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> Gli Inganni Della Mente
 
Dr.Dock
Inviato il: Venerdì, 12-Lug-2013, 13:36
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Psico Nonno
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Utente Nr.: 8.040
Iscritto il: 08-Mag-2011



Apro questa parte con lo scopo di aprire gli occhi sul potere dello stato ansioso, di cui voi siete vittime.
Lo stato ansioso è uno stato silente che è dentro di noi, è un male che prende possesso delle nostre facoltà mentali.
Sotto ansia diventiamo gli artefici e vittime del nostro modo di ragionare.
Non voglio dilungarmi troppo perché ho già scritto altre volte sull'ansia, ora vorrei parlare degli inganni.
Lo farò per esempi perché è il modo migliore per capire come funzionano.
Li aggiungerò man mano che mi vengono in mente.

I° CASO - L'ILLUSIONE DI POTER CONTROLLARE L'ANSIA
Prendiamo il caso di una persona che soffre d'ansia mentre è tranquilla.
Visto che di solito i momenti positivi diventano un innesco per l'ansia, succede che la persona pensa: "speriamo che non mi venga l'ansia".
Questo è un pensiero di paura, paura di stare male, ed è un pensiero automatico cioè arriva da solo perché si guarda alla felicità con paura.
La cosa che si fa dopo questo pensiero è rassicurarsi: "ma no, cerco di non pensarci così passa".
Invece succede che la tensione si accumula, può essere allo stomaco, al petto, al collo. Sapete perché?
Perché vi state ingannando! La vostra mente prende la rassicurazione come un prova che c'è qualcosa che non va e inconsciamente si focalizza sulla paura.
Risultato: l'ansia si accumula nel punto, allora voi iniziate a preoccuparvi e si scatena l'ansia.
È lo stesso principio degli attacchi di panico.
Poi, voi vi sentite impotenti perché l'ansia è salita e salirà ancora anche domani e nei giorni successivi.
Una tecnica molto potente è quella di accettare il pensiero: mi viene il pensiero? Bene, accetto l'ansia che sale, non la contrasto, non mi rassicuro.
Dico a me stesso: "bene, ho fatto questo pensiero. Ora mi lascio attraversare, anche se sale, non mi interessa nulla". E continuate a fare quello che facevate.
Mi raccomando, non dovete controllare se l'ansia è andata via. Le mie parole non sono un metodo per far sparire l'ansia, infatti se lo leggete per quello vi sbagliate di grosso.
L'ansia andrà via quando non vi interesserete più di lei. Non c'è da vincere o superare nulla.

II° CASO - L'ILLUSIONE CHE IL PENSIERO SIGNIFICHI QUALCOSA
Lo stato ansioso crea dei pensieri di paura e poi gli attribuisce dei significati ansiosi.
Facciamo un esempio.
Carla fa un pensiero sul suo ragazzo: "e se non lo amassi?".
Bene, facendo un po' di esercizi, Carla capisce che era solo un pensiero ansioso.
Eppure rimane una sensazione, la sensazione che quel pensiero è venuto per un qualche motivo.
C'era qualcosa in quel pensiero che ora non scoprirà mai più.
Questa è un'illusione dello stato ansioso, perché vuole farvi continuare a discutere quel pensiero.
Dietro ad un pensiero di paura non c'è nulla, solo altra paura.
Lo stato ansioso produce pensieri ansiosi e poi vi fa analizzare quei pensieri in maniera ansiosa.
La paura che si produce, vi porta alla necessità di smascherare il dubbio per eliminare la paura.
In questo modo vi inceppate e diventate più ansiosi.

