", insita in loro stessi.


Una descrizione classica, letteraria, di questa paura diventata realtà ci viene dal romanzo di Robert Louis Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.
Verso la fine del romanzo, nel confessare i suoi ignobili esperimenti ai suoi amici, Dr. Jekyll scrive:"Nella fattispecie, fui indotto a profonde e inveterate riflessioni su quella dura legge della vita, che sta alla radice della religione ed è una delle più notevoli fonti di dolore.

Pur così profondamente doppiogiochista, non ero in nessun modo un ipocrita; entrambi i miei due lati erano in perfetta buona fede; io ero sempre me stesso, sia che mettessi da parte ogni ritegno e sprofondassi nella vergogna, sia che mi adoperassi, alla luce del giorno, a promuovere la scienza o ad alleviare dolori e sofferenze. E avvenne che la direzione dei miei studi scientifici, interamente rivolti al mistico e al trascendentale, si ribellasse e gettasse una viva luce su questa coscienza della perenne lotta fra le mie componenti.

Così, di giorno in giorno, e con entrambe le facce, morale e intellettuale, del mio essere senziente, sempre più mi avvicinavo a quella verità, la cui parziale
scoperta mi ha condannato a un così orribile naufragio: che l'uomo non è uno, in verità, ma due.

Dico due, perché lo stadio della mia conoscenza non va oltre questo punto.

Altri verranno, altri su questa stessa strada mi supereranno; e io arrischio l'ipotesi che l'uomo verrà infine riconosciuto non altrimenti che come comunità dei più svariati, discordi e indipendenti membri.

Io, da parte mia, per la natura della mia vita, ho progredito infallibilmente in una direzione, e in quella soltanto. Fu dal lato morale, e sulla mia stessa persona, che imparai a riconoscere la profonda e fondamentale dualità dell'uomo; mi accorsi che, delle due nature in lizza nel campo della mia coscienza, anche se potevo a buon diritto dire di essere l'una e l'altra, cosa che era dovuta soltanto al fatto di essere ambedue radicalmente; e fin dagli inizi, prima ancora che il corso delle mie scoperte scientifiche avesse cominciato a suggerirmi la più concreta possibilità di un simile miracolo, avevo imparato a
vagheggiare, con la predilezione di un sogno a occhi aperti, l'idea della separazione di quegli elementi.

Se ciascuno di essi, mi dicevo, potesse solo essere collocato in identità separate, la vita sarebbe alleviata di tutto quanto ha d'insopportabile: il malvagio se ne andrebbe per la sua strada,liberato dalle aspirazioni e dai rimorsi del gemello più virtuoso; e il giusto potrebbe progredire con
costanza e sicurezza lungo il suo sentiero in salita, compiendo le buone cose in cui trova il suo
piacere, e non più esposto all'ignominia e alla penitenza a causa di quel male che gli è estraneo.

Era la maledizione del genere umano che simili incongrui sviluppi fossero tanto vincolati, che nel grembo tormentato della coscienza quei gemelli antitetici dovessero scontrarsi continuamente.
Come fare, dunque, a dissociarli?"

E' una cosa molto triste ma alcuni dei miei pazienti, durante le prime manifestazioni di pensieri dal contenuto violento, sessuale o blasfemo, ritengono che in loro, in profondità, ci sia davvero qualcosa che non va - esattamente come lo spietato Mr. Hyde vive all'interno del Dr. Jekyll e aspetta
solo di essere portato alla luce- ritengono di essere davvero un diabolico omicida o un molestatore, ritengono che quella sia davvero la loro reale natura, e i pensieri non siano altro che un presagio di questa stessa loro natura.


Per i pazienti che giungono a siffatte conclusioni, la soppressione del pensiero appare davvero l'unica, logica, soluzione, Perché, nella loro mente, ritengono di dover bloccare tutti i tentativi di questa loro seconda diabolica natura che sta cercando di uscire fuori allo scoperto, di imporsi alla parte cosciente.

Quello che è ancor più triste è che, come ora capiremo, questo comportamento non fa altro che peggiorare la loro situazione (così come è sbagliato, ad esempio, compiere tentativi disperati di sopprimere i pensieri facendo uso di alcool o droghe varie).



Di conseguenza, un'altra regola empirica, utile per domare i cattivi pensieri è la seguente:
Questi cattivi pensieri non significano assolutamente che voi abbiate davvero una natura diabolica e la soppressione volontaria, il tentare volontariamente di bloccarli, non fa altro che rafforzarli.

Un esempio tangibile di come si possano ottenere risultati completamente diversi semplicemente cambiando prospettiva, ci viene dalla reazione ai propri pensieri negativi da parte di Padre Jack e del Presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter.

Mentre Padre Jack ha guardato ai suoi pensieri e ai suoi impulsi intrusivi di natura sessuale come ad un qualcosa di diabolico e di vergognoso, e di conseguenza ha sentito il bisogno di sopprimerli a tutti i costi, Jimmy Carter ha guardato ai suoi pensieri in maniera completamente differente.

In una famosa intervista rilasciata alla rivista Playboy, a Carter è stato domandato se le sue forti
credenze religiose avrebbero fatto di lui un presidente rigido e inflessibile.
Questa è stata la sua risposta:
"Ho guardato molte donne con desiderio. Nel mio cuore più volte ho commesso un adulterio. Ma
questo rientra in quella categoria di cose che Dio ha previsto che io potessi fare - e infatti l'ho fatto -
e mi ha perdonato per questo. Ma ciò non significa che io condanni qualcuno che non solo si è
limitato a desiderare ardentemente una donna ma che è arrivato addirittura a lasciare sua moglie per
andare a convivere con un'altra. Cristo dice, "non considerarti migliore di qualcun'altro", sia nel
caso in cui quel qualcun altro ha avuto delle storie con un sacco di donne sia che invece sia rimasto
fedele a sua moglie".

Questo era Carter, un uomo profondamente religioso, è stato anche un insegnante di scuola, che ha
tranquillamente ammesso di aver avuto dei pensieri sessuali inappropriati in momenti inappropriati
e che ha ammesso di essere venuto meno ad uno dei dieci comandamenti.
Egli non ha mai considerato questi suoi pensieri come motivo di vergogna, o come qualcosa per cui
Dio potrebbe mai punirlo.
La conseguenza è stata che lui non li ha soppressi nè ha mai evitato situazioni che avrebbero potuto
scatenaglierli.
Avesse sofferto di una qualche forma di depressione o di disturbo ossessivo compulsivo gli effetti di
questi cattivi pensieri nella sua vita, e nella storia degli Stati Uniti d'America, sarebbero stati
completamenti diversi.


CAPITOLO SECONDO

Pensieri intrusivi di far del male ai bambini
Per molte neo mamme la cosa più orribile, il pensiero più atroce che possono provare riguarda il far
del male al proprio bimbo appena nato, del resto coloro che uccidono i bambini vengono rinchiusi
in un braccio carcerario apposito, quello che ospita i criminali che si sono macchiati dei delitti più
turpi nella nostra società.
Non deve sorprendere, pertanto, il fatto che questo Spirito di Perversità si diverte ad assillare
proprio con pensieri così atroci queste donne.
All'inizio avete incontrato Sally, che è stata duramente messa alla prova dalla presenza di cattivi
pensieri concentrati sul far del male alla bambina appena nata, ma che si vergognava troppo a
raccontare tali pensieri al marito o al dottore.
Infatti, una delle prime domande che Sally mi ha posto quando ci siamo incontrati per la prima volta
era se io avessi mai udito simili racconti da parte di altre mamme nei confronti dei loro bambini.
Era visibilmente sollevata quando le ho confidato che questi stessi pensieri intrusivi sono, in realtà,
molto comuni tra le persone, sicuramente molto più di quanto in reltà lei non avesse creduto;
tuttavia, molte persone che ne soffrono, esattamente come Sally, si vergognano troppo a raccontarli
in giro.
Perché alcune neo mamme riescono a liberarsi immediatamente di certi pensieri momentanei che
riguardano il far del male al loro bambino mentre altre sono tormentate e arrivano persino ad evitare
di occuparsi di quest'ultimo?
Apparentemente, se una neo-mamma sta soffrendo di depressione è molto più vulnerabile ed
esposta allo Spirito di Perversità; probabilmente il cervello è meno in grado di svolgere la sua
normale funzione di filtraggio di pensieri intrusivi come questi, oppure è addirittura possibile che la
visione negativa di sè, che accompagna sempre la depressione, la rende più incline a credere che
simili pensieri non stiano a significare altro se non che lei è davvero una cattiva madre.
Cattivi pensieri e Depressione post-partum
Quando le neo mamme soffrono di depressione, questa forma di depressione viene chiamata
"depressione post-partum" se si manifesta nelle prime quattro settimane dal parto; se, invece, la
depressione colpisce più tardi (dopo quattro settimane) è chiamata semplicemente "depressione
maggiore".
I pensieri che assalgono le madri quando tengono in braccio il loro bambino sono talmente comuni
nelle depressioni post-partum che in alcune descrizioni sul disturbo vengono proprio indicati come
elementi tipici del disturbo.
Ad esempio: "La depressione post-partum è un vero incubo che provoca attacchi incontrollati di
ansia, senso di colpa logorante e pensieri ossessivi.
Le mamme colpite da questa forma di depressione contemplano non solo l'idea di fare del male ai
propri bambini ma anche a loro stesse".
Uno dei primi studi , volti ad analizzare questi pensieri, ebbe inizio diversi anni fa quando ricevetti
una lettera dalla Dottoressa Katherine Wisner, una psichiatra dell' Università Case Western Reserve
di Cleveland, specializzata nel trattare i disturbi dell'umore delle donne che si trovano nel periodo
della "depressione post-partum" (che è, come detto, quello immediatamente successivo alla nascita
del bambino).
La Dtt.ssa Wisner mi ha spiegato, in questa sua lettera, che nel corso del lavoro da lei condotto,
riguardante donne che hanno sofferto di depressione post-partum, è incappata spesso in casi di
donne che, quando è stato chiesto loro con delicatezza e fornendo il massimo supporto, se avessero
mai accusato tali disturbi, hanno ammesso di avere talora avuto ossessioni di far del male al loro
bimbo.
Molte di queste donne, lei mi ha detto, si vergognavano troppo per simili pensieri, talmente tanto da
non riuscire a confidarsi con il proprio marito o con i medici.
Così la Dtt.ssa Wisner ha voluto condurre uno studio scientifico per valutare quanto comuni sono
questi pensieri intrusivi tra le donne che hanno sofferto e soffrono di depressione post-partum.
Perciò mi ha scritto per chiedermi il permesso di utilizzare il questionario delle ossessioni più
comuni tratto dal mio libro Come Raggiungere la Padronanza e il Controllo di Sé.
Lei ha pensato che se avesse mostrato a queste donne il questionario dove vengono elencate le
maggiori ossessioni aggressive e sessuali, le donne in questione si sarebbero sentite più incoraggiate
ad ammettere di avere sofferto di certi pensieri, laddove realmente presenti.
A quel tempo, ho avuto modo di visitare alcune donne come Sally e mi stavo iniziando ad
interessare a questo tipo di pensieri intrusivi: così ho risposto alla Dtt. Wisner fornendole volentieri
l'autorizzazione per usare il mio questionario ai fini del suo studio, e le ho chiesto se poteva tenermi
aggiornato sui risultati della sua ricerca.
Ero interessato a questo suo studio soprattutto Perché la dottoressa stava visitando i suoi pazienti
alla Clinica dei disturbi sull' umore a Cleveland, dove le donne non arrivano per ricevere
specificatamente dei trattamenti per le ossessioni e le compulsioni come nel caso della Clinica sul
disturbo ossessivo-compulsivo in cui io lavoro.
Questa sua ricerca può fornirci ulteriori indicazioni riguardo a questi pensieri intrusivi.
Gli studi condotti hanno necessitato di tempi lunghi, pertanto sono trascorsi 2 anni prima che la Dr.
Wisner mi inviasse un primo, embrionale abbozzo.
La ricerca ha dimostrato che i pensieri intrusivi che hanno come oggetto il far del male ai bambini è
molto più comune tra le donne che soffrono di depressione post-partum di quanto io potessi
immaginare.

Esempi specifici di queste ossessioni sono riportati nella tabella numero 2:

Ossessioni di far del male ai propri figli nella depressione post-partum

- mettere il bambino nel microonde
- annegare il bambino
- accoltellare il bambino
- spingerlo giù per le scale o buttarlo giù dalla ringhiera del balcone
- immagini del bambino che giace morto in una bara
- la vista della testa del bambino insanguinata, fracassata magari dalla caduta del ventilatore da
soffitto
- immagini del bambino divorato dagli squali


Come avere la certezza che questi pensieri siano semplicemente delle ossessioni irrazionali anziché
dei veri e propri istinti omicidi che fanno parte di queste stesse donne? O, come chiede una delle
mie pazienti,: "Come posso fare ad avere la massima sicurezza di non comportarmi come Susan
Smith, la donna che ha ucciso i propri figli chiudendoli nell'auto e buttandoli in fondo al lago ?"
Questa domanda cruciale verrà affrontata nel prossimo capitolo.
Per ora, tuttavia, analizzeremo alcuni importanti indizi che dicono chiaramente che dietro a questi
terribili pensieri si nasconde solo ed unicamente lo Spirito di Perversità.


Le donne colpite da depressione post-partum non hanno solo avuto pensieri inerenti il far del male
al proprio bambino ma anche altri tipi di pensieri, come i seguenti: paura di commettere atti
sconvenienti ed imbarazzanti (32%), paura che possano accadere delle cose terribili (22%),
ossessioni blasfeme (19%), paura che ci sia qualcosa di deforme e sbagliato nel loro corpo (16%),
paura di fare del male a se stesse (11%), paura di uscirsene con delle frasi oscene (11%), ossessioni
sessuali (8%) e la paura di rubare (3%).
Questi sono indubbiamente pensieri di donne che hanno il terrore di compiere l'atto più
sconveniente nella situazione più sconveniente!


Per avere un'idea più chiara di cosa queste donne abbiano raccontato alla Dtt.ssa Wisner riguardo
alla loro situazione, ho chiesto alla dtt.ssa in questione se esse hanno descritto i loro pensieri
intrusivi come impulsi di far del male al loro bambino o se li hanno descritti terrorizzate dal fatto di
poter potenzialmente farlo davvero.
Le donne coinvolte nella sua ricerca le hanno risposto che loro non hanno assolutamente avvertito
l'impulso a far del male al bambino, ma piuttosto hanno avvertito la paura di poter potenzialmente
perdere il controllo e quindi fare del male.


Ad esempio, una donna era terrorizzata dal fatto che, mentre pelava i pomodori con accanto il suo
bambino, potesse in qualche modo perdere il controllo delle sue azioni e accoltellare il bimbo,
un'altra, invece, era terrorizzata dal fatto di poter avere una "perdita di coscienza" e non ricordare di
aver avvelenato la sua bambina.
Le conclusioni a cui è giunta la Dtt.ssa Wisner hanno consentito di avanzare una stima parziale di
quali possano essere questi pensieri intrusivi.
Usando come stima approssimativa il 10%, che riguarda la depressione post-partum, e stabilendo
che metà di queste donne hanno ossessioni di natura violenta e aggressiva, possiamo stimare che
probabilmente il 5% delle neo mamme soffrono di pensieri ossessivi di natura aggressiva verso i
loro bambini.
Perciò, negli Stati Uniti, dove all'incirca nascono ogni anno 4 milioni di bambini, 200.000 neo
mamme possono sviluppare il disturbo (ossessioni di far male al proprio bambino).
Basata sull'esperienza, questa stima, e la Dtt.ssa lo conferma, è realistica.


Ma di certo, attenzione!, questa stima non tiene conto delle donne che ugualmente sono afflitte da
simili ossessioni ma che non soffrono di depressione post-partum (il caso di queste donne verrà
affrontato nei capitoli successivi).


A ciò però dobbiamo aggiungere una considerazione, e cioè il fatto che alcune donne che soffrono
di simili ossessioni non si confidano con i loro mariti o con i dottori, e preferiscono soffrire in
silenzio.
Per quella che è la mia esperienza, ho constatato che alcune donne sono molto restìe a confidarsi
con qualcuno, persino se si tratta dei loro mariti. Spesso non parlano mai neppure con i medici
Perché hanno paura di essere considerate "pazze". Spessissimo poi non ne parlano neppure con noi
direttamente, ma aspettano che siamo noi ad introdurre l'argomento, quindi iniziano a piangere e ci
chiedono "Come fa a saperlo?".

La Dtt.ssa Wisner mi ha raccontato di alcune donne che sono diventate ancora più depresse per il
fatto di aver male interpretato queste ossessioni.

Chiedono spesso "Ho queste ossessioni Perché sono una cattiva madre?", "Questo significa che non
ho mai desiderato avere il mio bambino?", "Ho qualche problema irrisolto legato all'infanzia che mi
rende predisposta a far del male al mio bambino?", "Se ne parlo con qualcuno, mi porteranno via
mio figlio?".


Errate interpretazioni di questo tipo possono davvero peggiorare la depressione post-partum, e
rendono queste donne sempre più predisposte a soffrire di ossessioni di aggressività nei confronti
dei loro bambini.