III° CASO - L'ILLUSIONE DI ESSERE OMOSESSUALI
Questa l'abbiamo discussa molte volte, ma come si può notare il forum è pieno di discussioni; infatti questa paura non è il problema ma solo uno dei sintomi.
Da dove nasce il tutto? Da un dubbio, che praticamente tutte le persone almeno una volta nella vita hanno avuto.
Come mai tutti non rimangono incastrati in questo dubbio che diventa quasi amletico?
Perché gli altri prendono molto meno in considerazione i pensieri, cioè pensano e poi non hanno la necessità di arrivare ad una soluzione immediata.
Nell'ansioso il pensiero, non è un interrogativo, ma un pensiero ansioso, arriva quasi come una condanna a cui bisogna rispondere.
Il pensiero rappresenta una minaccia alla propria felicità, così come ogni pensiero ansioso.
Ora, l'ansioso si sente costretto a discutere per far abbassare la sua ansia; infatti, pensa che discutendo capisce e risolve la sua paura.
Ho sempre detto che i gusti fanno parte delle emozioni, sono di una parte di noi che non ha nulla a che fare con il ragionamento.
L'illusione è quella di pensare di ragionare per conoscere i gusti: quando ragioniamo seguiamo la paura, non l'emozione di amore.
È normale cercare di testarsi? No, è un'alterazione del nostro modo di vivere, nessuno si testa ma vive.
Inoltre, seguendo la paura si osserva la realtà con gli occhi della paura, perciò ci focalizzeremo sul nostro stesso sesso in maniera automatica.
Saremo suggestionati, ed uno degli effetti della paura è proprio quello di farci provare sensazioni di pseudo-eccitazione.
Quindi, controllare non solo dà potere ad un pensiero, ma lo complica perché genera una realtà che sembra confermare la paura.
In più, le letture online su concetto ridicolo dell'omosessualità latente, finiscono per alimentare e rendere più forte la paura che ha del materiale con il quale spaventare.
Un caso particolare di test è quello della masturbazione. Se una persona mette in pratica l'atto con la paura di eccitarsi, sicuramente succederà, per un semplice motivo: l'idea del proibito.
Più si tenta di non eccitarsi, maggiore sarà l'effetto eccitatorio; e questo capita a prescindere dal soggetto che stiamo osservando o pensando.
C'è anche un effetto secondario dell'eccessiva masturbazione e capita nelle persone che abusano dei video online, soprattutto i giovani.
Avete presente la cocaina? Dopo un po' di tiri, sopraggiunge la tolleranza, perciò serviranno maggiori quantità per avere lo stesso effetto.
Con i video online, si passa da un genere per arrivare a quelli più estremi, insoliti, diversi in modo da stimolare continuamente l'eccitazione.
Allo stesso tempo, gli stimoli reali quali quello di una donna (compagna, fidanzata, moglie), avranno perso ogni interesse.
Ma tutto questo è un effetto della dipendenza, non dell'aver cambiato gusto.
L'ansioso invece (non sapendo il meccanismo), prende questo cambiamento come la prova della sua "vera" sessualità.
Tra l'altro, le dipendenze generano sempre uno stato d'ansia quando si è in astinenza: un motivo in più per fare ragionamenti ansiosi.
Se eliminate ogni stimolazione per un po' di settimane, non vi forzate di avere un erezione (infatti, capiterà quando starete bene), ritornerete come prima.
Avete solo bisogno di un po' di riposo dagli stimoli e non farvi venire l'ansia con prove e ragionamenti.

IV° CASO - L'ILLUSIONE DELLA MUSICA IN TESTA
L'interrogativo della musica è una delle paure che nasce dal controllo di se stessi.
Avete presente le somatizzazioni? Queste sono delle manifestazioni fisiche degli effetti dell'ansia, come ad esempio l'emicrania, la fotofobia, la tachicardia.
L'ipocondriaco scambia questo accumulo di energia negativa per il sintomo di qualche patologia.
Bisogna ricordarsi che l'ansia crea anche sintomi mentali, come quello dei suoni che vengono riprodotti in loop anche in assenza di stimoli esterni.
Quindi la musica è un altro sintomo d'ansia, o se volete, di una mente troppo iperattiva; carica di ansia oggi, carica domani, diventa ammalata.
Succede poi che la persona si focalizza sulla propria mente e ascolta ogni pensiero.
Ecco che scambia la musica per un primo segno di perdita di controllo, facendo aumentare ancora di più l'ansia e l'iperattività mentale.
Inoltre, ascoltare la musica significa pensare a quello che la mente produce: lei produce un suono, voi vi sintonizzate e lo riascoltate.
È come riavvolgere il nastro e riascoltarlo, cioè vivere la mente.
Il suono che sarebbe scomparso in poco tempo, si dilunga anche per giorni interi.
A me, capitava in automatico anche di notte, subito dopo essermi svegliato.
La spiegazione è semplice: lo stato ansioso era in me, anche quando non dava segni fisici.
Guardate che la tensione che accumulate durante il giorno, può riversarsi in un secondo momento della giornata; momentaneamente può manifestarsi quella fisica.
Ma lo stress altera degli equilibri interni; i disequilibri possono durare anche giorni o mesi; ecco spiegato perché il mattino vi svegliate già con l'ansia.
Tra l'altro è un fenomeno innocuo che capita anche nelle persone normali, solo che loro non se ne accorgono perché non stanno a controllare la loro mente.
Se gli arriva una musica, loro la cantano o fischiano senza essere neanche consapevoli del fenomeno.
Se è una cosa naturale che capita spesso, potete immaginare cosa può capitare se una persona ansiosa cerca di controllare se la sua mente produce o no una musica…
Si illuderà di avere una mente malata perché spesso la sentirà, così come respira, sbatte le palpebre o deglutisce.

V° CASO - L'ILLUSIONE DI SENTIRE LE VOCI
Questa illusione riguarda le persone che hanno paura di avere una psicosi.
Dal momento che sanno che uno dei segni sono le allucinazioni, finiscono per controllarsi.
Ancora una volta, controllare per paura fa perdere il controllo, infatti si avrà la sensazione di sentire le voci.
Perché succede questo?
Nella persona apprensiva, l'orecchio si tende ad ascoltare e cogliere ogni piccolo rumore che prima non era mai stato preso in considerazione.
I suoni ci sono sempre stati ma prima l'attenzione non era rivolta a loro, perciò ora si ha l'impressione di sentire cose mai prima udite.
Inoltre, ogni suono verrà colto come un'allarme perché scambiato con un'allucinazione e da qui la domanda ansiosa: "È un suono vero o no?", seguito dal controllo per rassicurarsi.
La persona entra in un ciclo d'ansia che si rafforza giorno dopo giorno, anche perché il dubbio di diventare psicotico non può essere risolto.
Il fenomeno è innescato anche da un altro meccanismo: mettiamo il caso che avete paura di sentire un determinato suono o voce (esempio, la voce di un familiare oppure quella di una sirena).
Succederà che inizierete a controllare ma allo stesso tempo avete in mente il suono che non volete sentire, cioè lo state già pensando.
Allora, basterà un suono esterno (ad esempio un fruscio) simile a quello che già pensate, per innescare l'illusione di averlo sentito davvero.
Sono delle "impressioni" e capitano a chiunque: un esempio è quando avete la tv accesa e avete l'impressione che il telefono stia squillando.
Questa illusione è collegata a quella della musica in testa, spesso capita che il suono che si vuole evitare venga pensato più e più volte, finendo per diventare un loop mentale.
Più si controlla per rassicurarsi di non sentire, più si penserà a quel suono, quindi lo si avrà in testa.
Il meccanismo che c'è dietro è la paura della psicosi, e il controllo rafforza la paura.