Depressione dopo il periodo postpartum

Di certo, lo Spiritello non smette di assillare le neo mamme dopo il periodo convenzionale dei tre
mesi dopo il parto.
Molti studi recenti hanno confermato che questi pensieri intrusivi di nuocere al proprio bambino si
manifestano anche nel corso dei 3 anni successivi.
Ultimamente il Dr. Jennings ed i suoi associati presso l' Istituto e la Clinica Psichiatrica a Pittsburgh
hanno condotto degli studi su un centinaio di donne clinicamente depresse con almeno un bimbo al
di sotto dei 3 anni di età, per studiarne proprio le ossessioni che hanno come contenuto quello di far
del male ai figli.
Di queste donne depresse il 41% ha ammesso di avere pensieri simili.
Alcune di queste donne, inoltre, hanno anche ammesso di aver paura di restare sole con il proprio
bambino e per questo stesso motivo spesso non riescono a prendersene cura e finiscono con il
trascurarlo.
I ricercatori, poi, per attuare un confronto, hanno rivolto le stesse identiche domande ad un gruppo
di 46 donne non depresse e hanno appreso che "solo" il 7% di costoro ha ammesso di avere simili
ossessioni verso i loro bambini.
(Sebbene questa percentuale sia notevolmente più bassa rispetto a a quella delle donne vittime di
depressione, è comunque significativa Perché significa che ogni anno, una buona parte delle donne
americane non depresse, circa 280.000, soffre di questo tipo di ossessioni).
E, comunque, non ne soffrono soltanto le madri di bambini molto piccoli.
Kay, una professionista di 40 anni, è giunta da me in clinica x trovare sostegno e conforto riguardo
ad alcuni pensieri che la terrorizzano e la sconvolgono e che consistono nel pensare ossessivamente
di accoltellare i suoi figli, adolescenti, mentre stanno dormendo.
Kay, in particolar modo, si è soffermata su un episodio, il seguente.
Una volta si è trovata sola di notte in casa mentre i suoi figli stavano dormendo.
I suoi figli stavano riposando al piano superiore quando Kay è stata improvvisamente assalita
dall'idea che avrebbe potuto pugnalarli.
Lo sguardo della donna ha iniziato a fissarsi su un lungo coltello affilato posato sul bancone della
cucina, ha come sentito dentro di sè il freddo colare del sangue non appena si è raffigurata la scena
di affondare sempre più in profondità il coltello su una delle sue innocenti figlie.
Mi ha confidato di essersi raffigurata tutta la scena: il sangue che fuoriusciva dal corpo della figlia,
di un rosso intenso, diventava sempre più scuro e iniziava a macchiare le bianche lenzuola.
Riusciva, nella sua mente, a vedere gli occhi sbarrati della figlia che, inerme, la guardava senza
capire e poi semichiusi a fissare quella donna, sua madre, la persona di cui più si fidava al mondo,
mentre la colpiva a tradimento.
Malgrado tutti i suoi sforzi di cacciare immediatamente quei terribili pensieri dalla sua mente, Kay
non ci riusciva e la sua mente si accaniva di più: ora immaginava di spostarsi nella camera dell'altro
figlio, che nel frattempo si era svegliato ed era rimasto paralizzato dal terrore nel sentire i pianti e le
urla provenire dalla camera della sorella.
Un'altra immagine, invece, vedeva Kay correre rapidamente verso la sua camera, ora la lama del
lungo coltello era puntato verso il suo petto, era pronta e decisa ad affondarlo e poi......Kay è tornata
con i piedi per terra.
Ferma in cucina a fissare il coltello che le aveva provocato quegli atroci filmini, Kay era scoppiata a
piangere.
Lei si è ripromessa di non dover mai più pensare a queste cose, almeno intendeva sforzarsi di non
farlo tutte le volte in cui suo marito era fuori casa e lei rimaneva sola con i figli.
Kay mi ha anche parlato di alcune somatizzazioni che aveva: sudore freddo sulla fronte, sul labbro
superiore che spesso la portava ad asciugarsi con mano tremante.
Dopo che Kay ha finito di raccontarmi questo episodio e che mi ha confidato il terrore che provava
nel rimanere sola in casa con i figli, abbiamo discusso del suo problema in maniera più
approfondita.
Avevamo fin'ora parlato di queste paure e dei pensieri intrusivi del momento, ora che i suoi figli
erano degli adolescenti, ma non avevamo parlato del prima, cioè di quando i ragazzi erano più
giovani e quindi più vulnerabili ed indifesi.
Kay mi ha raccontato che quando i suoi figli erano più giovani, lei divorziò dal suo primo marito, il
padre naturale dei ragazzi, mettendo così fine ad un matrimonio in cui lei aveva subito degli abusi
fisici e mentali.
Le ossessioni di far del male ai suoi figli sono iniziate solo quando la donna si è risposata ed ha dato
inizio ad un rapporto equilibrato con un uomo che amava davvero.
Kay, una donna perspicace, ha concluso "Pare che quando le cose per me sembrano andare bene,
perfino troppo bene, la mia mente debba sempre andare a scovare qualcosa per rovinare tutto,
qualcosa che mi faccia preoccupare e mi tenga in ansia. Come se non avessi diritto ad essere felice,
e ho il terrore di poter fare qualcosa di orribile, che rovinerà tutto".
Sebbene noi non avremo mai la certezza del Perché le ossessioni di Kay siano iniziate quando i suoi
figli erano già adolescenti, il loro comparire occasionalmente quando finalmente è riuscita a trovare
un pò di pace e di serenità collima perfettamente con il caso di altri miei pazienti, a cui è accaduta
una cosa simile.
Con gli anni, ho avuto modo di parlare con altre persone come Kay, le cui ossessioni hanno iniziato
a fare capolino quando, secondo le loro precise parole, tutto "andava troppo bene".
I cattivi pensieri di nonne e zie
Lo spiritello di perversità non ha particolare preferenza su chi attaccare con la paura di ferire i
bambini. Apparentemente esso attacca chiunque abbia dei bambini intorno e particolari
responsabilità nei loro riguardi.
Ginni era una affermata professionista intorno ai 50 anni. Ha confidato al suo dottore i suoi pensieri
di far del male i sui nipotini, ed il dottore la ha indirizzata a me.
Nonostante Ginni amasse la sua nipotina e non chiedesse altro di farle da babysitter, adesso per lei
farlo voleva dire non riuscire a dormire tutta la notte precedente per il pensiero di farle del male,
togliendole ogni piacere nel accudire i bambini.
Nel nostro primo incontro ginni mi disse che ogni volta che si trovava da sola con i nipotini, le sue
ossessioni cominciavano. Se si trovava fuori, spingendoli nel suo passeggino, i pensieri arrivavano:
“E se provassi l’impulso di spingere la carrozzina sotto una macchina, uccidendolo?” Se si trovava
passeggiare su un ponte vicino casa sua, il pensiero era di gettarli e lasciarli morire affogati nelle
acqua sottostanti.
Se invece restava tappata in casa, proprio per paura di poter provare quei pensieri, veniva assalita
dalla paura di poterli gettare dalla finestra, causandone la morte, o soffocarli nella culla (lo spiritello
del perversità non si può dire che non sia pieno di risorse.) Questi pensieri erano uno stillicidio per
Ginni, che era psicologicamente sofisticata e aveva un buon insight relativamente alle cause delle
sue ossessioni.
Ginni mi disse che, come i pazienti del dott. Winsner, il suo problema non era tanto sentire
l’impulso di uccidere i nipotini, quanto piuttosto la paura di poter perdere improvvisamente il
controllo delle sue azioni. Lei pose la questione in questi termini “La paura non è che nel mio stato
corrente io possa fare cose del genere, quanto piuttosto che io possa scivolare in uno stato in cui ne
sarei capace. Ma nonostante questo esso si incancrenisce, si incancrenisce e d insite, e picchia nella
tua testa e continua a picchiare, come se fosse il cattivo, il nemico, il mostro, il demonio, è un
demone senza volto”.
Con il mio incoraggiamento, Ginni disse tutto al marito, e si sentì sollevata dalla sua relazione “egli
semplicemente non poteva credere a quello che sentiva, tanto era sicuro che non avrei mai fatto
nulla del genere e che erano solo cattivi pensieri”.
Quando le chiesi perché suo marito avesse tanta fiducia in lei, mi rispose “perché lui mi vede tutti i
giorno trattare con le persone, e ha detto che si innamorò di me proprio perché sono sempre gentile.
Per esempio mi ha ricordato di una volta che eravamo insieme in una baita e io vidi una ape
intrappolata dietro una moschiera e gli dissi che non volevo che l’ape morisse. Così lui passo la
prima ora del nostro primo week end insieme a smontare al moschiera per liberare l’ape. E mi ha
detto – Ti pare questo il modo di fare di qualcuno che ucciderebbe i propri nipotini? – Mi ha anche
ricordato che io sono morbida, calorosa e molto coccolona, e che lui non potrebbe mai preoccuparsi
che io possa davvero fare le terribili cose che penso”.
Inutile dire che Ginni era sollevata dalla reazione del marito, visto che aveva temuto che la potesse
considerare pazza.
Spiegherò nei capitolo successivi come Ginni fu capace di liberarsi dei suoi cattivi pensieri al punto
che adesso può tranquillamente frequentare i suoi nipotini senza nessuna ossessione. Questo sarà
più avanti nella storia, per adesso mi preme far capire che non sono solo le madri ad avere cattivi
pensieri sul far del male ai bambini.
Ginni mi ha recentemente fornito una latro esempio di quanto detto, quando mi ah raccontato della
sua breve visita alla sorella ed al suo bambino, quando, con sua grande sorpresa, i cattivi pensieri
ritornarono. Mi raccontò in dettagli cosa accadde quando lei resto da sola e, ai propri occhi,
responsabile per questo neonato che aveva visto per la prima volta solo pochi minuti prima.
“Stavo portando il bambino fuori per una passeggiata nel passeggino.
Il parasole era aperto ed lui indossava una copertina ed un cappellino mentre dormiva. Ad un tratto
mi preoccupai che non riuscisse respirare così imbaccuccato e mi venne in mente che la sindrome
da morte nella culla viene spesso scambiata per soffocamento volontario del bambino da parte
qualcuno.
“E se qualcosa scattasse nella mia testa, e questi cattivi pensieri passassero dall’essere solo pensieri,
a soffocare davvero il bambino?” Per il resto del tempo che stetti con lui, se le coperte o il
cappellino cadevano un pò sul suo viso, mi precipitavo a toglierli perché non potessero soffocarlo.
Io non avevo immagini che mi ritraevano mentre lo soffocavo, ne tanto meno sentivo l’impulso di
farlo, c’era solo quella ignobile voce che diceva “e se tu lo facessi davvero?” oppure “Sarebbe
davvero così terribile se tu lo soffocassi?”, ma a livello razionale io sapevo che non lo avrei mai
fatto. Non l’ho detto a mia sorella perché lei probabilmente sarebbe rimasta inorridita e
probabilmente non mi avrebbe mai più voluta vicino al suo bambino. Che mi crediate o meno,
quando scesi dall’aereo e tornai a casa, rimasi per diverso tempo in attesa di una telefonata che mi
dicesse che il bambino era stato soffocato…”
Ginni pensava che la mai metafora dello “spiritello di perversità” descrivesse bene la sua situazione.
Ed esso lei ricordò anche di altri due cattivi pensieri che l’avevano angosciata:
• Recentemente, mentre ordinava una torta da portare ad una festa per una mamma in attesa, aveva
sentito l’impulso di chiedere al pasticciere di scrivere sopra “Spero che tu abbia un bambino
anormale”
• Quando cambiava i pannolini dei suoi nipotini pensava: “non voglio guardare ai loro genitali, non
sia mai che qualcosa scatti nella mai testa ed io li molesti sessualmente”.
Ancora una volta, pensieri come questi erano il biglietto da visita dello spiritello della perversità.
Non erano certo i pensieri omicidi di una donna pericolosa, ma piuttosto la paura di fare la cosa
meno appropriata nel momento meno appropriato.
Anche se le ossessioni sessuali verso il proprio bambino sono molto meno confessate di quelle
aggressive, io ho visto un diverso numero di donne con questi cattivi pensieri.
Marty, una donna sui 25 anni, mi disse che lei doveva forzare se stessa per poter fare il bagnetto al
suo bambino di due anni. Temeva che vederlo nudo potesse farle perdere il controllo e toccare i suoi
genitali in modo improprio.
Come molti altri pazienti che mi hanno parlato della loro paura di abusare dei bambini, Marty
temeva anche di poter nuocere al figlio in altro modi, tipo soffocarlo con un cuscino o colpirlo con
un pugnale. Le sue ossessioni sessuali sembravano essere null’altro che una ulteriore
manifestazione dello spiritello della perversità: siccome lei pensava abusare sessualmente del figlio
fosse esattamente orribile in egual misura che ucciderlo, questo fu esattamente quello che lo
spiritello selezionò per tormentarla.
Per moltissimo tempo non ci furono studi su questo tipo di ossessione, ossia quella di poter abusare
sessualmente dei propri figli, perché questi pensieri sono addirittura meno ammessi dalle persone
che non quelli violenti. Recentemente, comunque, due ricercatori inglesi hanno descritto due nuove
madri che soffro nodi questi disturbi. I dott.ri Brockinton e Filer dell’Unità per Madri e Bambini
dell’Ospedale Psichiatrico Queen Elizabeth di Birmingham, hanno notato che , siccome le
ossessioni sessuali sono presenti in più di ¼ di tutte le persone che soffrono di DOC, ci dovremmo
aspettare che almeno alcune madri possano essere ossessionate dal fatto di poter abusare
sessualmente dei loro figli. Essi poi passano a descrivere i soli due casi di giovani madri, ricercabili
nella letteratura medica, che hanno sperimentato pensieri di abuso sessuale sui loro figli.
Per dimostrare quanto “bizzarre” queste ossessioni sessuali possano diventare in alcune madri, il Dr.
Brockington mi ha raccontato di un caso che lui ed il suo collega hanno esaminato, di uan donna
incinta ossessionata da poter commettere abusi sessuali sul suo feto ancora non nato. Come le
ossessioni sul far del male ai propri figli, anche in questi casi i pazienti ammettono che questi
pensieri sono ridicoli, sono quando sono calmi e lontani dai bambini.
Ma, quando sono soli con i loro figli – cosa che tentano di evitare – essi sentono una terribile paura
che qualcosa possa scattare in loro e agire in base a questi pensieri.


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Se ti senti triste vai qui: http://vibrisse.tumblr.com/


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I cattivi pensieri di nonne e zie

Lo spiritello di perversità non ha particolare preferenza su chi attaccare con la paura di ferire i
bambini.

Apparentemente esso attacca chiunque abbia dei bambini intorno e particolari
responsabilità nei loro riguardi.
Ginni era una affermata professionista intorno ai 50 anni. Ha confidato al suo dottore i suoi pensieri
di far del male i sui nipotini, ed il dottore la ha indirizzata a me.
Nonostante Ginni amasse la sua nipotina e non chiedesse altro di farle da babysitter, adesso per lei
farlo voleva dire non riuscire a dormire tutta la notte precedente per il pensiero di farle del male,
togliendole ogni piacere nel accudire i bambini.
Nel nostro primo incontro ginni mi disse che ogni volta che si trovava da sola con i nipotini, le sue
ossessioni cominciavano. Se si trovava fuori, spingendoli nel suo passeggino, i pensieri arrivavano:

“E se provassi l’impulso di spingere la carrozzina sotto una macchina, uccidendolo?” Se si trovava
passeggiare su un ponte vicino casa sua, il pensiero era di gettarli e lasciarli morire affogati nelle acqua sottostanti.
Se invece restava tappata in casa, proprio per paura di poter provare quei pensieri, veniva assalita
dalla paura di poterli gettare dalla finestra, causandone la morte, o soffocarli nella culla (lo spiritello
del perversità non si può dire che non sia pieno di risorse.) Questi pensieri erano uno stillicidio per
Ginni, che era psicologicamente sofisticata e aveva un buon insight relativamente alle cause delle
sue ossessioni.

Ginni mi disse che, come i pazienti del dott. Winsner, il suo problema non era tanto sentire
l’impulso di uccidere i nipotini, quanto piuttosto la paura di poter perdere improvvisamente il controllo delle sue azioni. Lei pose la questione in questi termini “La paura non è che nel mio stato
corrente io possa fare cose del genere, quanto piuttosto che io possa scivolare in uno stato in cui ne
sarei capace. Ma nonostante questo esso si incancrenisce, si incancrenisce e d insite, e picchia nella tua testa e continua a picchiare, come se fosse il cattivo, il nemico, il mostro, il demonio, è un demone senza volto”.
Con il mio incoraggiamento, Ginni disse tutto al marito, e si sentì sollevata dalla sua relazione “egli
semplicemente non poteva credere a quello che sentiva, tanto era sicuro che non avrei mai fatto
nulla del genere e che erano solo cattivi pensieri”.
Quando le chiesi perché suo marito avesse tanta fiducia in lei, mi rispose “perché lui mi vede tutti i
giorno trattare con le persone, e ha detto che si innamorò di me proprio perché sono sempre gentile.
Per esempio mi ha ricordato di una volta che eravamo insieme in una baita e io vidi una ape
intrappolata dietro una moschiera e gli dissi che non volevo che l’ape morisse. Così lui passo la
prima ora del nostro primo week end insieme a smontare al moschiera per liberare l’ape. E mi ha
detto – Ti pare questo il modo di fare di qualcuno che ucciderebbe i propri nipotini? – Mi ha anche
ricordato che io sono morbida, calorosa e molto coccolona, e che lui non potrebbe mai preoccuparsi
che io possa davvero fare le terribili cose che penso”.
Inutile dire che Ginni era sollevata dalla reazione del marito, visto che aveva temuto che la potesse
considerare pazza.
Spiegherò nei capitolo successivi come Ginni fu capace di liberarsi dei suoi cattivi pensieri al punto
che adesso può tranquillamente frequentare i suoi nipotini senza nessuna ossessione. Questo sarà
più avanti nella storia, per adesso mi preme far capire che non sono solo le madri ad avere cattivi
pensieri sul far del male ai bambini.
Ginni mi ha recentemente fornito una latro esempio di quanto detto, quando mi ah raccontato della
sua breve visita alla sorella ed al suo bambino, quando, con sua grande sorpresa, i cattivi pensieri
ritornarono. Mi raccontò in dettagli cosa accadde quando lei resto da sola e, ai propri occhi,
responsabile per questo neonato che aveva visto per la prima volta solo pochi minuti prima.