VI° CASO - L'ILLUSIONE DI ESSERE MALATI DI CANCRO
Qui ci sono un po' di problemi.
Innanzitutto c'è l'idea che un banale dolore debba essere per forza una malattia grave, ma il problema non è vostro ma dell'ansia.
Non ci sarebbe uno stato ansioso se ad un mal di testa si rispondesse: "ho il mal di testa".
Fin qui, abbiamo visto con gli esercizi come bisogna lavorare, le illusioni arrivano dopo.
Quando siete spaventati e andate a leggere su internet, entra in gioco lo stato di paura che avete e la suggestione.
Succede che, leggendo tra le cause del mal di testa, troverete: emicrania, cefalea, calo di zuccheri, sindrome pre-mestruale, febbre, tumore.
A questo punto, lo stato di paura vi fa escludere tutte le cause più probabili per focalizzarvi su quella meno probabile, ma più terrorizzante.
Questa illusione si chiama "astrazione selettiva", l'abbiamo visto nei pensieri disfunzionali e vi consiglio di leggerla.
La paura fa focalizzare solo su ciò che fa paura, è un filtro, quindi vedrete una realtà distorta.
Inoltre, può capitare di leggere qualcosa scritto da una persona inesperta e finirete per ossessionarvi su dei concetti che non hanno alcun fondamento.
E questa è un'altra illusione…

VII° CASO - L'ILLUSIONE DELLA SUGGESTIONE
La suggestione è un effetto della paura.
Quando scatta la paura, quella vera, si crea l'ansia cioè un fenomeno somatico molto fastidioso: tachicardia, sudorazione, tensione interna, tensione muscolare.
L'illusione scatta quando si considera l'ansia prova di qualcosa, invece l'ansia è una risposta alla paura.
Se guardo un uomo con un coltello che mi viene incontro, mi metto paura perché so che potrebbe capitare qualcosa.
Questa è una situazione normale, cioè, ad un evento rispondo con l'emozione di paura e con l'ansia.
Ora facciamo il caso dove scatta l'illusione.
Se una donna guarda un'altra donna con la paura che possa piacerle, cioè fa una prova, scatterà sia la paura che l'ansia.
Poi, scambierà l'ansia (tachicardia, calore, agitazione, tensione) come prova di un sentimento; sembra quasi che le sue sensazioni confermino la paura iniziale.
È la suggestione che usa l'ansia come prova, cioè il controllo razionale che crede che l'ansia sia una prova.
In realtà, quando abbiamo paura di qualcosa, l'ansia scatta in automatico.
Quindi la donna avrà l'ansia perché guarderà l'altra donna con paura, la sua ansia deriva dal timore che possa piacerle, non dal fatto che le piace veramente.
Vi faccio un esempio chiarificatore che è successo a me:
Io so che i cibi contenenti caffeina fanno venire l'ansia: caffè, tè, cioccolato.
Ero giunto alla convinzione che la cioccolata mi facesse venire l'ansia, perché quando la mangiavo mi concentravo sulle mie sensazione con paura.
Mi suggestionavo ed ecco che mi sentivo ansioso; in realtà, dopo averla mangiata mi preoccupavo, ecco perché ero ansioso.
In realtà, non mi fa molto effetto, me ne sono accorto mangiandola mentre ero distratto.
Non mi sono concentrato su me stesso (con paura) per analizzare le sensazioni, e ho scoperto che potevo mangiarla tranquillamente, senza esagerare però.
Ancora una volta, il controllo fa arrivare a conclusioni sbagliate.

VIII° CASO - L'ILLUSIONE DI AVERE L'ANSIA CRONICA
Oggi tratteremo brevemente di questo tipo di illusione, che è in realtà proprio una sindrome che si rafforza giorno dopo giorno.
Ho sempre detto che le persone che hanno pensieri ansiosi soffrono di un caso particolare di ansia generalizzata.
Quest'ansia è rivolta alla propria mente, la possiamo chiamare ipocondria mentale.
Se ripensiamo a un pensiero fatto che ci fa paura, caricheremo la mente di nuova ansia.
Anche i pensieri ansiosi automatici caricano la mente di nuova ansia.
L'illusione scatta quando pensiamo che l'ansia sia una condizione cronica, cioè ci focalizziamo sull'ansia facendola diventare motivo di preoccupazione.
Questo succede perché lo stato ansioso ci porta a focalizzarci sull'ansia stessa, magari per capirne la causa.
Il ragionare sull'ansia carica la mente di nuova ansia.
I pensieri sono condizionati dallo stato ansioso, lo stato ansioso è alimentato dai pensieri.
Vedete come si alimenta il ciclo?
È come l'orticaria: una volta che ce l'hai, se ti gratti, il prurito peggiora.
Se pensi al prurito, ti viene da grattarti.
L'ansia si alimenta nel momento in cui, per un qualsiasi motivo, ci focalizziamo su di essa:
• quando analizziamo le paure prodotte
• quando scambiamo le somatizzazioni per una malattia
• quando ci interroghiamo sulle cause dell'ansia
• quando temiamo l'ansia e cerchiamo di contrastarla
Quando pensate con paura, state già alimentando lo stato sottostante.

IX° CASO - L'ILLUSIONE DI NON RICORDARSI DI AVER FATTO QUALCOSA
Il meccanismo che tiene in vita questo interrogativo è dovuto ad un cortocircuito che avviene all'interno della nostra mente.
Se si ragiona per paura di aver fatto o non fatto una cosa, la paura crea un'alterazione del ricordo.
Questa alterazione avviene in due modi.
Il primo modo avviene quando si pensa per paura di aver commesso qualcosa: in tal caso, l'ansia fa focalizzare talmente tanto su una paura (su un pensiero/dubbio) che questa sembra vera.
Ciò che avviene è che pensare troppo ad una scena ripetutamente, la fa sembrare talmente reale da dare l'illusione di averla vissuta sul serio.
In più, la suggestione che si crea mentre sale l'ansia cioè pensieri del tipo "Ma allora posso averla commessa", aumenta ancora più la sensazione.
E quando si è dentro questa illusione, si analizza la scena per rassicurarsi, ma si finisce per incastrarsi.
Il secondo modo avviene quando si pensa per paura di aver dimenticato qualcosa: in tal caso, anche se abbiamo la certezza di averla fatta, il pensiero ritorna talmente tante volte che alla fine ci viene il dubbio.
"Avrò chiuso il gas?", questo interrogativo può durare ore. Voi avete la sicurezza, eppure c'è quel pensiero…
Ma non è un pensiero ossessivo, è un'intolleranza all'incertezza e un eccessivo senso del pericolo.
Come vedete, a mano a mano che spieghiamo, non c'è niente di patologico; c'è solo uno stato d'ansia e atteggiamenti sbagliati per gestirla e farla fluire via.

X° CASO - L'ILLUSIONE DI AVERE UN ALTRO PROBLEMA
In questo caso la domanda che l'ansioso si fa è: "ho il doc oppure è realtà?"
Questo è un nuovo dubbio, avere l'ansia oppure sta per avverarsi un incubo?
L'illusione qui è non capire che la paura vi porta a dubitare che sia un effetto d'ansia, vi fa sentire diversi dagli altri anche quando avete tutti gli elementi in comune.
Non solo avete preso seriamente in considerazione il vostro pensiero ma ora lo seguite in una serie di interrogativi che aumentano sempre più l'ansia.
Lo stato ansioso vi fa vedere una realtà di paura, perciò scoprire che è tutto un effetto dell'ansia (rassicurazione) non basterà.
Lo stato ansioso creerà nuovi dubbi: "e se non fosse così? E se il tuo è un caso particolare?"
La persona spaventata dai nuovi dubbi, si metterà a compulsare, facendo sembrare ancora più vera la realtà che teme.
È un inganno in cui, entrando in un tunnel, si va sempre più in fondo, attirato dalle distorsioni e dagli interrogativi della paura.
Andare in fondo alla questione, significa accettare la paura.
Quindi, la vostra ricerca del problema non serve a nulla, perché una volta scoperto che è un effetto d'ansia, l'ansia produrrà un nuovo interrogativo per farvi dubitare di ciò.
Voi non siete speciali, è la paura che crea questa sensazione di dubbio.
Davanti a voi ci sono due strade: o seguire la paura oppure non accettare più l'inganno per nessun motivo.
Dietro la paura non c'è la soluzione, c'è solo un nuovo dubbio.