“Stavo portando il bambino fuori per una passeggiata nel passeggino.
Il parasole era aperto ed lui indossava una copertina ed un cappellino mentre dormiva. Ad un tratto
mi preoccupai che non riuscisse respirare così imbaccuccato e mi venne in mente che la sindrome
da morte nella culla viene spesso scambiata per soffocamento volontario del bambino da parte
qualcuno.
“E se qualcosa scattasse nella mia testa, e questi cattivi pensieri passassero dall’essere solo pensieri,
a soffocare davvero il bambino?” Per il resto del tempo che stetti con lui, se le coperte o il
cappellino cadevano un pò sul suo viso, mi precipitavo a toglierli perché non potessero soffocarlo.
Io non avevo immagini che mi ritraevano mentre lo soffocavo, ne tanto meno sentivo l’impulso di
farlo, c’era solo quella ignobile voce che diceva “e se tu lo facessi davvero?” oppure “Sarebbe
davvero così terribile se tu lo soffocassi?”, ma a livello razionale io sapevo che non lo avrei mai
fatto. Non l’ho detto a mia sorella perché lei probabilmente sarebbe rimasta inorridita e
probabilmente non mi avrebbe mai più voluta vicino al suo bambino. Che mi crediate o meno,
quando scesi dall’aereo e tornai a casa, rimasi per diverso tempo in attesa di una telefonata che mi
dicesse che il bambino era stato soffocato…”
Ginni pensava che la mai metafora dello “spiritello di perversità” descrivesse bene la sua situazione.
Ed esso lei ricordò anche di altri due cattivi pensieri che l’avevano angosciata:
• Recentemente, mentre ordinava una torta da portare ad una festa per una mamma in attesa, aveva
sentito l’impulso di chiedere al pasticciere di scrivere sopra “Spero che tu abbia un bambino
anormale”
• Quando cambiava i pannolini dei suoi nipotini pensava: “non voglio guardare ai loro genitali, non
sia mai che qualcosa scatti nella mai testa ed io li molesti sessualmente”.
Ancora una volta, pensieri come questi erano il biglietto da visita dello spiritello della perversità.
Non erano certo i pensieri omicidi di una donna pericolosa, ma piuttosto la paura di fare la cosa
meno appropriata nel momento meno appropriato.
Anche se le ossessioni sessuali verso il proprio bambino sono molto meno confessate di quelle
aggressive, io ho visto un diverso numero di donne con questi cattivi pensieri.
Marty, una donna sui 25 anni, mi disse che lei doveva forzare se stessa per poter fare il bagnetto al
suo bambino di due anni. Temeva che vederlo nudo potesse farle perdere il controllo e toccare i suoi
genitali in modo improprio.
Come molti altri pazienti che mi hanno parlato della loro paura di abusare dei bambini, Marty
temeva anche di poter nuocere al figlio in altro modi, tipo soffocarlo con un cuscino o colpirlo con
un pugnale. Le sue ossessioni sessuali sembravano essere null’altro che una ulteriore
manifestazione dello spiritello della perversità: siccome lei pensava abusare sessualmente del figlio
fosse esattamente orribile in egual misura che ucciderlo, questo fu esattamente quello che lo
spiritello selezionò per tormentarla.
Per moltissimo tempo non ci furono studi su questo tipo di ossessione, ossia quella di poter abusare sessualmente dei propri figli, perché questi pensieri sono addirittura meno ammessi dalle persone che non quelli violenti.

Recentemente, comunque, due ricercatori inglesi hanno descritto due nuove
madri che soffro nodi questi disturbi. I dott.ri Brockinton e Filer dell’Unità per Madri e Bambini dell’Ospedale Psichiatrico Queen Elizabeth di Birmingham, hanno notato che , siccome le
ossessioni sessuali sono presenti in più di ¼ di tutte le persone che soffrono di DOC, ci dovremmo
aspettare che almeno alcune madri possano essere ossessionate dal fatto di poter abusare
sessualmente dei loro figli.
Essi poi passano a descrivere i soli due casi di giovani madri, ricercabili
nella letteratura medica, che hanno sperimentato pensieri di abuso sessuale sui loro figli.
Per dimostrare quanto “bizzarre” queste ossessioni sessuali possano diventare in alcune madri, il Dr.
Brockington mi ha raccontato di un caso che lui ed il suo collega hanno esaminato, di uan donna
incinta ossessionata da poter commettere abusi sessuali sul suo feto ancora non nato. Come le
ossessioni sul far del male ai propri figli, anche in questi casi i pazienti ammettono che questi
pensieri sono ridicoli, sono quando sono calmi e lontani dai bambini.
Ma, quando sono soli con i loro figli – cosa che tentano di evitare – essi sentono una terribile paura
che qualcosa possa scattare in loro e agire in base a questi pensieri.
I pensieri intrusivi degli uomini riguardo ai bambini
Sebbene io abbia dato maggiore enfasi, in questo capitolo, ai pensieri e agli impulsi delle donne di
far del male o abusare sessualmente dei loro bambini, non intendo dare l'impressione che gli uomini
siano immuni da simili pensieri.
Ho avuto modo di visitare diversi uomini, insieme ai propri figli ma anche soli, che sono stati
appunto tormentati da ossessioni simili.
Diversi uomini sposati mi hanno confidato che, sebbene non l'abbiano mai confessato alle proprie
mogli, hanno spesso continuato a rimandare il momento di prendere in braccio il proprio bambino a
causa proprio della paura di fargli del male.
Gary, un uomo profondamente religioso di circa 30 anni, mi ha fatto visita proprio per chiedere
aiuto riguardo a delle ossessioni che lo assillavano, incentrate sul fatto di poter abusare
sessualmente di sua figlia o delle sue amiche.
Mi ha fornito una descrizione accurata di questi pensieri ed è la seguente:
Stavo accompagnando a casa mia figlia Jane e la sua amichetta Katie, ed entrambe le ragazzine, di 7
anni circa, stavano scherzando tra di loro, ridendo e divertendosi. Era meraviglioso. Ma proprio in
quel momento sono stato assalito, ancora una volta, da un pensiero atroce e mi sono chiesto: "Come
posso essere sicuro che io non voglia davvero violentare Katie?".
Questa domanda mi ha angosciato. Ho detto a me stesso "Ma io non voglio molestarla!". Ma il mio
pensiero continuava a chiedermi, in maniera assillante "Ma in che modo posso esserne
assolutamente certo? Chi mi da la garanzia che io in realtà non lo faccia davvero?" e addirittura
"Come posso, inoltre, essere sicuro che io non lo abbia già fatto?".
Ho iniziato veramente ad andare fuori di testa.
Non prestavo attenzione a ciò che le bambine mi stavano chiedendo in quel momento ("Perché stai
guidando così piano?" chiedevano) ed ero troppo agitato per rispondere.
Non appena mi sforzavo disperatamente di ricordare che in realtà non avevo violentato Katie,
immediatamente l'immagine di me che abusavo sessualmente della bambina ritornava a
tormentarmi!
Cercavo di allontanare l'immagine dalla mia mente, ma questa, tenace, continuava ad assillarmi, e
ho iniziato ad avere nausea e mal di stomaco.
Ancora non era finita, dopo questo pensiero, un altro spaventoso ha iniziato ad assalirmi,
l'immagine più atroce che io potessi avere: nella mia mente ora stavo violentando mia figlia.
Ma Perché capita proprio a me?
A me che ha sempre ripugnato qualsiasi tipo di violenza o abuso di tipo sessuale?
Sicuramente, sarei marcito all'inferno per avere avuto pensieri simili.
Finalmente, il pensiero riuscì ad andarsene ma sapevo che sarei rimasto scosso per diversi giorni,
tenendomi alla larga dalla mia bambina, fino a quando lo shock di aver avuto pensieri tanto orrendi
lentamente si sarebbe attenuato.
Che sarebbe successo se mia moglie l'avesse scoperto?
Gary, come molti uomini che hanno sofferto di questo tipo di ossessioni, ha patito in silenzio per
anni prima di decidersi a chiedere aiuto. Quando mi ha confidato queste cose, egli non aveva detto
nulla a sua moglie di tutto ciò per paura che lei potesse chiedere il divorzio e impedirgli di vedere
ancora una volta sua figlia.
E' impossibile quantificare quanti siano in realtà gli uomini che soffrono di simili ossessioni sessuali
nei confronti dei loro bambini piccoli, dal momento che non sono molto inclini ad aprirsi e a
chiedere aiuto rispetto alle donne.
In molti casi che ho potuto vedere, gli uomini, semmai, vengono curati per abuso di alcool o di
droghe, Perché è in questo modo che, spesso, loro cercano di bloccare le ossessioni.
Solo molto più tardi, quando apprendono che questo genere di ossessioni è riconducibile ad un
disturbo ed è molto comune tra le persone allora decidono di ammettere di averli e curarli.
In un gruppo che ho avuto di recente, c'erano un paio di uomini che hanno fatto uso di alcool per
bloccare le loro ossessioni.
Uno era, in particolare, un insegnante che era terrorizzato dal fatto di poter abusare, o addirittura si
chiedeva se non l'avesse già fatto, di alcuni suoi studenti; un altro, invece, era preoccupato di poter
pugnalare il bimbo piccolo con cui spesso rimaneva solo (in un caso eccezionale, quando
quest'uomo si è confidato con la moglie raccontandole ciò che lo affliggeva, la donna non ha
assolutamente accettato questi suoi pensieri e ha chiesto il divorzio, dicendogli che non si sarebbe
mai più potuta fidare di lui e lasciarlo solo con il bimbo. Solitamente le consorti non riescono a
comprendere le ossessioni dei loro partners).
Nel prossimo capitolo affronteremo la questione cruciale del come possiamo essere certi che i
cattivi pensieri di cui soffriamo sono, in realtà, delle semplici paure irrazionali dettate dal nostro
Spirito di Perversità.
Del resto, chiunque guardi i telegiornali o legga i quotidiani sa che ci sono persone (grazie a Dio
non moltissime) che uccidono o violentano i bambini.
Se nessuno ha mai commesso queste cose, allora non c'è ragione di aver paura di pensieri simili.
Come Freud ha puntualizzato, non ci sarebbe bisogno della formula "Non commettere...." nei tabù o
nei Dieci Comandamenti se l'essere umano non mettesse occasionalmente in atto i suoi istinti
primordiali.
Fortunatamente, come avrete modo di vedere, questi due punti importanti:
- il fatto che voi proviate del disgusto e dell'agitazione verso certi pensieri e
- il fatto che voi non li avete mai messi in pratica
sono segnali certi e sicuri, che testimoniano che voi non potreste mai metterli in pratica.
CAPITOLO TERZO
Come essere sicuri che si tratti solo di pensieri?
Sebbene provi spesso a rassicurare i miei pazienti sul fatto che le persone che soffrono di questo
disturbo non metteranno mai in pratica il contenuto delle loro ossessioni, riesco a comprendere
l'orrore e il disgusto che provano di fronte a pensieri simili.
Del resto se i bambini di cui hanno timore non sono mai stati uccisi dai loro genitori, e pertanto i
pensieri intrusivi di far loro del male facilmente possono essere etichettati come ridicoli, purtroppo
è vero che viviamo in un mondo in cui spesso vengono compiuti omicidi ai danni di bambini
indifesi e molto spesso ciò accade per mano degli stessi genitori.
Ad esempio, una notizia apparsa su un noto quotidiano parlava appunto di una ragazza madre che è
stata accusata di aver ucciso il proprio bambino di un mese mettendolo dentro il microonde e
facendolo funzionare.
In attesa di giudizio, la ragazza è stata trattenuta in un ospedale psichiatrico.
E' facile immaginare il terrore nel leggere un articolo come questo che veramente può colpire
profondamente il cuore di una neo mamma come Sally, di cui abbiamo accennato qualcosa
all'inizio, che ha affrontato da sola la paura di poter fare del male al proprio neonato.
I nuovi mezzi di comunicazione rappresentano delle fonti ricche di storie sensazionali riguardo ai
pericoli che ci circondano.
Ad esempio, una recente copertina di una rivista dedicata allo sport porta questo titolo "Conosci chi
sta allenando tuo figlio? La spaventosa verità dei ragazzini molestati nello sport" e nella rivista
viene affrontato il tema degli abusi che sono stati compiuti ad opera di otto allenatori nei confronti
degli adolescenti che erano stati a loro affidati.
Questo articolo intendeva mettere in guardia i genitori sul fatto che esistono delle persone
pericolose che possono prendere come preda, come bersaglio, i loro stessi bambini.
Incredibilmente, l'articolo riportava che in media il molestatore tipico, che abusa di questi ragazzi
approfittando degli sport giovanili, ha brutalizzato circa120 ragazzi prima di venire catturato.
Come genitore (e allenatore del Little League) ho preso a cuore le informazioni suggerite dalla
rivista per controllare i nomi degli allenatori e assicurarmi di aver affidato mio figlio alla persona
giusta.
D'altra parte, ho avuto anche modo di appurare l' impatto che questa storia può aver avuto su un
uomo tormentato dalla paura di poter, un giorno, essere in grado di abusare sessualmente di un
bambino, quando, invece, l'evidenza suggerisce che mai e poi mai egli potrà mettere in atto il
contenuto dei suoi pensieri.
Non stupisce che la maggior parte dei pazienti che frequentano i miei gruppi a causa di una serie di
pensieri intrusivi che li affliggono mi hanno raccontato di aver contemplato davvero l'idea del
suicidio.
"A volte ho la certezza di non essere adatto a vivere in questa società" è il ritornello di molti miei
pazienti.
Mentre concordo sul fatto che questa sensazione certamente risulta vera per coloro che hanno sul
serio abusato di ragazzini, come riportato dalla rivista (alcuni dei quali ora stanno scontando la pena
in prigione), questa stessa sensazione non va applicata a quegli uomini tormentati dal dubbio e
divorati dai sensi di colpa riguardo a questi pensieri, pensieri che, ripeto, queste persone non
metteranno mai in pratica.
I pazienti che soffrono di questo disturbo non sono in grado di cogliere questa importante
distinzione.
Senza alcuna eccezione, quest'ultimi non riescono, tuttavia, mai a convincersi del fatto che non
metteranno mai in pratica ciò che li tormenta, in quanto sono convinti di poter perdere in controllo e
aggredire qualcuno.
Dopo la sparatoria in una scuola del Colorado alcuni dei miei pazienti che soffrono di ossessioni
pure di aggressività erano terrorizzati dal fatto di poter un giorno mettere in atto il contenuto di
questi loro pensieri aggressivi diventando i prossimi killer di questa stessa scuola.
Diversi anni fa, quando il processo di Susan Smith era argomento di scottante attualità, molte donne
tormentate da ossessioni di poter fare del male ai propri figli erano letteralmente terrorizzate
dall'apprendere che una donna, apparentemente normale, avesse potuto chiudere i propri figli
nell'auto, mettere loro le cinture di sicurezza in modo da impedirgli di slegarsi e gettarli con tutta
l'auto nelle acque del lago.
La domanda che avrò sentito un miliardo di volte è la seguente "Come posso essere assolutamente
sicura che io non mi comporterò come Susan Smith?".
Un recente testo che tratta di una serie di atti atroci compiuti dagli stessi uomini, La Natura Oscura,
ha descritto lo scenario agghiacciante dellastoria in questo modo:
La notte del 25 Ottobre del 1994 Susan Smith prepara accuratamente l'auto con i propri figli a
bordo, toglie il freno amano, chiude a chiave la macchina e la lascia scivolare in discesa lungo la
rampa x le barche nelle acque gelide del South Carolina.
Nel sedile posteriore allaccia le cinture di sicurezza ai suoi bambini.
Un'ora più tardi accuserà uno sconosciuto, un uomo di colore, di aver rubato la sua auto, di aver
sequestrato a bordo i suoi bambini dopo averla minacciata con un'arma, e ha continuato ad
accusarlo fissando le telecamere ed implorando che fosse fatta giustizia, in televisione, piangendo
calde lacrime.
Ma quando non venne trovata neppure una prova a carico dell'uomo, la polizia interrogò la donna
che, alla fine, rilasciò una sconvolgente confessione.
Lei stessa indicò alla polizia il luogo dove, poi, venne ritrovata la macchina e i corpi senza vita dei
suoi due bambini.
Le bugie dette e l'inganno ordito da questa donna ha provocato molto shock e scandalo in un
pubblico abituato a puntare l'attenzione solo ed esclusivamente sulle azioni cruente effettuate da
sconosciuti sui bambini, mentre a partire da questo fatto si è, in realtà, rivelato che, in base a delle
statistiche fatte e valide limitatamente agli Stati Uniti, un migliaio di bambini all'anno vengono
uccisi dai loro stessi genitori o da parenti prossimi.
La metà delle vittime hanno meno di un anno, e molte di queste sono state uccise dalle proprie
madri.
Similarmente, alcuni pazienti di sesso maschile che soffrono di ossessioni di aggressività, e che
sono delle persone rispettabilissime della comunità, oltre che pazienti che non metteranno mai in
pratica ciò che pensano, sono preoccupati di poter un giorno perdere il controllo e diventare veri
assassini come Jeffrey Dahmer.
Questo argomento ci porta proprio alla domanda cruciale di questo capitolo: "Come essere sicuri
che si tratti solo di pensieri?"
Un caso clinico: l'accettazione del rischio nel caso dei pensieri intrusivi
Frank, un ragazzo che frequentava il mio gruppo di circa 20 anni, mi ha descritto molto bene i
pensieri intrusivi e penosi di cui soffriva.
Essenzialmente il suo problema più grande riguardava il fatto di non riuscire a convincersi del tutto
di non essere in grado di compiere effettivamente ciò che i pensieri gli suggerivano, pertanto aveva
paura di fare la stessa fine di Jeffrey Dahmer.
Nel periodo in cui Frank si è unito al mio gruppo (che, appunto, raccoglieva persone che soffrivano
di DOC) era già stato seguito da un mio collega e aveva fatto dei significativi passi avanti.
Frank soffriva di aggressioni di aggressività che avevano come contenuto quello di pensare in
continuazione di poter pugnalare le persone.
Evitava i coltelli e qualsiasi oggetto appuntito e la sua paura peggiore era quella di poter un giorno
diventare, appunto, come Jeffrey Dahmer.
Frank proveniva da una famiglia molto religiosa e gli era stato insegnato, o perlomeno aveva
imparato, che non avrebbe mai dovuto, per nessun motivo al mondo, manifestare la propria rabbia
verso nessuno.
Le sue ossessioni violente hanno avuto inizio alcuni anni prima, e si sono manifestate come
preoccupazioni eccessive di poter pugnalare qualcuno della sua famiglia.
Come molti dei mei pazienti che hanno sofferto di questo specifico tipo di ossessioni e che
provenivano, come Frank, da famiglie estremamente religiose, Frank era terrorizzato dall'idea di
aver già commesso una colpa imperdonabile per il solo fatto di aver avuto pensieri simili e era
altresì terrorizzato di essere destinato all'inferno per questo.
Ma per fortuna, grazie all'esposizione guidata a cui partecipava nella nostra clinica, e che consisteva
nel maneggiare dei coltelli e nell' ascoltare delle registrazioni su nastro fatte da lui stesso di quelle
che erano le sue peggiori ossessioni e grazie soprattutto all'apprendimento di come poter gestire la
sua rabbia, Frank è riuscito a stare molto meglio.
Non era in grado di lavorare, se non occasionalmente, di tanto in tanto, proprio a causa di simili
pensieri.
Ma nonostante tutti i suoi progressi continuava, in Frank, ad albergare questo atroce dubbio "non si
sentiva ancora del tutto convinto di non poter diventare un giorno come questo brutale assassino,
Jeffrey Dahmer".
Una parte del trattamento a cui è stato sottoposto Frank consisteva nel fargli vedere in videocassetta
in continuazione, avanti e indietro, un film riguardante proprio la biografia di Jeffrey Dahmer, fino a
quando questo ragazzo da solo non è riuscito a ridimensionare la propria paura ed è riuscito a
ridimensionarla provando di fronte al film, oramai, solo sensazioni di grande noia.
Soffrendo di questo disturbo e tendendo a vedere le cose o bianche o nere ed in termini meramente
perfezionistici, e ancora a causa di questo suo eccessivo senso di responsabilità e di ultracoscienziosità,
egli era troppo rigido e severo con se stesso, e insisteva, a tutti i costi, di poter
trovare, in qualunque maniera, il modo di essere sicuro al 100% che non avrebbe mai potuto perdere
il controllo, pugnalare qualcuno e mettere in atto i suoi pensieri.
Arrivati a questo punto, Frank era arrivato ad un'altra atroce conclusione: dato che, con
l'esposizione si sentiva molto meno ansioso e quindi l'ansia stava scemando, temeva di essere sul
serio una persona pericolosa, ora che non aveva i freni dell'ansia, e appunto temeva ancora di più di
fare la fine di Jeffrey Dahmer!
Quando qualcuno del gruppo ha ricordato a Frank che nessuno, tormentato o meno che fosse da
pensieri intrusivi, avrebbe mai potuto avere la garanzia assoluta di non mettere in pratica ciò di cui
aveva terrore, lui rispondeva che era logico, che anche lui riusciva ad arrivare a quella conclusione,
ma solo quando si trovava in clinica, Perché, al contrario, quando era da solo sentiva molto spesso il
bisogno di doversene convincere a tutti i costi.
Solo seguendo una terapia, oltre che comportamentale, anche cognitiva, come descriverò più avanti
nel libro, Frank riuscirà ad interrompere definitivamente questa sua ricerca ossessiva di sicurezza al
100 % .
Fino a quel momento, Frank ha continuato a lavorare su se stesso, imparando a esprimere in
maniera appropriata la sua rabbia ed iniziando davvero a vivere, per la prima volta dopo tanti anni.
La ricerca incessante di una certezza è, per molti pazienti, un qualcosa di molto dannoso e precario.
Da una parte, molti di essi sono ossessionati dal bisogno di avere l'assoluta certezza di non poter
mettere in pratica il contenuto delle loro ossessioni e sono angosciati dall'esistenza di quella
infinitesimale possibilità.
Costoro non riescono ad accettare la presenza del minimo dubbio al riguardo.
Ma questa è sempre una battaglia persa, dal momento che noi non possiamo essere sicuri al 100% di
nulla, così come non si è certi del fatto che domani il sole sorgerà ancora allo stesso modo non è
sicuro che io un giorno non commetta davvero un omicidio (tuttavia si può essere perfettamente in
grado di vivere una vita relativamente sana anche sapendo che esiste questa minima, irrilevante
eventualità ma non vale la pena di preoccuparsi al riguardo).
Nel caso di pazienti come Isaac, che ha paura di voler sul serio avere dei rapporti sessuali con degli
animali, e Martie, che ha paura, invece, di voler sul serio avere dei rapporti sessuali con il suo
bambino, questa ossessiva ricerca di una sicurezza li porta a controllare in continuazione il proprio
corpo, a monitorarlo, per provare a loro stessi di non essere eccitati alla sola idea.
Entrambi mi hanno confidato che quando li assale l'ossessione di poter effettivamente mettere in
pratica il contenuto dei loro pensieri, tendono a controllare il proprio corpo, stanno attenti al
minimo riflesso che queste ossessioni hanno sul loro corpo in termini di reazione fisica, per essere
sicuri al 100% di non avvertire la più piccola forma di eccitazione sessuale o formicolio lungo il
corpo.
In ogni caso questo non fa altro che aumentare la loro ansia, la loro preoccupazione Perché spesso
costoro falliscono la prova e si rendono conto che proprio quella parte del corpo su cui stanno
focalizzando l'attenzione in realtà prova qualcosa, ma non per qualche reale motivazione recondita
che sta sotto, bensì semplicemente Perché hanno spostato esageratamente l'attenzione proprio su
quella parte!
Ora fate questo esperimento: provate per un attimo, all'insorgere delle ossessioni, a focalizzare tutta
la vostra attenzione sui vostri genitali per alcuni secondi e sforzatevi con tutti voi stessi di
dimostrare che non avvertite assolutamente alcuna sensazione in quella parte.
Dovrebbe essere ormai chiaro che il punto cruciale della terapia per chi, come Isaac e Martie, soffre
di simili ossessioni, consiste proprio nell'interrompere qualsiasi tentativo di monitoraggio, a scopo
rassicurativo, delle proprie sensazioni corporee, Perché il controllo delle sensazioni provoca una
diminuzione della fiducia in se stessi ed un aumento progressivo della paura di potersi davvero
sentire come i pensieri intrusivi dicono che siamo.
Alla domanda "Come essere sicuri che si tratti solo di pensieri?" la mia risposta è chiara e semplice
"Non potrai mai esserne sicuro".
Infatti il tentativo stesso di avere la sicurezza totale è il modo peggiore di affrontare i peensieri
intrusivi, violenti, sessuali o blasfemi.
Non è una coincidenza se il termine francese per chiamare il "disturbo ossessivo-compulsivo" è
"malattia del dubbio", per questo motivo il loop dei miei pazienti è causato da una ricerca
spasmodica e senza fine di rassicurazione e dal dover essere sempre e in continuazioni certi al 100%
di qualsiasi cosa.
Ora, chiunque soffre di pensieri intrusivi violenti, sessuali o blasfemi soffre anche di disturbo
ossessivo-compulsivo?
Tecnicamente sì.
Basandoci su criteri ufficiali dell'Associazione Psichiatrica Americana, per chiunque è vittima di
pensieri intrusivi che si ripresentano in continuazione e che interferiscono più o meno pesantemente
sulla propria vita, così come fino ad ora sono stati descritti, la diagnosi più certa è che si tratti di
disturbo ossessivo compulsivo.
Caratteristiche del disturbo ossessivo compulsivo (DOC)
Elenco delle maggiori ossessioni e compulsioni particolarmente penose, che occupano più di un'ora
al giorno, o interferiscono con il lavoro, lo studio e le normali attività.
Ossessioni: pensieri intrusivi e penosi, impulsi o immagini mentali che non riguardano le effettive e
reali preoccupazioni della vita di tutti i giorni


-esempi:
--ossessioni di aggressività
--ossessioni sessuali
--ossessioni blasfeme
--ossessioni dubitative
--ossessioni di contaminazione
--ossessioni di simmetria
--ossessioni di perfezionismo estremo

Compulsioni: azioni che la persona non può fare a meno di eseguire, o per il sorgere di
un'ossessione o a causa di una forma mentis eccessivamente rigida
-azioni tese a contrastare l'ansia delle ossessioni o a prevenire quella che si ritiene essere una vera
catastrofe
-esempi:
--lavare
--controllare
--ripetere
--pregare
--toccare
--contare
--accumulare oggetti
--riordinare e mettere a posto gli oggetti in continuazione
--richiedere sempre rassicurazioni
Questo elenco ci permettere di avere un quadro un pò più chiaro di quelli che sono i più comuni
pensieri intrusivi del Doc.
In quasi tutti i luoghi in cui sono state condotte delle ricerche in merito, il disturbo ossessivo
compulsivo mostra di avere una prevalenza pari al 2% dell'intera popolazione.
Inoltre, in questi sondaggi condotti porta-a-porta, diversamente che nei pazienti che giungono nella
nostra clinica per richiedere una cura, la maggior parte delle persone hanno solamente delle
ossessioni (dette anche "pensieri intrusivi") e non anche compulsioni.
Stabiliti questi due punti importanti, possiamo stimare, con molta prudenza, che l' 1% della
popolazione soffre di ossessioni pure, e 2 milioni di persone ne soffrono solo negli Stati Uniti.
Sebbene questo spiritello, con i suoi malefici dubbi e domande, metta scaltramente le sue radici in
posti dove non è possibile sradicarlo completamente (Perché nessuno, ripeto, può avere la certezza
del 100% su alcun argomento) io, quando mi trovo con pazienti che hanno appena iniziato la
terapia, ci tengo molto a rassicurare quest'ultimi sul fatto che è possibile convivere con questa
incertezza e ritenere quella ipotetica e remota probabilità solo un qualcosa di molto trascurabile, che
non merita di essere presa in considerazione.
In particolare ho spiegato loro la profonda differenza che intercorre tra chi soffre di Doc e coloro
che, deviati e pericolosi, hanno veramente commesso crimini atroci.
Faccio un esempio: sottolineo sempre il fatto che dal momento che chi soffre di doc non ha mai
messo in atto, fino ad ora, nessuno di questi atroci pensieri e non ha mai agito in base a questi
terribili impulsi, questo è di per sè sufficiente per dimostrare che non lo faranno mai.
Un solido assioma della psicologia e della criminologia è il seguente: per capire quale sarà il nostro
comportamento futuro dobbiamo vedere qual è stato il nostro comportamento in passato.
Ugualmente, non si può neppure trascurare il fatto che chi soffre di doc si senta profondamente in
colpa riguardo ai propri pensieri: pertanto anche la presenza di sensi di colpa è una lampadina, un
segnale del fatto che costoro non rappresentano nè rappresenteranno mai un reale pericolo per
nessuno e che, di conseguenza, non metteranno mai in pratica il contenuto delle loro ossessioni.
D'altra parte, come accennato all'inizio del capitolo, io non sono tanto ingenuo e sprovveduto da
credere a priori che i miei pazienti non commetteranno mai simili atti.
Perciò è mio compito e dovere spiegare quali siano i segnali e gli indizi allarmanti che mi fanno,
invece, ritenere che alcuni pazienti siano sul serio pericolosi.
Alcuni segnali preoccupanti
Ho già scritto, precedentemente, che sebbene i miei pazienti spesso mi confessano di essere assillati
dall'idea di far del male ai propri figli o alla propria consorte, io non credo assolutamente che essi
possano davvero farlo e che rappresentino, di conseguenza, una minaccia.
Questo significa che davvero nessuno di loro mi preoccupa? Assolutamente no.
Su un centinaio di pazienti che sono arrivati nella nostra clinica negli anni passati, appena una
manciata mi hanno seriamente preoccupato.
Eccovi un esempio: un giovane uomo, proveniente da un altro Stato, era stato condotto nella mia
clinica dal suo psichiatra per iniziare con me una terapia comportamentale che lo esponesse al
contenuto dei suoi pensieri intrusivi e che riguardava il fatto di poter far del male alle persone.
Tuttavia, quando ho incontrato quest'uomo, e lui stesso ha iniziato a parlarmi dei suoi brutti
pensieri, ho iniziato a preoccuparmi seriamente.
Ho cercato di stare calmo e di chiedergli via via maggiori dettagli per stabilire se la terapia
comportamentale fosse indicata al suo caso. Ma le risposte che il ragazzo mi dava non facevano
altro che aumentare la mia preoccupazione.
Il ragazzo ha iniziato a raccontarmi che gli piaceva seguire l'apparizione in tv di personaggi
pubblici, ad esempio il Papa e il Presidente, e mentre li guardava immaginava di essere tra la folla e
sparare all'improvviso ad una di queste figure di spicco!
C'era qualcosa nella sua voce e nel suo comportamento mentre raccontava queste atrocità che non
mi convincevano del tutto sul fatto che ne fosse poi così disgustato.
Mi ha anche raccontato di avere avuto ogni tanto dei pensieri inerenti il fucilare o il pugnalare i suoi
genitori. Ha anche affermato che ogni tanto era solito testare se stesso restando in piedi sulla porta
della camera da letto dei suoi genitori e puntando un fucile ad aria compressa verso quest'ultimi che
erano addormentati. Tutto questo lo faceva per provare a se stesso che non sarebbe mai stato capace
di premere il grilletto.
Alla fine del nostro colloquio gli ho comunicato che la terapia comportamentale non era
assolutamente indicata nel suo caso e proprio per questo ho preferito mandarlo di nuovo dal suo
psichiatra per ulteriori accertamenti.
In seguito telefonai al medico in questione per avvertirlo che avevo il forte sospetto che il suo
paziente, quel giovane ragazzo, potesse essere davvero pericoloso e l'ho consigliato di sottoporlo da
una serie di ulteriori test per valutarne il potenziale psicotico e criminale.
Cosa in particolare mi aveva indotto in allarme?
In parte il fatto che il ragazzo non si sentiva assolutamente tormentato o particolarmente in colpa
per la presenza di simili pensieri, in parte il fatto che, ogniqualvolta parlava dei suoi genitori o della
gente che conosceva in paese, sembrava covare verso costoro troppa rabbia per una serie di offese
che lui credeva gli fossero state rivolte e in parte Perché aveva effettivamente preso un fucile e lo
aveva puntato contro coloro per cui nutriva una rabbia repressa.
Per tutti questi motivi mi sono sentito allarmato ed ho seriamente reputato che questo giovane
potesse rappresentare un vero pericolo per gli altri.
Ho pensato, pertanto, che il suo disturbo fosse molto più grave e serio rispetto ad una diagnosi di
Doc.
Come ho scritto in questo capitolo, una nuova informazione è emersa riguardo a quei ragazzi che
hanno fatto fuoco contro alcuni studenti, in un vero blitz armato, nella Scuola della Columbia.
Nei video che riprendono la sparatoria, alcune sequenze mostrano questi ragazzi che sono
completamente accecati da un desiderio di vendetta, per rancori personali, nei confronti degli altri
studenti.
Questa insieme di rabbia, rancore puro verso i compagni di classe che li deridevano e li escludevano
dal gruppo, e la facilità di reperire delle armi hanno determinato una combinazione mortale.
D'altra parte, i pazienti che chiedono di essere da me visitati, e che presentano pensieri violenti e
sessuali, sono persone completamente diverse.
Sono persone molto coscienziose, responsabili ed in loro simili pensieri sono fonte di pesanti sensi
di colpa e li inducono a pensare di essere dei veri peccatori.
A questi pazienti dico sempre che è proprio il fatto di sentirsi così agitati, così in colpa, così
immersi nel panico più assoluto, che da a loro la sicurezza di non poter mai mettere in pratica ciò
che più temono.
E nonostante io dica loro questo più e più volte, non riescono mai a convincersene del tutto.
Quando mi chiedono "Come posso essere certo al 100% di non compiere mai delitti atroci come
quelli compiuti da Jeffrey Dahmer o da Susan Smith o dai ragazzi della Scuola della Columbia?" io
rispondo sempre loro che coloro che si macchiano di crimini così atroci provano emozioni
completamente diverse dalle loro, emozioni di rabbia repressa, di assoluta mancanza di senso di
colpa e di pericolosità sociale.
La storia della criminologia è praticamente dominata da individui che sono dei veri sociopatici,
degli psicopatici o semplicemente dei criminali sanguinari, e questi termini, in psicologia, vengono
utilizzati proprio per indicare la personalità di soggetti che non nutrono affatto nè sensi di colpa nè
rimorsi per i loro comportamenti anti-sociali e criminali.
Il punto chiave è proprio questo, lo ripeto: il fatto che costoro non provano nè sensi di colpa nè
alcun tipo di rimorso per i loro comportamenti violenti.
Alcuni individui presentano le caratteristiche enunciate dalla Tabella 4, inerente, se adulti, il
Disturbo da Personalità Anti-sociale, e il Disturbo della Condotta se prima del raggiungimento del
diciottesimo anno di età.
Vediamo la Tabella 4.
Tabella 4
Disordini della Condotta
(fino ai 14 anni e più giovani)
-violenza o crudeltà verso persone o animali
--maltrattamenti o minacce nei confronti delle persone
--provocare risse
--usare un' arma (mazza, pistola, bottiglia rotta, pietra, coltello)
--derubare
-atti vandalici
--appiccare il fuoco
--distruggere deliberatamente la proprietà altrui
-mentire o rubare--forzare una casa o una macchina
--mentire o fregare il prossimo
--rubare nei negozi o contraffare degli articoli
-disobbedienza grave verso i propri genitori (prima dei 13 anni)
--stare fuori tutta la notte
--scappare di casa più di una volta
--marinare spesso la scuola
Disturbo Di Personalità Anti-sociale
(fino ai 15 anni o più grandi)
-compiere con frequenza atti per cui si potrebbe rischiare il carcere
-mentire ripetutamente, cercare di fregare il prossimo, nascondere la propria identità
-agire in maniera impulsiva e non progettare il futuro
-essere spesso coinvolti in risse
-essere spavaldi, non avere riguardo per la propria sicurezza e quella altrui
-agire in maniera irresponsabile (non pagare le tasse, non riuscire a tenersi un lavoro)
-non provare rimorso, non sentirsi in colpa, compiere atti che possono danneggiare il prossimo
Questi pazienti sono esattamente l'opposto dei pazienti che ho in cura e che soffrono di doc.
Quest'ultimi, infatti, sono estremamente coscienziosi, provano laceranti sensi di colpa e sono
tremendamente angosciati dal fatto di avere pensieri simili.
Ad alcuni pazienti che soffrono di Doc è stato diagnosticato anche il Disturbo Ossessivo
Compulsivo di Personalità (che, come indicato dalla Tabella 5 è caratterizzato anch'esso da un
livello molto elevato di coscienziosità)
Tabella 5
Caratteristiche del Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità
-sono eccessivamente responsabili ed inflessibili riguardo a questioni etiche e morali
-sono profondamente preoccupati da piccoli dettagli (perdono di vista l'intera foresta Perché notano
solo i singoli salberi)
-sono molto perfezionisti nel fare le cose
-sono eccessivamente dediti al lavoro
-non si disfano facilmente delle cose, anche di poco conto
-non tollerano che gli altri facciano le cose a modo loro e non tollerano infrazioni alle regole
-mancano di generosità
-risultano rigidi e testardi
Il forte senso di colpa e l'angoscia che molti pazienti provano sono dovuti ad una parte del cervello
chiamata "corteccia pre-frontale" e stanno a significare che questa stessa parte sta compiendo
correttamente il suo lavoro nella soppressione di simili pensieri.
Recentemente ho chiesto ad un mio collega, il Dr. Cary Savage, un esperto dell'aspetto
neuropsicologico nel Doc, di poter in un certo senso rassicurare i miei pazienti che temono, un
giorno, di poter mette in atto il contenuto delle loro ossessioni.
Lui ha detto loro "Il fatto stesso di sentire dei forti sensi di colpa e l'angoscia che deriva dall'essere
assaliti involontariamente da simili pensieri è già di per se stessa la prova che non metterete mai in
atto ciò che temete, ed è altresì la prova che la corteccia del vostro cervello sta funzionando
correttamente nel suo compito di inibire e sopprimere certi impulsi. Nel fare questo essa vi provoca
angoscia".
Pertanto, c'è una notevole differenza tra i miei pazienti che provano tanta vergogna e si sentono così
in colpa nell'avere certi pensieri di natura violenta e sessuale e coloro che, invece, commettono
crimini a sangue freddo, senza provare nè colpa nè rimorso.
Per rendere questa differenza ancora più chiara, pensiamo alla storia di Sally, di cui ho parlato nella
prefazione.