XI° CASO - L'ILLUSIONE DI AVERE IL DOC
Questa è l'illusione per eccellenza: il caso tipico è l'ansioso che inizia prima a controllare i sintomi fisici (ipocondria) per poi arrivare a osservare la mente e i suoi ragionamenti (ipocondria mentale).
Io credo che la maggior parte delle persone di questa sezione del forum siano affette da ansia generalizzata, in cui l'oggetto della loro paura è diventata la propria mente.
È un'ipocondria mentale in cui si guarda ai pensieri come una seconda persona.
Ricordiamo che lo stato ansioso genera proprio pensieri automatici, in inglese si chiamano "racing thoughts" o pensieri galoppanti.
Per questo non ha alcun senso dire: "mi è ritornato il male", sarebbe meglio dire "mi è ritornata l'ansia". Questo sì!
Non c'è nessun doc, ci sono delle tendenze ossessive, cioè ripensare ai soliti pensieri a causa dell'ansia che fa focalizzare su ciò che temiamo.
Se la convinzione è quella di avere un problema con i pensieri, l'ansia farà focalizzare su quelli, cioè li penserete in maniera automatica.
L'ossessivo cosa fa? Osserva cosa gli passa per la mente perché i suoi pensieri diventano il sintomo di una patologia.
Da buon ansioso comincia a costruirsi una realtà patologica, in cui il controllo fa nascere e perdurare il problema.
Una volta che una persona si etichetta con la parola "doc", starà tutti i giorni a temere la propria mente: i pensieri vengono considerati esterni a sé.
Ma questa è un'illusione: è il soggetto che non si accorge che temere un pensiero lo fa ricomparire in mente.
È come l'ipocondriaco che si etichetta con la parola "malato di cancro": starà tutti i giorni a tormentarsi per il suo mal di stomaco (che invece è creato dal suo stato di preoccupazione).
Se noi osserviamo con paura i pensieri della mente, ricorderemo quel pensiero che ci ha fatto paura (magari poche ore prima) e lo scambieremo come un pensiero esterno, un tormento.
Siete malati voi o la parte che dice che siete malati?
Perché se controllate voi stessi o la vostra mente, lo state facendo seguendo una logica ansiosa: sicuramente troverete qualcosa che vi spaventa.
Questo problema nasce nel momento stesso in cui lo definite: la paura di avere una mente malata genera il controllo della mente, che è libera di pensare.
La mente dell'ansioso è una mente che produce paure irrazionali, sarebbe sciocco osservarla, perché produrrà nuovamente gli stessi pensieri.
Ancora, e ancora, e ancora…
Il significato? Rimane sempre quello della paura irrazionale fatta la prima volta, poi voi la rafforzate di significati, rassicurazioni, prove.
A forza di pensarci, creerete una canale di ragionamento tra pensiero e paura, cioè scatterà in automatico.
Ma questa è una nuova illusione: il pensiero non arriva dal nulla, scatta per associazione (es. vedo la mia ragazza e scatta quella paura), associazione che avrete creato voi.
Ovvio che scatta sia per l'associazione, sia perché soffrite d'ansia, quindi date un grosso peso a quello che pensate (non accorgendovi dello stato ansioso che lavora dentro di voi).