Lei era terrorizzata dall'idea di poter afferrare e colpire il suo bimbo e questo pensiero le provocava
vergogna e senso di colpa.
Se facciamo il confronto tra Sally e Susan Smith, notiamo che i casi sono molto diversi: Susan ha
bloccato nei sedili posteriori della sua auto i suoi stessi figli e li ha guardati a sangue freddo mentre venivano inghiottiti dalle fredde acque del lago, seguendoli addirittura con lo sguardo mentre, come
racconterà poi, terrorizzati, cercavano di liberarsi e invocare il suo aiuto, fino a quando non li ha
visti annegare completamente con tutta l'auto.
Poi, senza neppure un briciolo di senso di colpa e a sangue freddo, la donna si è presentata, poche
ore dopo il fatto, davanti alle telecamere di tutta la nazione e, mentendo spudoratamente, ha
accusato un uomo di colore di aver rapito i propri figli, infine ha invocato l'aiuto di tutti affinchè la
aiutassero a riavere i figli che amava.
In maniera molto simile, Jeffrey Dahmer, all'inizio dei suoi festini sanguinari, è apparso davanti alla
corte (intervengo un attimo x spiegare l'antefatto, sono tunnel: Jeffrey era stato arrestato Perché
sospettato di un omicidio in particolare ma poi, per mancanza di prove e per la sua incredibile
capacità di risultare sempre credibile, è stato rilasciato) ed è riuscito a mentire così spudoratamente
da riuscire a convincere il giudice e l'intera corte che l'unica mancanza che lui aveva avuto era stata
quella di bere qualche bicchiere di troppo, quando invece in realtà si era macchiato già da tempo di
crimini atroci.
Questo sangue freddo, questa totale mancanza di senso di colpa, e l'inganno ordito da questi due
personaggi non sono assolutamente presenti nei miei pazienti, che provano emozioni assolutamente
diverse. Quest'ultimi soffrono delle pene atroci, e si sentono colpevoli solo per il fatto di aver avuto
simili pensieri, e addirittura qualche volta hanno confessato crimini che non hanno mai commesso.
Simon, ad esempio, era un mio paziente affetto da pensieri terribili di investire dei pedoni tutte le
volte in cui guidava l'auto.
Questi pensieri gli causavano intensi sensi di colpa e lo angosciavano talmente tanto che oramai
guidava sempre meno.
Una volta, poi, a causa di una manovra azzardata (stava andando troppo veloce) venne assalito da
pensieri intrusivi.
Erano talmente forti che aveva iniziato a guardare ossessivamente nello specchietto retrovisore per
accertarsi che alle sue spalle non giacesse morto qualcuno che sentiva di aver investito.
Una volta dovette fare inversione più volte per esserne del tutto certo, ma ancora non riusciva a
convincersene.
Una volta a casa, seguì ossessivamente tutti i telegiornali della sera, la radio, le ultime notizie, alla
ricerca disperata della notizia che lo incolpasse di aver investito, uccidendolo, un pedone.
Una volta, il senso di colpa fu così intenso, e Simon così angosciato, che, pur non sentendone
notizia in tv, chiamò egli stesso la polizia e confessò un crimini che non solo non aveva mai
commesso ma che neppure era mai accaduto.
Chi potenzialmente può rappresentare un serio pericolo per i bambini?
Esistono dei segnali che possono dire se una donna può veramente rappresentare un pericolo per
suo figlio?
Sì, ci sono.
Una ridotta percentuale di donne che soffrono di depressione post-partum può sviluppare un
disturbo molto serio chiamato "psicosi post-partum".
Sebbene non conosca nello specifico i dettagli riguardanti quella donna che è stata accusata di aver
ucciso il proprio figlioletto mettendolo nel forno microonde, credo vi siano elementi sufficienti per
sostenere che soffrisse di psicosi post-partum.
Le donne che presentano questo tipo di disturbo perdono qualsiasi contatto con la realtà.
Riporto l'esempio di una neo mamma che credeva di aver "visto" uscire del fumo giallo dalle narici
e dalle orecchie del suo bambino piccolo e l'ha interpretato come un segnale di possessione
demoniaca.
Così ha deciso che l'unico modo per cacciare Satana fosse quello di far morire il bimbo nel secchio
della spazzatura.
Fortunatamente il marito tornò da lavoro in tempo e, udite le urla del povero figlio provenire dal
cestino, è riuscito a salvarlo.
La madre è stata ospedalizzata e la sua psicosi post-partum è stata affrontata con successo tanto che
oggi la donna è tornata a vivere una vita normale.
I casi in cui i pensieri intrusivi rappresentano un pericolo reale
Sotto vengono riportate alcune situazioni che hanno a che fare con l'insorgere di pensieri intrusivi
potenzialmente pericolosi e viene indicato il rispettivo trattamento.
Il caso in cui non vi sentiate assolutamente agitati per i pensieri che vi assalgono e, anzi, ne provate
piacere
Prima ho descritto il caso di un uomo che era solito guardare in Tv i discorsi e le udienze del Papa e
del Presidente degli Stati Uniti, per poi immaginarsi di essere lì tra la folla e sparare contro costoro.
Quando questo ragazzo parlava si dimostrava a dir poco esaltato e divertito all'idea, in lui non vi era
traccia alcuna di senso di colpa o di angoscia.
In questo caso sarebbe indicato rivolgersi ad uno specialista per appurare il potenziale effettivo e
reale di questi pensieri.
Il caso in cui avete avuto in passato atteggiamenti aggressivi e di devianza sessuale, anche sotto
l'effetto di alcool o droghe varie,
Ho visto diversi pazienti che, sotto l'effetto di alcool o droghe, hanno tenuto comportamenti
aggressivi che hanno provocato loro seri guai con la legge.
Quando questi individui sentono l'impulso irrefrenabile a compiere simili gesti è di vitale
importanza seguirli e aiutarli Perché il rischio che compiano quanto suggerito dalla loro mente è
troppo alto.
Ricordate sempre che ciò che vi dice come vi comporterete in futuro è il comportamento che avete
tenuto in passato.
Così se vi guardate dietro e ricordate di aver già, almeno una volta, agito in maniera inappropriata e
violenta nei confronti delle persone e degli animali, dovreste prendere sul serio i pensieri intrusivi.
Può darsi che voi non siate in grado da soli di inibire, come fa la maggior parte della gente, simili
impulsi e che abbiate bisogno di intraprendere una terapia per imparare a farlo.
Il caso in cui vi capita di udire delle voci o di ritenere che le persone ce l'abbiano con voi oppure
ancora di vedere cose che gli altri non vedono.
Come ho detto in precedenza (la storia della madre che soffriva di psicosi post-partum) le
allucinazioni possono essere pericolose Perché non ti consentono di percepire correttamente la
realtà.
Se questo accade anche a voi, contattate al più presto un centro di salute mentale Perché ci sono dei
trattamenti molto validi ed efficaci che vi potranno consentire di stare meglio e condurre una vita
normale.
Il caso in cui provate una rabbia incontrollabile e fate sempre più fatica a resistere agli impulsi
aggressivi e violenti che vi spingono ad agire
Gli studenti che hanno fatto fuoco sui propri compagni di classe alla Scuola già citata rientrano in
questo caso.
Si sentite di provare un rancore ed una rabbia esplosiva repressa verso una particolare persona o un
gruppo di persone, dovete rivolgervi al più presto ad un centro di salute mentale Perché anche in
questo caso ci sono delle terapie molto valide ed efficaci.
Ad ogni modo, non finirò mai di ripetere che la maggior parte delle persone che soffrono di
pensieri intrusivi non metteranno mai in pratica il contenuto delle loro ossessioni.
CAPITOLO QUARTO

Cosa provoca i pensieri intrusivi?
Anche se nessuno sa spiegare con precisione il Perché partoriamo simili pensieri, esistono diverse teorie che a loro modo avanzano delle ipotesi (sebbene io continui a ritenere la teoria dello Spirito della Perversità di Poe la più accreditata).
Queste teorie sono sì diverse ma non si escludono a vicenda, semmai possono tranquillamente convivere assieme.

Proprio Perché i pensieri intrusivi si sono manifestati in tutte le culture, in tutti i luoghi e in tutte le epoche, sembra che sia un dato certo il fatto che essi siano stati scritti nella nostra mappa genetica.

Questo concetto è alla base della teoria evoluzionistica che, assieme alle altre, cerca di fornire una valida spiegazione al fenomeno.

Cosa provoca l'insorgere di pensieri intrusivi?

La Teoria Evoluzionistica

Dal punto di vista evoluzionistico, la tendenza a partorire pensieri ed impulsi violenti e di natura
sessuale si è sviluppata negli essere umani all'origine della specie stessa, quando era in atto il
processo che ha portato allo sviluppo completo del corpo e della mente, per consentire ai "primi
umani" di sopravvivere e riprodursi.

Ad esempio, la teoria evoluzionistica sostiene che i geni degli antenati che raramente nutrivano pensieri di natura sessuale nei confronti dell'altro sesso, con il tempo, sono stati sostituiti e superati dai geni di coloro che invece pensavano al sesso più frequentemente, e questo è avvenuto per l'istinto di sopravvivenza e di riproduzione tipico dell'uomo, che portava coloro che pensavano
spesso al sesso ad agire in questo senso e dunque ad avere una prole più numerosa rispetto agli altri,
più inibiti e fragili.
La teoria evoluzionistica spiega anche il Perché il sesso maschile rispetto a quello femminile tende
ad avere un numero più elevato di pensieri aggressivi ed un comportamento più aggressivo.
Gli antenati maschi che avevano sviluppato una forma di pensiero e dei comportamenti più
aggressivi riuscivano a diventare dei veri e propri leader del gruppo e, come risultato, riuscivano più
degli altri a conquistare le donne e a renderle gravide, facendo così in modo che i loro geni
(aggressivi e primordiali) si trasmettessero di generazione in generazione a discapito dei geni di
individui più fragili e meno aggressivi.
Queste teorie evoluzionistiche, in parte molto controverse, sono state avanzate anche per cercare di
spiegare gli stupri e gli infanticidi.

Per quanto riguarda le aggressioni sessuali e gli stupri, la teoria evoluzionistica sostiene che i nostri antenati maschi violenti, quelli che violentavano le donne e le ingravidavano, abbiano trasmesso i loro geni (violenti) alla prole e alle generazioni successive, provocando una vera predisposizione dell'uomo alla violenza sessuale.

Per quanto riguarda, invece, l'infanticidio, studi condotti negli Stati Uniti e in Canada hanno confermato la raccapricciante verità che i genitori non biologici (patrigni e matrigne), che non hanno alcun rapporto di sangue con i bambini che devono accudire, sono di gran lunga più inclini ad uccidere i loro figliastri rispetto ai genitori naturali (il che, probabilmente, spiega la presenza
massiccia, anche nelle fiabe e nei racconti per bambini, di patrigni e matrigne).
La teoria evoluzionistica offre anche in questo caso una sua spiegazione: i nostri antenati maschi erano soliti raccogliere il cibo e altri mezzi di sussistenza solo ed esclusivamente (dati di natura archeologica) per i propri figli naturali e poco si curavano dei figli, ad esempio, degli altri maschi del gruppo, verso i quali non avevano alcun rapporto privilegiato.

Da qui, ancora una volta, il gene dell'accudire solo i propri figli e meno gli altri è stato trasmesso alle generazioni successive.
Simili fenomeni sono stati osservati, oltre che negli ominidi, anche nei primati.
Nel caso, ad esempio, di Susan Smith c'è stato chi si è riallacciato a questi echi della teoria
evoluzionistica: "Il suo è un caso tipico. Rimasta incinta a 19 anni, sposatasi in fretta, Smith si è separata all'età di 23 anni. Era incapace di
badare a se stessa è finita con il cercare l'appoggio e con il dipendere, anche nelle scelte, da un
uomo ricco che però non era assolutamente intenzionato a farsi carico anche dei suoi bambini".
Il punto di vista evoluzionistico è stato anche utilizzato per capire il Perché le neo mamme vengono assalite dai pensieri intrusivi di far del male ai propri bambini.
Nello scritto dedicato all'insorgere dei pensieri intrusivi nella depressione post-partum, la Dr.Katherine Wisner ha sottolineato che più queste madri hanno oggi pensieri di natura violenta, filmini mentali che ruotano intorno ad eventi che eventi che potrebbero accadere ai loro bambini, più tendono a controllarli incessantemente durante il giorno per assicurarsi che siano sani e salvi.
Questa scoperta ha indotto la Dottoressa Wisner a ritenere che forse questi pensieri sono stati selezionati e scelti dall'evoluzione della specie Perché un tempo, nella preistoria, i bambini erano molto più esposti rispetto ad oggi a situazioni pericolose e pertanto le madri dovevano vigilare
continuamente su di loro, per consentire che non perissero e potessero così avere maggiori chanses di sopravvivenza.

Da qui è passato il gene della "vigilanza e dell'eccessivo controllo".

La Dottoressa ritiene che la teoria evoluzionistica spieghi, alla luce di questo eccessivo controllo,
anche il Perché le neo mamme oggi sono tormentate da pensieri aggressivi: abbiamo detto che
secoli fa le madri erano molto vigili nei confronti dei loro bambini, questo ha consentito ai piccoli
di svilupparsi e di non morire precocemente, trasmettendo così i loro geni a coloro che sarebbero
venuti dopo. Con tutta questa "iper-vigilanza" le donne in particolar modo hanno provocato una
modifica nella chimica del loro cervello, rendendolo particolarmente sensibile ai reali segnali d
'allarme. Cambiando le condizioni ambientali tutto quel controllo non era più necessario e, di
conseguenza, molte donne hanno rallentato questa iper-vigilanza, ma non tutte, alcune infatti, per
una serie di motivi, ancora conservano questi "ricordi" ancestrali anche quando i reali pericoli sono
scomparsi.
Questi impulsi e questi pensieri di natura violenta o sessuale che un tempo servivano dunque a
prevedere qualsiasi tipo di pericolo per il bambino vengono controllati dalle zone inferiori del
nostro cervello (la parte che abbiamo in comune con gli altri mammiferi).
Dal momento che l'uomo è nato per stare in comunità c'era bisogno di una parte del cervello che
inibisse certi impulsi, che li tenesse sotto controllo e questa parte, con l'andare del tempo e con
l'evoluzione della specie, è stata svolta da una zona precisa del nostro cervello.
Il compito principale della corteccia orbitale-frontale (la parte del cervello situata sopra gli occhi, da
qui il termine "orbitale" e dietro alla fronte) è quello di valutare se certi impulsi e certi istinti
debbano trovare una valvola di sfogo e quindi debbano essere "agiti" o se, invece, è il caso di
sopprimerli ed inibirli.
Per riepilogare questa breve digressione evoluzionistica che cerca di spiegare i pensieri intrusivi,
vorrei aggiungere una mia personale teoria: i problemi che i miei pazienti hanno riguardo a simili
pensieri derivano principalmente da 2 ragioni:

-non riescono ad accettare che questi pensieri violenti e aggressivi siano in realtà parte integrante e
fondamentale dell'essere umano

-temono che la corteccia orbito-frontale del loro cervello non funzioni correttamente e non riesca a inibire certi pensieri, hanno ciò paura che il loro cervello non riesca a capire quali pensieri siano accettabili e quindi agibili e quali invece da frenare Perché inappropriati.

Nel primo caso pensiamo ad Isaac, l'umo che era era terrorizzato dall'idea di poter aver rapporti
sessuali con degli animali, non è stato in grado di progredire con la terapia fino a quando non è
riuscito a capire che i suoi pensieri sono pensieri che davvero tutti noi abbiamo, anche se non ce ne
accorgiamo, sono pensieri che tutti noi almeno una volta hanno elaborato, e questo non fa di tutti
noi dei pervertiti, delle persone da collocare ai margini della società, questo fa di noi semplicemente degli esseri umani, così come siamo stati creati.

Tanto che alla fine lui non stava male per il pensiero in sè ma per il senso di colpa che si attribuiva
per averli avuti, per la sua reazione, rigida ed inflessibile, ad un semplice ed innocuo pensiero.

Kay, che aveva il terrore di far male ai propri bambini, è, invece, un esempio del secondo caso: non è riuscita ad andare avanti con la terapia fino a quando non si è convinta che il suo cervello funziona correttamente, che da solo sa il fatto suo e sa perfettamente, prima di lei, quali pensieri far
passare e quali inibire.

Freud e lo Spirito di Perversità
Un apparente paradosso deriva tuttavia proprio dalla teoria evoluzionistica.
Come già spiegato, la teoria evoluzionistica sostiene che gran parte della corteccia orbito-frontale (o
xlo- una buona parte di essa) serve a inibire quei comportamenti di natura sessuale violenta o
semplicemente aggressiva che non consentono all'uomo di integrarsi come si deve in una società
civile.
Ma l'uomo ha comunque tenuto spesso, fin dall'antichità, dei comportamenti sconvenienti,
aggressivi, che però non sono stati inibiti dal cervello.
Il problema, pertanto, non può essere analizzato con l'ausilio della sola teoria evoluzionistica.
Sigmund Freud ha affrontato questo argomento nel suo libro Totem e Tabù, sottolineando il fatto
che i tabù non sarebbero necessari se la gente non desiderasse fare proprio quelle cose ritenute così
sconvenienti in una società civile.
Ad esempio, i Comandamenti che dicono "Non uccidere", "Non commettere adulterio" non
sarebbero stati necessari se queste cose non fossero mai accadute.
Freud sottolinea il conflitto che noi avvertiamo quando i nostri pensieri di natura sessuale e violenta
(tracce del nostro passato secondo la teoria evoluzionistica, che Freud chiama l' "Io") si scontrano di
petto con le recenti, rigide regole che regolano la nostra società, come quell'era dell' era vittoriana in
cui viveva).
Freud ha anche teorizzato che nel momento stesso in cui l'uomo entra a far parte di un gruppo, di
una società, fa proprie anche le regole e restrizioni sociali della propria comunità, che lui chiama
"Super-io" (alcuni sostengono che ci sia una grande somiglianza tra le funzioni svolte dalla
corteccia orbito-frontale e il Super-io freudiano).
Anche a rischio di mettere in bocca a Freud parole non sue, potremo dire che lo Spirito di Perversità
è sorto proprio da questo scontro tra questo lato biologico, proprio dell'uomo, e le regole nelle quali
l'uomo è inserito, tra i suoi pensieri ed impulsi sessuali ed aggressivi e le restrizioni sociali che
mirano a sottrarre libertà all'individuo, frenandone i comportamenti).
In altri scritti, Freud stesso parla proprio del concetto di "ironia", sostenendo che quest'ultima si è in
parte sviluppata come convenzione sociale approvata dalla comunità per cercare di appianare questa
tensione.
Soppressione del pensiero e pensieri intrusivi
Entrambe queste due teorie, questa evoluzionistica e quella freudiana, risultano però non
sperimentate.
Tuttavia sono molto utili principalmente a darci un'idea di dove questi pensieri siano arrivati.
Una teoria un pò più recente, chiamata "soppressione del pensiero", è stata proposta dal Dr. Daniel
Wegner.
Essa presenta il vantaggio di essere stata testata e di aver suggerito anche un metodo per contrastare
e ridurre i pensieri intrusivi.
Nella prefazione originale del libro Orsi bianchi e altri pensieri intrusivi il Dr. Wegner spiegata la
scelta del titolo:
"Si potrebbe pensare che il libro tratti veramente di orsi bianchi, dato il titolo e il resto. E in un certo
modo è vero! Sebbene l'argomento riguardi proprio i pensieri intrusivi non voluti e il modo in cui la
gente può contrastarli, gli orsi bianchi in qualche modo c'entrano Perché sono tratti da un episodio
biografico del giovane Tolstoy.
Sembra che una volta egli fosse stato costretto dal fratello a restare in un angolo fino a quando non
fosse riuscito a smettere di pensare ad un orso bianco.
Sicuramente Tolstoy non vi riuscì ed il punto è proprio questo: non abbiamo il controllo totale della
nostra mente, specialmente quando si tratta di dover sopprimere e bloccare dei pensieri intrusivi non
voluti."
Semplificando, la teoria di Wegner si basa sul fatto che tutte le volte che ci sforziamo di non
pensare ad una cosa in particolare, il pensiero paradossalmente si impone alla nostra mente più di
quanto non lo farebbe se noi non cercassimo di evitarlo.
Inoltre, non solo non siamo in grado di bloccare certi pensieri ma il fallimento di ogni tentativo
produce anche una sorta di effetto a rimbalzo per cui quegli


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non ho ancora finito di leggere ma quando l'autore distingue le persone affette da doc da quelle effettivamente pericolose ho pensato e se io appartenessi alla seconda categoria? davvero ero angosciata dalle mie paure? (visto che l'angoscia è prova dell'esistenza del doc)?

proprio ieri dicevo a mia madre con freddezza senza che il doc centrasse nulla che mi sento distante da mio figlio, che non provo un gran bene e che spesso non lo sopporto (è disubbidiente capriccioso spesso insopportabile, mi mette in imbarazzo con gli altri ecc)

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QUOTE (Torment @ Mercoledì, 13-Feb-2013, 12:47)
non ho ancora finito di leggere ma quando l'autore distingue le persone affette da doc da quelle effettivamente pericolose ho pensato e se io appartenessi alla seconda categoria? davvero ero angosciata dalle mie paure? (visto che l'angoscia è prova dell'esistenza del doc)?

proprio ieri dicevo a mia madre con freddezza senza che il doc centrasse nulla che mi sento distante da mio figlio, che non provo un gran bene e che spesso non lo sopporto (è disubbidiente capriccioso spesso insopportabile, mi mette in imbarazzo con gli altri ecc)

PSICO-green.gif è un classico anche questo

io ho questa idea da quando ero piccola
mi sono fissata di non voler bene nell'ordine:
a mia madre
a mio padre
a mio nonno
a mia nonna
a mia sorella
e alla fine al mio fidanzato

gli unici per i quali ho provato sempre amore e non ho mai avuto un dubbio al mondo sono stati i miei gatti

non ti dice niente?

la morale nn ti dice che devi voler bene ai gatti

e quel bene era l'unico che riusciva ad affiorare in superficie spontaneo e puro

l'lamore per tutti gli altri che ho citato c'era ma non lo sentivo, perchè le sovrastrutture, i sensi di colpa, il doc ecc... non me lo facevano sentire

scommetti che vale anche per te?

e guarda che tutti i doccati leggendo questo libro hanno pensato la tua stessa cosa


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simmi sei sempre carina con me, grazie!
dici davvero che tutti i doccato leggendo la distinzione tra persone affette da doc e persone realmente pericolose hanno pensato di appartenere alla seconda categoria?
quando ho letto che l'elemento che caratterizza le persone pericolose è la freddezza l'assenza di angoscia ho pensato : forse neanche io provavo angoscia. ho messo in dubbio anche quello
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QUOTE (Torment @ Giovedì, 14-Feb-2013, 19:32)
simmi sei sempre carina con me, grazie!
dici davvero che tutti i doccato leggendo la distinzione tra persone affette da doc e persone realmente pericolose hanno pensato di appartenere alla seconda categoria?
quando ho letto che l'elemento che caratterizza le persone pericolose è la freddezza l'assenza di angoscia ho pensato : forse neanche io provavo angoscia. ho messo in dubbio anche quello

sì, se ci fosse ancora il post originale potresti leggere decine di domande come la tua


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pensa che ora che ho realizzato che il doc riguarda cose che non si vogliono fare e io stessa dicevo sempre ho paura di fare cose che non voglio, ora mi sono detta ma forse io le volevo...
stava diventando tutto chiaro e sono riuscita a rioconfondere le acque...
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QUOTE (Torment @ Giovedì, 14-Feb-2013, 20:34)
pensa che ora che ho realizzato che il doc riguarda cose che non si vogliono fare e io stessa dicevo sempre ho paura di fare cose che non voglio, ora mi sono detta ma forse io le volevo...
stava diventando tutto chiaro e sono riuscita a rioconfondere le acque...

il doc è molto bravo in questo


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Inoltre, non solo non siamo in grado di bloccare certi pensieri ma il fallimento di ogni tentativo produce anche una sorta di effetto a rimbalzo per cui quegli stessi pensieri ritornano sempre più
frequentemente anche dopo che noi abbiamo smesso di bloccarli.
E questo accade tutte le volte in cui ci sforziamo disperatamente di bloccare un certo pensiero.
Come Freud ha puntualizzato, la società cerca di punire e regolare i pensieri di natura sessuale e
violenta che potrebbero essere potenzialmente distruttivi in una comunità.
Wegner potrebbe obiettare che, a causa di certi tabù che la società impone, validi ad esempio in casa
come in Chiesa, noi impariamo a farli nostri e ci monitoriamo in continuazione e tutte le volte in cui
percepiamo l'arrivo di un certo pensiero e lo etichettiamo come "sbagliato", noi ci sforziamo
immediatamente di bloccarlo.
Ma, come Wegner ha puntualizzato, comportandoci in questo modo non facciamo altro che
diventare i peggiori nemici di noi stessi, Perché stiamo entrando in un circolo vizioso che ci porta a
pensare di più a certe cose (Perché ci sforziamo di non pensarle) e a pensarle sempre più
frequentemente anche quando non blocchiamo più il pensiero (per l'effetto rimbalzo di cui si è
detto).
La teoria di Wegner ci ha dato un valido strumento da utilizzare durante la terapia con i nostri
pazienti.
Un punto cruciale è infatti il seguente: dire ai nostri pazienti che è perfettamente normale avere certi
pensieri, per quanto disgustosi e violenti essi siano, e che è proprio il tentativo disperato di bloccarli
che invece ce li ripresentano in continuazione.
Dobbiamo comportarci come Padre Jack che abbiamo già incontrato e come lui dobbiamo
consentire al nostro cervello di accettare che quel pensiero ci attraversi nella mente, non dobbiamo
caricarlo di significati o dargli importanza, solo così diventerà meno aggressivo, fino a quando non
lo noteremo neppure.
D'altra parte c'è da considerare quest'altro punto: sebbene la soppressione del pensiero giochi un
ruolo molto importante nella lotta al disturbo, non sono d'accordo nel ritenere che tale soppressione
sia decisiva nello sviluppo delle ossessioni cliniche.
Infatti, tutti i miei pazienti hanno cercato di sopprimere il pensiero ma solo una parte di essi sono
stati gravemente tormentati e paralizzati dalle proprie ossessioni.
Gli altri, pur tentando di sopprimerli, sono cmq riusciti a non esserne poi così sconvolti.
Perciò cosa fa sì che i pensieri intrusivi, cmq e sempre spiacevoli, si trasformino però da semplici
fastidi a pensieri così penosi e invalidanti?
Perché questi pensieri sfuggono ad ogni tipo di controllo?
Le ricerche suggeriscono che un disturbo psichiatrico come la depressione, il disturbo ossessivocompulsivo,
Il disturbo ossessivo compulsivo di personalità, la sindrome di Tourette o il disturbo
post-traumatico da stress è quasi sempre presente in persone che soffrono di pesanti pensieri
intrusivi.
Depressione
Come ho già detto alcune mamme soffrono di depressione, sia nel periodo di tempo
immediatamente successivo alla nascita del bambino sia più tardi, e sono pertanto più vulnerabili
all'insorgere di pensieri intrusivi di far del male ai propri figli rispetto alle donne che non soffrono
di depressione.
Ad esempio, il Dr Jennings e associati, di Pittsburgh, hanno intervistato un centinaio di donne
depresse con a carico un bimbo al di sotto dei tre anni di età ed hanno scoperto che il 41% ha
ammesso di aver avuto pensieri aggressivi e violenti verso i loro stessi figli, di contro al solo 6% di
46 donne non depresse.
Quando si è depressi si tende a guardare a noi stessi e al mondo intero attraverso delle lenti scure e
ci si predispone maggiormente a sviluppare pensieri pericolosi di morte.
Un gruppo di ricercatori in Inghilterra ha recentemente effettuato degli studi su 4 donne che
soffrivano della cosiddetta paura della "morte nel lettino" (a volte chiamata negli Stati Uniti la
"sindrome da morte improvvisa del neonato", o SIDS).
Tutte queste donne erano depresse e tutte si sentivano spinte a controllare ossessivamente il respiro
del bambino durante la notte, mentre riposava nel suo lettino.
Le caratteristiche della depressione clinica sono elencate nella Tabella 6.
Come potete vedere dalle caratteristiche finali, quando si è depressi spesso si vanno a pensare le cose più atroci.
Tabella 6 Caratteristiche della depressione clinica:

-sentirsi giù, tristi, vuoti, in lacrime la maggior parte del tempo
-perdita di interesse o di piacere nelle attività che normalmente coinvolgevano
-perdere appetito e peso, o avere più appetito e aumentare di peso
-avere problemi nel dormire o dormire troppo
-sentirsi rallentati per la maggior parte del tempo o sentirsi nervosi
-sentirsi molto stanchi e privi di energia per la maggior parte del tempo
-avere problemi di concentrazione o, al contrario, sentire il bisogno di prendere delle decisioni per la maggior parte del tempo
-pensare spesso alla morte e al suicidio
-perdere interesse sessuale
-sentirsi privi di valore o in colpa per errori fatti in passato.

E' molto importante a questo punto fare una chiara distinzione tra i pensieri intrusivi, oggetto di questo testo, e i pensieri suicidi che sono molto comuni nella depressione.

Se tu hai dei pensieri molto forti e persistenti come il:
-fantasticare su come potresti ucciderti
-immaginare te stesso disteso dentro una bara
-forte impulso a tagliarsi
-forse impulso a spararsi
-forte impulso a impasticcarsi
-forte impulso ad impiccarsi
-forte impulso a buttarsi dalla finestra
-forte impulso ad andare a sbattere con l'automobile
-forte impulso a fantasticare di compiere questi gesti allora dovresti preoccuparti seriamente e rivolgerti ad un centro di salute mentale appena possibile.

Questi pensieri potrebbero essere pericolosi e sono completamente differenti dagli innocui pensieri di natura sessuale, aggressiva e religiosa che sono oggetto di questo testo.


Sindrome di Tourette

La Sindrome di Tourette è un disturbo neuropsichiatrico che si basa proprio su questo conflitto tra i nostri impulsi di natura sessuale ed aggressiva e i tabù della società.
In nessun altro disturbo, oltre il Doc, lo Spirito di Perversità svolge così bene il suo compito!
In questo caso, dietro i vari movimenti involontari del corpo e/o facciali e gli strani suoni emessi che stanno alla base del disturbo, coloro che ne sono colpiti sentono a volte l'impulso di urlare oscenità in pubblico, oppure possono iniziare a masturbarsi davanti a sconosciuti e anch'essi iniziano ad essere assillati da pensieri ed impulsi intrusivi di natura violenta o sessuale.


Riporto un caso di un uomo che ha sofferto della sindrome in questione:
"Verso la metà del XV secolo un padre, seriamente preoccupato per lo stato mentale del figlio, in compagnia del figlio fece un viaggio dall' Europa centrale a Roma per sentire il parere di un esorcista. Il padre dichiarò che il figlio, fino a poco tempo prima, aveva un' ottima reputazione ed era uno stimato predicatore.

Ma con suo grande orrore, aveva di recente sviluppato uno strano e incontrollabile impulso a bestemmiare e a maledire a voce alta tutte le volte in cui si trovava in una Chiesa.

Il figlio stesso era terrorizzato da tutto questo Perché a quell'epoca questi comportamenti venivano severamente puniti con la condanna a morte (pensiamo all'esecuzione sommaria di quelle donne che venivano reputate delle "streghe").
Quando al ragazzo gli si chiese di spiegare cosa gli prendeva in quei momenti, il giovane diceva che gli sembrava di avere una specie di demone dentro che si impossessava del suo corpo contro la sua volontà.

"Non posso farci nella" diceva "è come se si impossessasse di tutto il mio corpo....è lui che mi fa parlare o piangere. Sento le parole che mi suggerisce, non sono io a volerle, cerco di resistere ma non riesco mai a trattenerle".
Ipotizzando e temendo una possessione demoniaca il padre decise pertanto di condurlo al cospetto di un esorcista per estirpare dal corpo del figlio il demonio".

Ogni cosa che un malato di questo disturbo sa di non dover fare, ecco! proprio quella cosa diventa la mira, il bersaglio del demonietto.
I pazienti che ne soffrono mi dicono di sentirsi costretti, ad esempio, a fare gesti assurdi, come quello di affondare i coltelli nelle prese elettriche, cercare di strapparsi i bulbi oculari, attivare sistemi di allarme, toccare le persone, urlare frasi razziste o parole blasfeme in Chiesa.
E a differenza di chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo, i malati di Sindrome di Tourette mettono sempre in pratica ciò che pensano.

Il neurologo Oliver Sacks ha brillantemente spiegato alcuni casi di pazienti che soffrono di questa sindrome, dando una visione molto accurata ed approfondita del fenomeno.

Recentemente egli ha raccontato la storia di un chirurgo che ne era affetto, mostrando proprio come questo demonietto si divertiva alle spalle del pover'uomo.

In questi scenari che ora vediamo, notiamo che tutte le volte in cui un determinato comportamento viene proibito e considerato "sconveniente", è proprio quello che viene preso di mira dal
demonietto:
Esempio: Una paziente di Bennet (il chirurgo) era una donna robusta con un melanoma al gluteo che necessitava di essere reciso in profondità. Bennett si lavò le mani e indossò dei guanti sterilizzati.
Appena pensò al fatto di essere obbligato ad indossare dei guanti sterili, il demonietto iniziò a tormentarlo, tanto che il chirurgo si sentì costretto all'improvviso a strofinare il guanto destro, già indossato e sterilizzato, su una parte del braccio sinistro dove non era arrivata l'acqua e, pertanto, a
"sporcare" il guanto.

La paziente lo guardò completamente privo di espressione.
Simili episodi sono sempre accaduti a Bennet.
Esattamente come il chirurgo descritto da Oliver Sacks, molti dei miei pazienti che soffrono di sindrome di Tourette hanno sentito il forte impulso a fare le cose più sconvenienti nei momenti meno adatti.

Per un chirurgo questo può riguardare la sterilizzazione degli oggetti chirurgici e delle mani, ma per un mio paziente, Brad, un rappresentante di commercio di appena quarant'anni che è solito spostarsi in macchina, questo può riguardare l'impulso fortissimo a sbandare con la macchina e andare
volontariamente fuori strada.
Sebbene, l' Haldol, il farmaco che assume, è riuscito a controllare molti dei suoi tic e delle sue
contrazioni muscolari e facciali, lui mi ha confidato, la prima volta che ci siamo visti, che gli erano
rimaste delle fissazioni che lo spingevano a mettere in atto delle manovre pericolose, come quella di
cambiare bruscamente marcia mentre viaggiava ad altissima velocità in autostrada! (devo confessarlo: quando lui mi ha raccontato ciò mi sono chiesto, per tutti i giorni a seguire, come sarebbe stato fare una cosa simile, anch'io ho provato un forte impulso a vedere cosa si provassevedete
bene che lo Spirito di Perversità è sempre in agguato, con tutti!).
Brad mi ha spiegato che quando quest'impulso così pericoloso lo pungolava, riusciva a contrastarloe a bloccarlo solo fino a quando non rientrava in qualche stradina laterale sano e salvo, rallentando e assicurandosi che nessuna macchina lo stesse seguendo.

Dopo non ci riusciva più.