XII° CASO - L'ILLUSIONE DEL FUTURO NEGATIVO
Il futuro di una persona ansiosa ha sempre elementi di negatività, apatia, paura, tristezza.
Succede perché l'ansioso immagina il futuro come soluzione per scappare dal presente che gli fa paura, la usa come prova inconscia.
A volte succede in automatico, si ha la visione del proprio futuro infelice, molto diversa da quella che ci renderebbe felice.
E scatta l'ansia e quella morsa allo stomaco…
Ma tutto ciò è un'illusione perché il nostro futuro non è scritto, siamo noi che pensiamo al nostro futuro sotto forma di pensiero, non realtà.
E quel pensiero è un pensiero ansioso, anche se la visione sembra quasi reale.
Noi viviamo nel qui ed ora, le pagine del libro devono essere ancora scritte.
Quello che bisogna ricordarsi è lo stato in cui si fanno certi pensieri: se c'è uno stato ansioso o depresso, i pensieri saranno condizionati da ciò.
Inoltre, capita spesso che un pensiero negativo scatti proprio mentre vediamo il nostro futuro felice.
Prendiamo una coppia che si sta sposando e deve andare a vivere in una casa tutta sua.
Lei immagina il futuro sognato ma: "e se non è lui l'uomo della tua vita?", "non sarai mai felice con lui".
La fame di felicità è l'altra faccia della paura, ecco perché quando pensiamo alla felicità scatta automaticamente anche la paura, paura di non essere felici.
Ecco perché ci illudiamo: noi siamo coscienti solo del pensiero che si affaccia nella mente, non di questa paura di sottofondo.
Cerchiamo talmente tanto la felicità che la paura ci attacca proprio dove siamo più deboli; mentre pensate al futuro la paura si inserisce e voi la caricherete nuovamente prendendola in considerazione.
La paura normale scatta di fronte ad un evento reale, la paura ansiosa scatta in automatico in assenza di pericoli reali.
Ecco perché quando un ladro ci rapina i pensieri di paura concordano con la situazione, mentre quando siamo tranquilli sembrano pensieri di paura esterni a noi.
Se ci chiediamo se saremo felici, stiamo affidando involontariamente i nostri ragionamenti all'ansia; siamo spinti a farlo dalla paura di non essere felici.
Se pensiamo al futuro e scatta la paura, significa che non tolleriamo l'infelicità.
L'ansia troverà terreno fertile per spaventarvi.
E la tendenza sarà quella di continuare a controllarvi, così vivrete sempre imprigionati in questo timore.

XIII° CASO - L'ILLUSIONE DI NON PROVARE NULLA
Questa è un illusione tipica di chi è ansioso perché è sempre a controllare le proprie emozioni.
Se il controllo delle emozioni nasce per testare se stessi, il risultato sarà un'assenza di emozioni.
Questo succede perché l'emozione di amore, passione, felicità (emozioni positive) si generano nel momento in cui sono libere di esprimersi, non quando sono bloccate dal controllo di se stessi.
Funziona anche al contrario: se provo ad avere paura di fronte ad una situazione che non mi piace (così mi rassicuro), non proverò paura.
Se ci guardiamo dentro, stiamo vivendo un momento logico-razionale.
Anche qui c'è una doppia illusione.
La prima è che la persona crede di potersi provocare le emozioni a comando, mentre in realtà si vive un momento di logica, ragionamento, che non ha nulla a che vedere con il nostro lato emozionale.
Ovviamente è un controllo fallimentare generato dalla paura; dato che si ha paura si cerca una rassicurazione, usando la logica in un campo in cui non ha potere.
La seconda avviene quando non si prova nulla, allora la logica arriva a conclusioni sbagliate e si convince che la paura sia reale.
Ogni ulteriore controllo porterà alle medesime conclusioni, anche a distanza di mesi o anni.
È proprio sbagliato il modo in cui si usa la logica, l'ansioso è così abituato a controllare la realtà che si scontra con una situazione in cui perde il suo potere di controllo.
Ecco perché si rimane incastrati nei dubbi.
Mi rendo conto che il controllo è una parte naturale, una rassicurazione dall'ansia, ma facendo così confermate la paura e la incrementate.
Se una persona finisce di amare, vive le sue emozioni di non amore; il dubbio è una cosa ansiosa, logica che non centra nulla con l'amare.
Lo stesso discorso vale per chi si interroga sulla felicità oppure sul senso della vita.
Anche il depresso è apatico, ma vive l'apatia come momento della sua realtà; ovviamente è considerata una condizione pessimista e immutabile nel tempo.
Se un ansioso ha un calo dell'umore, allora si interrogherà inutilmente sulla sua assenza di emozioni, si ossessionerà non trovando più nulla che lo interessa.
Anzi, rimugina ansiosamente ed è capace di trovare un motivo sbagliato per questo suo non sentire (ad esempio la perdita di interesse per il partner).
Ma si dimentica che è in uno stato dove le emozioni sono ovattate, c'è un calo di interesse per tutto.
Se continua a cercare ansiosamente risposte, peggiorerà il suo stato.
Bisogna riconoscere questo stato e accettare l'apatia come se fosse un'influenza: quando avete la febbre vi chiedete come mai non state bene, oppure accettate che non si sta sempre bene?