Lì, infatti.....BUM! Non resisteva: doveva far leva sul cambio per cambiare marcia, sentiva la marcia stessa grattare fortemente, quindi sterzava e andava fuori strada fino a quando la macchina
per un ostacolo non si fermava da sola.
"Oh sì, dottore, lo penso e lo faccio ed è per questo che mi muovo solo con macchine noleggiate".
Si ritiene che il disturbo ossessivo-compulsivo e la Sindrome di Tourette possano essere, in certi
casi, dei disturbi geneticamente collegati tra di loro.
Da alcune ricerche effettuate è stato messo in luce che chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo è
meno incline a soffrire di pensieri particolarmente violenti e di natura sessuale a meno che non
soffra anche di tic e contrazioni muscolari tipici della sindrome di Tourette.
Ad esempio, il Dr. Leckman e suoi associati all'Università di Yale hanno scoperto che coloro che
hanno dei tic nervosi correlati al disturbo ossessivo-compulsivo presentano anche pensieri intrusivi
molto più violenti, aggressivi e blasfemi rispetto a coloro che soffrono di Doc ma senza tic.
Similarmente, il Dr. Zohar e suoi associati all' Università ebraica di Israele hanno condotto delle
ricerche sugli adolescenti che soffrono di Doc e hanno scoperto che coloro che presentano anche dei
tic nervosi hanno pensieri intrusivi ed immagini mentali molto più gravi e penose di coloro che
soffrono di Doc senza però presentare tic.
Tabella 7
Caratteristiche della Sindrome di Tourette:
-prima dei 18 anni possono essere presenti tic sonori (suono o rumore vocale)
-i tic sono frequenti, quotidiani, e possono durare anche per qualche anno, i bambini, in particolare,
non riescono ad avere periodi di remissione completa superiori ai 3 mesi consecutivi.
Esempi di tic muscolari:
-Faccia
--le palpebre, ruotare gli occhi, arricciare all'indietro le palpebre, fissare, toccare le sopracciglia,
aggrottare il viso, aggrottare le sopracciglia, arricciare il naso, muovere le narici, aprire la bocca,
fare smorfie con il viso, ghignare, atteggiamento imbronciato, muovere le labbra, sputare per terra,
muovere la lingua, mordicchiarsi le labbra, leccarsi le labbra, digrignare i denti, picchiettarsi le
guance, protendere la mandibola, succhiare, strofinarsi il mento
-Testa o Collo--girare la testa, piegare la testa, muovere di scatto la testa, abbassarla di scatto,
ruotarla, girarla, stringere le spalle, ingobbirsi con le spalle, stirarsi il collo
-Braccia--muovere bruscamente le braccia, serrare i pugni, stirarsi le dita, battere le braccia,
muoversi lentamente, stendere le braccia, piegarle, allungare le braccia dietro la schiena
-Corpo--muovere il bacino, sobbalzare l'addome, contrarre il busto, protendere l'addome, stringere
le natiche, gonfiare il petto, stringere lo sfintere, fremere
-Gambe--agitare piedi e dita, flettere le anche, scalciare, protendere all'indietro le dita, stendere e
flettere le ginocchia.
Esempi di tic sonori:-schiarirsi la gola
-ringhiare
-odorare
-sbuffare
-grugnire
-imprecare
-ripetere cose appena dette da altri
-deglutire
-emettere vari suoni
-strillare
-singhiozzare
-scattare
-emettere pernacchie
-respirare forte
-respirare profondamente
-fischiettare
-canticchiare senza parole
-sibilare
-tirare su con il naso
-grugnire
-dire "yahoo"
-fare qua qua
-dire "ha, ha, ha"
-ansimare
-ripetere certi suoni tipo: Sh, Sh, Sh, T, T, T, T, Ooh, Ugh
Disturbo ossessivo compulsivo di personalitàAd alcune persone che soffrono di pensieri intrusivi può essere anche diagnosticato un Disturbo
ossessivo-compulsivo di personalità (DOCP).
Le caratteristiche di questo disturbo le troviamo indicate più avanti.
Come potete capire già da soli, queste persone tendono ad essere particolarmente inflessibili e
perfezionistiche riguardo a questioni soprattutto di carattere morale o religioso.
Per loro è assolutamente difficile dimenticare l'esperienza di aver avuto anche un solo blando
pensiero ossessivo, anche quando vengono messe al corrente del fatto che tutti gli esseri umani
hanno pensieri di questo tipo.
Specialmente se costoro hanno con il tempo sviluppato un punto di vista religioso molto forte,
assolutistico, basato sull' esistenza di un Dio vendicativo e punitivo.
Lui o lei mal tollerano il fatto di aver avuto per la testa pensieri intrusivi di qualsiasi tipo (e sto
parlando anche di pensieri molto blandi, che vengono tollerati anche da coloro che soffrono di
disturbo ossessivo-compulsivo).
Tempo fa le persone che soffrivano di DOCP erano considerate persone dalle "coscienze" e dal
"senso di responsabilità" fortissimi, e questi termini probabilmente descrivono i loro problemi e le
loro vulnerabilità molto meglio del termine moderno DOCP.
Disturbo ossessivo-compulsivo
Coloro che soffrono di Doc hanno possono avere o pensieri intrusivi che non riescono a tenere
lontani dalla loro mente o compulsioni che mettono in pratica in maniera molto frequente e penosa,
oppure entrambi (ossessioni e compulsioni).
Anche in questo caso le caratteristiche esatte le trovate in seguito.
I miei colleghi, Drs. Cary Savage e Scott Rauch (nonchè il nostro gruppo di ricerca dell' Ospedale
del Massachusetts e della Scuola Medica di Harvard), hanno recentemente scoperto che coloro che
soffrono di Doc sono molto spesso incapaci di prestare un'adeguata attenzione agli eventi e
alle situazioni su cui non si sono attivamente e coscientemente focalizzati (anche a causa di
una situazione di grande ansia e agitazione).
La conseguenza è che questi eventi, queste situazioni non sono allocati nella loro memoria come,
invece, accade automaticamente a tutti noi (Perché vi prestiamo solitamente una maggiore
attenzione).
Faccio un esempio e vi faccio vedere cosa accade quando non si presta particolare attenzione alle
cose che si fanno (il discorso è valido per tutti coloro che non prestano attenzione nel compiere un
determinato atto, malati o meno di Doc).
Sebbene non abbia in mente, in questo momento, l'immagine di me stesso mentre stamattina
chiudevo l'auto (atto meccanico) alcune parti del mio cervello, ben attive e funzionanti, hanno
registrato quel momento.
Questo viene in psicologia chiamato "apprendimento implicito, consapevolezza implicita",
implicito Perché, pur avendo fatto quel gesto, in quel momento l'ho fatto meccanicamente, non ero
attivo e cosciente mentre lo facevo, non mi ero focalizzato sul gesto in sè, è implicito dunque il fatto
che io l'abbia fatto.
Ora: a me resta la sensazione di averlo sicuramente fatto, anche se non posso dire di avere
un'immagine limpida e chiara di me che lo sto facendo.
Ma i pazienti che soffrono di Doc fissano per diversi minuti l'interruttore della luce e ancora
provano la sensazione di "non aver registrato nella loro mente il dato secondo cui l'interruttore è
spento".
Perché io non provo questa sensazione e loro sì?
Vediamolo.
Si è detto che coloro che soffrono di Doc spesso non riescono ad essere sicuri di non aver fatto
qualcosa di sconveniente e di dannoso in quanto non riescono a ricordare neppure di non averlo
fatto!
Sebbene io non riesca, in maniera chiara e specifica, a ricordare di non aver molestato sessualmente
nessuno per strada ieri mattina,sebbene io non abbia in questo momento l'immagine fotografica
chiara di me mentre cammina per strada, il mio cervello, in quel momento, sta funzionando
correttamente, sta monitorando le mie azioni ed automaticamente ha raccolto quell'informazione
che mi ha lasciato la rassicurante sensazione di non aver fatto assolutamente nulla di sbagliato.
Questo è, invece, ciò che accade in chi soffre di doc e che gli provoca quella terribile sensazione di
ritenere di avere forse commesso inavvertitamente, senza ricordare, qualcosa di sconveniente nei
confronti di un passante:
Quando più tardi, preso dall'ansia e dall'agitazione, il paziente cerca di convincersi al 100%
di non avere molestato nessuno (o di non essere stato molestato) lui va alla ricerca ossessiva di
una "prova" ma, non trovandola (ripeto: nessuno di noi, malato o meno di Doc, di un evento
passato può avere in mente l'immagine FOTOGRAFICA precisa dell'evento) inizia a
spaventarsi via via, ad accumulare ansia su ansia, fino al momento in cui, nel panico più
totale, essendo un individuo ultra-coscienzioso, pieno di sensi di colpa, ricoprendosi di giudizi
morali e pretendendo dal cervello una prova schiacciante di non colpevolezza e di assoluta
certezza, prova che il cervello non può fornire a nessuno, allora cade nell'errore opposto che il
motivo per cui non ricorda è solo ed esclusivamente uno: "se non sono in grado di ricordare di
non averlo fatto è solo Perché allora devo averlo fatto davvero!"(apprenderete in seguito che
imparare a smascherare e a correggere i pensieri disfunzionali e irrazionali è il cuore di quella
parte della terapia chiamata "terapia cognitiva") .
Molte delle nostre ricerche effettuate nell'ultimo decennio sono state finalizzate a scoprire cosa
accade nel cervello di una persona che soffre di Doc causandogli pensieri intrusivi e relative
compulsioni.
Grazie all'utilizzo di strumenti tecnologici che hanno consentito di scansionare il cervello e grazie
alle relative considerazioni a cui siamo giunti per mezzo di test neuro-psiciologici basati
sull'attenzione e sulla memoria, il nostro gruppo di ricerca ha iniziato a tracciare, con sempre
maggiore precisione, alcuni punti chiave di questo "misterioso" disturbo.
Per la prima volta nella storia, siamo stati in grado di vedere da vicino cosa accade nel cervello
delle persone nell'attimo stesso in cui sono attraversate da un pensiero intrusivo.
Il Dr. Savage ha spiegato che i nostri studi, che utilizzano immagini del cervello scansionato,
mostrano che quando le persone vengono assalite da pensieri intrusivi, particolari zone del loro
cervello diventano progressivamente più spesse e più attive: queste parti sono la corteccia orbitofrontale,
il nucleo caudato, il cingolato anteriore, tutta quella parte strettamente connessa al nostro
sistema limbico, insomma tutta la zona del cervello interessata dall'elaborazione di emozioni forti e
dal forte impatto.
Questo spiega Perché la gente di solito si ossessiona su cose che implicano il pericolo di far del
male o cose simili (Perché è quella parte che si occupa delle emozioni forti ad essere stimolata).
Come dimostrazione, il Dr. Savage ci fa l'esempio di una donna terrorizzata dai coltelli.
Se, nonostante tutti gli sforzi effettuati per evitarli, la donna vede un coltello, la visione attiva il
sistema limbico del suo cervello (il sistema che si occupa delle emozioni forti) e lei
progressivamente inizia a percepire sensazioni di paura e terrore.
Quindi, se a causa del Doc, le parti del cervello descritte sopra, nonostante siano costantemente in
funzione, non riescono a sopprimere completamente questa sensazione, lei probabilmente soffrirà di
ossessioni inerenti il coltello e inerenti il pericolo che esso rappresenta.
Pensiamo alla mia paziente Kay, la madre terrorizzata dal fatto di poter uccidere i suoi due figli
durante la notte.
In che modo un neuropsicologo come il Dr. Savage potrebbe rassicurare Kay del fatto che non
metterà mai in pratica l'ossessione di accoltellare i suoi bambini?
Egli potrebbe dirle "Anche se lei teme che il suo cervello non funzioni correttamente e che quindi
non sia in grado di inibire le azioni sulla scia delle ossessioni che ti tormentano, le posso assicurare
che la scansione del suo cervello mostra che, in realtà, le parti preposte (soprattutto la corteccia
orbito-frontale) stanno continuando a lavorare correttamente, anzi addirittura di più! e stanno
inibendo i suoi impulsi. Infatti, l'attività del suo cervello monitorata e registrata sta lavorando
esattamente all'opposto rispetto a quella di una persona che agisce sul serio, impulsivamente e
pericolosamente.
Nelle stesse aree in cui il suo cervello sta lavorando correttamente (e lo ripeto: anzi: di più di
correttamente) il cervello di un reale assassino presenta parti completamente inattive".
Alla fine, il Dr. Savage potrebbe anche spiegarle che lei sta davvero guastando il suo tempo dando
importanza a questi pensieri, preoccupandosi in maniera così eccessiva del suo cervello, Perché
quest'ultimo sa molto meglio di lei quello che deve fare!
Le parti interessate del cervello, mentre Kay si logora in questo modo, si sono già attivate
automaticamente ad impedire che ciò avvenga, e stanno funzionando alla perfezione!
Si sta preoccupando per nulla!
In che modo sono correlati il disturbo ossessivo-compulsivo e la sindrome di Tourette?
Il Dr. Savage ci fa vedere quali parti del cervello sono interessate.
Parla della sindrome di Tourette, e ci indica le varie parti del cervello interessate (e i nervi connessi
ai vari muscoli) sostenendo che sono quelle ad essere maggiormente colpite.
Come risultato otteniamo una serie di tic muscolari, contrazioni facciali, movimenti improvvisi e
accanto ad essi una serie di suoni prodotti dalla muscolatura.
Nel Doc, invece, il Dr. Savage ritiene che la zona cognitiva prefrontale, quella che riguarda i
pensieri e non i nervi e i vari muscoli, sia quella maggiormente coinvolta e questo è il motivo per
cui i sintomi sono tutti concentrati in ossessioni mentali e non in tic e contrazioni muscolari.
Ma Perché chi soffre della sindrome di Tourette è solito dire le cose sbagliate nel momento meno
opportuno?
Prendo come esempio quanto scrive Lowell Handler, un uomo che soffre di questo disturbo.
Egli in un recente libro "Contrazioni muscolari e grida" parla di una sua conoscente lesbica,
anch'essa affetta dalla sindrome "Viveva con i suoi genitori ed era terrorizzata dal timore che i suoi
scoprissero il suo orientamento sessuale. L'unica parola che di tanto in tanto si lasciava sfuggire, a
volte urlandola, era "gay". "
Eccolo lì: lo Spirito della perversità in ottima forma!
Ma cosa accade al cervello in quel momento?
Il Dr. Savage crede che l'impulso di dire o fare cose sia strettamente connesso al sistema limbico o
emozionale dei cervello Perché, come già detto, è questa parte che "gestisce" i pensieri pericolosi,
provocatori e scioccanti.
Pertanto, come egli spiega, non è un caso che le parole urlate tendano ad essere proprio quelle di cui
il malato si vergogna profondamente e non vorrebbe mai dire.
Molti di noi hanno degli amici che bevono molto alcool e, poi, agiscono di conseguenza, mettendo
in atto comportamenti scorretti, quelle famose azioni imbarazzanti e pericolose che una persona
colpita da Doc teme di fare.
Perché accade questo?
Cosa accade al cervello in queste circostanze?
Il Dr. Savage spiega che l' alcool e l' assunzione di droghe (come ad esempio i barbiturici) agiscono
sull'attività della corteccia frontale del cervello, che ha la funzione di sopprimere sul nascere gli
impulsi aggressivi e sessuali che provengono dalla parte bassa del cervello.
Quando noi beviamo o usiamo delle droghe, la nostra corteccia frontale non è più in grado di
svolgere il suo lavoro correttamente e ci rende più inclini a mettere in atto comportamenti che il
cervello non percepisce più come pericolosi.
Proprio per questo motivo, per tutti coloro che temono di fare qualcosa di pericoloso e di
imbarazzante, e tanto più per chi soffre di Doc, non è una buona idea intossicare il proprio
organismo con sostanze simili.
Alcuni miei pazienti che soffrono di Doc mi hanno confidato di aver bevuto un pò troppo a volte,
cancellando i ricordi, e la mattina successiva sono stati letteralmente tormentati dai disperati
tentativi di ricordare cosa avessero fatto la notte prima (si va dall'idea di aver molestato
sessualmente qualcuno a casa all'aver orinato nel succo d'arancia).
Sono tutti concordi nell'ammettere che questa paura terribile di "avere o meno fatto qualcosa", di
non averne la "certezza assoluta" è ancora peggio della sbornia in se stessa.
All'inizio abbiamo incontrato Gary, il papà ossessionato dall'eventualità di avere molestato
sessualmente la sua giovane figlioletta e la sua amichetta.
Nel disperato tentativo di trovare una prova certa dentro di sè, egli non riusciva a fare altro che
ammettere di non ricordare di non aver fatto qualcosa di sbagliato e questo faceva galoppare la sua
ansia.
Cosa stava accadendo nel suo cervello da fare sì che non riuscisse a venire fuori da questo circolo
vizioso?
Quando queste due condizioni persistono, gli affetti da Doc come Gary tendono a dare un'eccessiva
importanza ai loro pensieri e si preoccupano per questi stessi pensieri eccessivamente.
A peggiorare le cose contribuisce un altro fattore: questi 2 problemi sono correlati ad altri problemi
che si verificano nel cervello di Gary e che riguardano un particolare tipo di memoria chiamata
"memoria episodica".
La "memoria episodica" è la vostra abilità di "ri-creare", "ri-costruire" nella vostra mente eventi
passati (ovviamente ricostruiti


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Se ti senti triste vai qui: http://vibrisse.tumblr.com/


Women and cats will do as they please, and men and dogs should relax and get used to the idea


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Se mescoliamo tutti questi fattori assieme, non è difficile capacitarsi del fatto che Gary si senta ansioso e profondamente preoccupato di aver fatto qualcosa di sbagliato nel passato ma di non poterlo ricordare con certezza.
In lui si genera un totale scombussolamento.
Il Dr. Savage fa un'analogia:
"Sebbene io non riesca a ricordare se questa mattina abbia chiuso la mia auto, questa preoccupazione è solo un blando fastidio e non ha importanza per me, Perché essa non va ad attivare il mio sistema limbico nella stessa maniera in cui farebbe con qualcuno che soffre di Doc, dal momento che queste persone sono eccessivamente preoccupate da argomenti come la "sicurezza", la "certezza", sono terrorizzati dal fatto di poter compiere un errore e di essere condannati per questo".
Hanno dunque alla base dei pensieri disfunzionali e/o irrazionali che inviano al sistema limbico un falso messaggio di errore, il quale si attiva come si attiverebbe qualora ci fosse un reale senso di pericolo, Perché il nostro sistema lo capta come dannoso e lo capta come dannoso Perché alla base ci sono delle distorsioni cognitive su cui occorre assolutamente lavorare.

Alcuni dei miei pazienti non hanno solo pensieri intrusivi ma ritengono di riuscire a visualizzare delle immagini cruenti molto vivide, come se esistessero davvero.
Mi hanno confidato che quando temono che qualcosa possa avvenire, questa stessa cosa sono anche in grado di vederla, quasi come se fosse davanti ai loro occhi.
Ad esempio, se hanno paura di investire qualcuno con la propria auto, tendono a guardare ripetutamente nello specchietto retrovisore e sembra loro di vedere davvero un corpo disteso per terra, sulla strada, dietro di loro.
Un paziente mi ha descritto immagini molto vivide di animali che corrono su e giù per la strada, un altro ha "visto" pezzi di corpi sparpagliati per terra come in un campo di battaglia.
Avere immagini forti di questo tipo può rendere ancora più aggressivi certi pensieri.
Che cosa accade nel cervello di queste persone al punto tale da far vedere loro cose che non esistono?
Il Dr. Savage afferma che, sebbene le persone che soffrono di Doc non siano chiaramente schizofreniche, possono soffrire di vere e proprie allucinazioni.
Il mio collega di Harvard, il Dr. Stephen Kosslyn, ha effettuato numerosi studi sulle immagini visuali ed ha stabilito che quando io immagino una scena nella mia mente vado ad attivare esattamente quella stessa area del mio cervello che viene attivata automaticamente tutte le volte in cui vedo davvero, nella realtà dei fatti, una scena reale.
Di conseguenza, il Dr. Savage afferma che coloro che soffrono, come Gary, di Doc tendendo a pensare e ripensare nella loro mente ad una data scena (inesistente nella realtà), vanno a stimolare troppo quella parte del cervello che si attiva qualora la scena esistesse davvero, sì da rendere sempre più difficile differenziare le 2 immagini (quella mentale e quella reale).
Dunque, un sofferente di Doc come Gray, controllando incessantemente la propria memoria, tornando e ritornando in continuazione con il pensiero ad una data immagine, stimola, pungola quella parte del cervello che si attiva di fronte alle immagini reali, si auto-provoca un fortissimo stress cerebrale e questo gli rende sempre più difficile distinguere tra una cosa immaginata ed una cosa realmente accaduta.

In quanto appassionato di questioni neuroscientifiche, sono davvero molto colpito dalla similitudine tra i risultati degli studi sulle immagini cerebrali e alcune idee che già Freud aveva elaborato, soprattutto quelle riguardanti il tentativo del Super-Io di inibire gli impulsi crescenti che nascevano dall' originario Io.
La corteccia orbito-frontale assolve esattamente lo stesso ruolo del Super-Io mentre il sistema limbico, come detto, rappresenta l' Io.
Dal secondo (sistema limbico-Io) arrivano gli impulsi, dal primo (corteccia orbito-frontale-Super-Io) questi impulsi vengono inibiti.
Freud sosteneva, intuendolo senza strumenti, che il Super-Io era ultra-attivo nei malati di Doc- beh, a me sarebbe piaciuto molto mostrargli le immagini al computer per fargli vedere quanto la corteccia orbito-frontale sia ultra-attiva in coloro che soffrono di Doc!
E' proprio vero quanto sostiene il vecchio detto......"niente di nuovo sotto il sole".


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L'illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un'unica realtà

Smettete di compulsare e iniziate a lavorare

I LINK DA ME CONSIGLIATI
Mini-guida Per L'ansia E Pensieri Disfunzionali ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=65726
Errori, Esercizi, Tool, Racconti, Test ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&act=...=0#entry1355735
Post Per Stare Meglio (la mia prima guida) ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=62228
Scelta del Terapeuta, Orientamento Psicoterapeutico ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=68151
Gli inganni della Mente ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=69332
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Disturbo post-traumatico da Stress (DPTS)

Il disturbo post-traumatico da stress (DPTS) è caratterizzato dal ricorrere persistente ed angosciante di ricordi, flashbacks ed incubi inerenti un preciso evento drammatico.
La differenza cruciale tra il disturbo post-traumatico da stress e il disturbo ossessivo-compulsivo consiste nel fatto che nel primo caso si soffre di ossessioni inerenti un fatto del passato, già accaduto, (quindi reale e immodificabile), mentre nel secondo caso si soffre di ossessioni che riguardano una catastrofe futura o un avvenimento che potrebbe semmai manifestarsi nel futuro.
Nella Tabella 8 sono elencate le caratteristiche del disturbo.

Tabella 8

Caratteristiche del Disturbo Post-traumatico da Stress (DPTS):
• la persona è stata esposta ad un evento traumatico
• la persona può essere stata coinvolta in prima persona o come testimone di un evento che ne
ha leso la dignità fisica e morale (umiliazioni, soprusi) o ne ha messo in pericolo la vita
• il soggetto in questione è spesso terrorizzato, si sente indifeso e in preda al panico
• la persona tende spesso a rivivere l' evento
• ha ricordi frequenti e intrusivi dell'evento (immagini, pensieri, sensazioni)
• fa sogni frequenti e angoscianti che hanno per oggetto l'evento in questione
• ha spesso l'impressione di rivivere l'episodio
• prova una profonda sofferenza e paura a relazionarsi con ciò che le ricorda il trauma
• la persona tende ad evitare tutto ciò che le ricordi il trauma
• evita pensieri, sensazioni o si rifiuta semplicemente di affrontare l'argomento
• evita luoghi o persone che possano ricordarle il trauma
• non riesce a ricordare parti importanti dell'evento traumatico
• la persona si sente ancora pietrificata
• dimostra un calo di interesse nello svolgimento di attività che un tempo le piaceva svolgere
• si sente spesso distaccata ed estraniata rispetto alle altre persone
• non riesce a provare sentimenti di amore o rabbia verso nessuno
• non crede alla possibilità di poter un giorno avere un impiego, un matrimonio, dei figli o una
vita serena
• la persona si sente spesso ansiosa e preoccupata
• ha problemi a lasciarsi andare o a restare sveglia
• è spesso irritabile o arrabbiata
• ha problemi di concentrazione
• sta spesso sulla difensiva
• sobbalza tutte le volte in cui avverte rumori sonori o improvvisi.

E' fondamentale tenere ben distinti i pensieri intrusivi di violenza, di natura sessuale o di blasfemia tipici del Doc da quelli che derivano da un evento traumatico vissuto in passato.
Questo è tanto più importante quanto più il trauma è stato grave ed importante, Perché le sofferenze patite da persone traumatizzate possono essere veramente molto profonde e necessitano, quindi, di un trattamento specifico.
In un libro intitolato "Trauma e guarigione: La conseguenza della violenza-dagli abusi sessuali alla politica del terrore", la Dr. Judith Herman parla del caso di alcuni suoi pazienti che hanno sofferto di DPTS.
Si parla di coloro che sono stati vittime di crimini politici per periodi di tempo anche prolungati (mesi o anni): ostaggi di guerra, prigionieri, sopravvissuti ai campi di concentramento, superstiti di sette religiose.
Ma vengono affrontati anche i casi di coloro che sono stati costretti a subire abusi fisici e psichici (domestici e non), dei bambini vittime di abusi e di coloro che sono stati sfruttati sessualmente.
Gli individui che sono stati esposti ad eventi traumativi, lesivi della propria dignità ed integrità fisica e morale, presentano quasi sempre una serie di sintomi che sono profondamente diversi dai pensieri intrusivi di natura violenta, sessuale o blasfema che vengono affrontati in questo libro.

Vediamoli:
-pensieri frequenti di suicidio
-pensieri frequenti di farsi del male
-flashback del passato che fanno loro rivivere in continuazione il trauma subito
-grande paura di manifestare i propri sentimenti e la propria rabbia
-fortissima rabbia repressa
-immagini improvvise della persona che ha abusato di loro e dei particolari più disgustosi del
trauma
-terrore verso il sesso, sessuofobia e disgusto verso l'atto sessuale
-tendenza ad agitarsi di fronte a tutto ciò che abbia a che fare con il sesso (frasi, immagini, battute)

Il Dr. Herman ha spiegato le caratteristiche del disturbo nel seguente modo:
"L'evento traumatico viene allocato in una parte della memoria che lo tiene in una forma di oblio, ma può irrompere improvvisamente, varcando la soglia dello stato cosciente e lo fa sottoforma di flashback ad occhi aperti durante il giorno o attraverso penosi incubi notturni.
Anche i particolari più insignificanti possono riportare alla memoria simili ricordi obliterati e vengono rivissuti in forma di immagini vivide, reali e fortemente angoscianti.
Anche quando il soggetto si trova in ambienti sicuri può sentirsi in pericolo Perché i ricordi del trauma sono sempre, perennemente, in agguato".
Ci sono dei trattamenti studiati appositamente per questo tipo di disturbo e vengono descritti in questo libro del Dr. Herman.
Se ritenete di soffrire di questo disturbo, è consigliabile leggere ed approfondire tutto ciò che lo riguarda e parlarne in un centro di salute mentale.
Un caso clinico: sovrapposizione di pensieri intrusivi e di DPTS
Lo stretto e a volte confuso rapporto che sussiste tra pensieri intrusivi e DPTS è uscito fuori quando una paziente di nome Janie è venuta a farmi visita.
Janie è una giovane professionista che mi ha immediatamente colpito per la sua incredibile timidezza.
Sebbene fosse una persona molto cortese ed educata, notavo che non mi guardava mai negli occhi, ma teneva sempre lo sguardo fisso a terra.
Solo nel corso della seconda visita ho iniziato a sentirmi un pò più a mio agio con lei, e lei con me, così sono riuscito a chiederle il motivo per cui evitava sempre il contatto con i miei occhi.
Con molta riluttanza ha cercato di rispondermi ma, senza fornirmi alcuna risposta pertinente, ha cambiato subito argomento dicendomi che era venuta Perché tormentata da una serie di pensieri violenti e di natura sessuale, che l'assalivano in molte situazioni, non ultime il tragitto in autobus o in treno.
Sapendo che Janie, come moltissimi altri miei pazienti, era molto sensibile e terrorizzata da pensieri simili, ho cercato con la maggior delicatezza possibile di chiederle "Janie, sta cercando di evitare il mio sguardo Perché teme di poter avere pensieri simili su di me?".
La giovane donna, sempre con lo sguardo fisso per terra, mi ha fatto cenno di sì con la testa.
"Sì, in parte è anche per questo", ha aggiunto con gran difficoltà.
Dal momento che si era chiusa nuovamente nel suo silenzio impenetrabile ed enigmatico, le ho chiesto quale fosse l' "altra parte".
Janie non riusciva a parlare, poi, sempre fissando il pavimento del mio studio, ha aggiunto "Se lei guardasse nei miei occhi vedrebbe in essi le cose orribili e disgustose che ho fatto".
Stimolata dalle mie domande, Janie mi ha confidato di essere spesso tormentata da immagini violente di natura sessuale verso bambini, immagini che lei teme siano accadute davvero in passato, probabilmente quando era solo una ragazzina.
Janie riteneva di avere subito degli abusi molto violenti di carattere sessuale.
Era la prima volta che mi trovavo a che fare con questa relazione stretta e intricata tra pensieri intrusivi e DPTS.
Questo nesso iniziava via via ad apparirmi più evidente, specie quando le consigliai di mettere per iscritto il contenuto delle sue ossessioni che, come detto, avevano come oggetto dei bambini.
Le consigliai altresì di registrare queste ossessioni su cassetta e di ascoltarle la notte successiva.
Janie lo fece ma, mentre stava ascoltando il nastro, dovette fermarsi sconvolta.
Mi chiamò e mi disse che le era accaduto qualcosa di "strano".
Dopo aver ascoltato per un pò il nastro, nel quale raccontava il filmino mentale di molestare un bambino piccolo sotto la doccia, Janie mi confidò che aveva sentito crescere in lei una profonda rabbia, di essersi pietrificata e di aver provato una sensazione di estraniamento.
In quel mentre ha avuto questo flashback: lei, piccolina, era al posto di quel bambino e stava facendo la doccia, quando qualcuno è entrato e l'ha violentata.
Durante questo ricordo, chiamato appunto "flashback" nel DPTS, Janie mi ha raccontato di aver provato delle sensazioni di dolore fisico proprio come se qualcuno la stesse violentando in quel momento.
Questo, dal mio punto di vista, era un segnale molto preoccupante.
Ho immediatamente risposto a Janie che avremmo dovuto procedere con l'esposizione molto più gradatamente, Perché i suoi potevano essere dei ricordi di un abuso reale.
Come molti miei pazienti, anche Janie voleva avere l'assoluta certezza che simili fatti le fossero accaduti sul serio, io le ho risposto che per ora erano solo "ricordi vaghi", "memorie", e che era molto il lavoro da fare per confermare o meno la veridicità dei fatti.
Ma fu solo in uno degli incontri successivi che la sovrapposizione tra pensieri intrusivi e ricordi intrusivi divenne realtà.
Janie stava mettendo per iscritto alcune ossessioni di natura violenta e blasfema che la assalivano tutte le volte in cui entrava in una Chiesa e, in questi suoi scritti, era andata anche oltre, arrivando a parlare di una fortissima rabbia repressa che provava verso la Chiesa in generale ed un prete in particolare, reo di non averla incoraggiata a parlare dell'abuso che lei, da piccola, gli aveva
confidato.
La mente di Jane aveva incanalato tutta la sua rabbia per l'abuso subito nei confronti della Chiesa ed è per questo che in tarda età era stata assalita da pensieri di natura blasfema (pertanto, dietro a questi pensieri intrusivi di natura religiosa c'erano dei motivi, delle cause!).
Già Freud aveva parlato di un fenomeno chiamato "spostamento".
Ho capito, infine, che si trattava di DPTS e che Janie era stata davvero abusata da piccola quando mi sono accorto che la giovane donna non rispondeva positivamente a quel tipo di terapia.
Le settimane che seguirono questi primi flashbacks furono per lei atroci.
Spesso mi chiamava terrorizzata per dirmi che si sentiva profondamente in colpa, che a volte pensava al suicidio, che non riusciva ad accettare ciò che le era accaduto.
Queste, purtroppo, sono sensazioni che tutti provano quando l'abuso sessuale è stato
particolarmente cruento e violento.
Anche se con molta difficoltà, i sintomi sono riusciti a regredire, anche se ancora oggi Janie deve combattere contro stati di forte angoscia ed ansia: spesso avverte delle reazioni fisiche che la disgustano, spesso si sente depressa, quando ricorda alcuni dettagli prova nausea e vomito, spesso si sente soffocare.
Il lavoro sarà lungo e niente affatto facile ma Janie è intenzionata a farcela.
Ai pazienti che soffrono di pensieri intrusivi ma che non rispondono positivamente alla terapia, ora sono sempre solito chiedere se in passato abbiano o meno subito esperienze traumatiche.
Sebbene siano esperienze molto sofferte ed angoscianti e i nostri risultati non siano conclusivi, siamo ottimistici riguardo ai benefici di una terapia per chi soffre di DPTS.


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I LINK DA ME CONSIGLIATI
Mini-guida Per L'ansia E Pensieri Disfunzionali ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=65726
Errori, Esercizi, Tool, Racconti, Test ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&act=...=0#entry1355735
Post Per Stare Meglio (la mia prima guida) ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=62228
Scelta del Terapeuta, Orientamento Psicoterapeutico ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=68151
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Persone particolarmente sensibili

Un ultimo tassello, tuttavia, manca a queste spiegazioni che ho appena fornito: per quale motivo i miei pazienti si preoccupano così tanto dei loro pensieri?
Nessuna delle teorie sopra descritte fornisce una valida una risponda a questa domanda cruciale.
Ho cercato di osservare attentamente le persone che fanno parte del gruppo che ho in terapia, per provare a stilare un "identikit" in particolare e per cercare di vedere quali elementi caratteriali queste persone abbiano in comune.
Finalmente, dopo circa un anno, sono riuscito ad arrivare ad una tipologia specifica.
A parte 1 o 2 eccezioni, tutti i partecipanti hanno affermato che fin da bambini sono stati esageratamente sensibili, specialmente nei rapporti sociali, e che gli capitava spesso (come ora) di provare delle emozioni molto forti.
Da giovani erano particolarmente timidi, spesso venivano fatti oggetto di burle e scherzi da parte degli altri bambini e non erano in grado di a sfogare tutta la loro rabbia.
Queste considerazioni mi hanno portato a compiere delle vere e proprie ricerche in campo letterario sulle persone colpite da una particolare sensibilità.
La mia ricerca all'inizio si è concentrata su un best-seller destinato ad un pubblico ampio, La persona iper-sensibile, del Dr. Elaine Aron.
In questo testo è ben spiegato in che modo gli esseri umani reagiscono in modo differente ai diversi stimoli dello stesso ambiente in cui sono calati.
Il Dr. Aron ha affermato che in media le persone particolarmente sensibili (possiamo riferirci a loro con il termine HSP) si aggirano intorno al 15-20% della popolazione.
Egli, dunque, ha intervistato diverse persone (un centinaio circa) "altamente sensibili" per cercare di studiarle più da vicino e per cercare di sapere in che modo la sensibilità del loro sistema nervoso li condizioni positivamente e negativamente.
Due risultati della sua ricerca a mio avviso sono degni di nota:
1) queste persone sono fortemente responsabili
2) e danno troppo peso ai propri pensieri, a tutti i pensieri.
Questo "identikit" si avvicina molto a quello dei pazienti che fanno parte del mio gruppo.
Sempre per quanto riguarda quest'argomento ho inoltre trovato un valido riferminento nel pensiero di un grande fisiologo russo, Ivan Pavlov (il quale ha sempre usato il termine di "fragile sistema nervoso" e "neuroticismo") e nel pensiero del seguace di Freud, lo svizzero Carl Jung (che ha usato il termine di introversione e ha sempre descritto queste persone come persone molto sensibili all'ambiante circostante, a tal punto da essere completamente calate nel loro mare di pensieri).
Il mio collega di Harvard, il Dr. Jerome Kagan, ha praticamente dedicato tutta la sua carriera a studiare lo sviluppo di questo dato caratteriale nei bambini piccoli (addirittura dai 4 anni di età in su).
Ho riletto la Profezia di Galen, un testo molto valido scritto da Kagan in merito a quest'argomento, e ho trovato un passo del libro che sembra calzare alla perfezione anche nei confronti dei miei pazienti:
"La grande ansia ed il pesante senso di colpa che derivano dalla violazione degli standard morali della società vengono gestiti dalle zone degli stessi circuiti limbici che gestiscono l'eccessiva sensibilità e l'inibizione (questa è una descrizione comportamentale di ciò che noi solitamente chiamiamo con il nome di timidezza-disagio riguardo situazioni a cui non siamo abituati oppure inusuali).
A causa di ciò, i bambini timidi diventano estremamente suscettibili a provare forti stati emotivi e vengono predisposti, a livello biologico, ad avvertire più degli altri intensi sensi di colpa o stati di grande ansia, che possono portare addirittura alla fobia sociale.
Se questi bambini crescessero in ambienti dominati da regole severe e dal concetto rigido di "obbedienza" potrebbero mostrare segni di eccessivo rigore e perfezionismo.
Questa ipotesi di una connessione tra coloro che soffrono di pensieri intrusivi e coloro che fin da bambini sono stati molto timidi o piuttosto sensibili è un'ipotesi che ho formulato solo recentemente
ed è in attesa di essere ancora testata a livello scientifico.
Almeno finora il collegamento sembra calzante e, cosa più importante, sembra calzante per molti dei miei pazienti.
Per alcuni di loro, questa discussione è stata il punto di partenza per aprirsi e raccontare la loro vita, fin dalla primissima infanzia: mi hanno parlato di quanto siano sempre stati sensibili, inclini a forte emozioni, come la paura, il terrore, hanno continuato dicendo che sono sempre stati molto coscienziosi, eccessivamente responsabili, sempre "obbligati" in un certo senso a sopprimere e
bloccare determinati pensieri.
Mi hanno altresì confidato che molte delle loro ossessioni possono riguardare argomenti che per loro sono vitali, importantissimi, ma che possono essere considerati anche banali dalla gente comune, e che, in generale, sono cose su cui loro tendano a prestare molta attenzione, nonché un'importanza esagerata.


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