XIV° CASO - L'ILLUSIONE DI DISCUTERE PER RISOLVERE LE PAURE
Come abbiamo detto in altre occasioni, la discussione di una paura è una forma naturale di compulsione.
È un'istinto naturale dell'uomo, non è indice di patologia.
Il problema nasce quando si prendono molto sul serio i propri pensieri, pensando che tutto ciò che ci passa per la testa abbia un significato.
E questo succede sia a causa dello stato ansioso sia in chi è troppo razionale (le due cose possono essere collegate).
L'illusione è quella di pensare di poter discutere o verificare la propria paura, cioè usare la logica per controllare un'emozione; succede che il controllo genera una realtà patologica in cui non si riesce più ad uscire.
Quando ragionate, implicitamente confermate la paura, cioè considerate vero e importante un pensiero ansioso fatto.
Voi perdereste tempo con cose di poca importanza?
Discutere significa già aver aver accettato il pensiero, cioè aver dato per scontato che è reale tutto ciò che si pensa.
Una persona "normale" sa di fare pensieri strani ogni tanto, però riesce a lasciarli scorrere con molta semplicità, l'ansioso non riesce perché il pensiero genera un effetto di paura che attira l'attenzione.
Ed essendo in ansia, verrà molto naturale analizzare i propri pensieri e farsi suggestionare.
Inoltre, più discutete, più darete potere al vostro pensiero perché la paura è un emozione che trova sempre nuovi dubbi da proporre: razionalmente riuscite a trovare una rassicurazione temporanea, poi però la paura metterà in dubbio la vostra tesi e sarete di nuovo al punto di partenza.
Inizia una discussione tra voi e la mente, che sembra quasi un'esistenza a sé: è una battaglia persa in partenza perché i discorsi della ragione si rivelano vani, non potete controllare la paura.
Potete solo dissociarvi, cioè riconoscere che avete paura, accettarla e metterla da parte.
Sicuramente lei vi farà salire l'ansia, perché la compulsione era diventata una forma di protezione, che però rafforzava il problema.
L'altro lato della paura si rivela quando smettete di ragionare: "se non ragioni, vivrai una vita di inganno", "se non compulsi, l'evento succederà", "se non controlli, succederà…" (vi fa vedere il futuro con paura).
Questa è un'altra forma di inganno, è sempre la paura che vuole l'attenzione che non gli date più: ricordate che la paura è un emozione negativa che spaventa e vi attira.
Non c'è niente da discutere, altrimenti discuterete della paura, non della realtà.
La paura è paura, non centra niente con le altre emozioni: non potete confondere paura e amore, paura e istinti.
La paura si basa sulla logica, non ha nulla a che fare su ciò che siete.
Inoltre, quando discutete riprendete un pensiero fatto nel passato, cioè riportate al presente una situazione passata con annessa l'ansia che vi aveva procurato.
Magari è un pensiero che avreste dimenticato (un pensiero ansioso nato da inganni, non un pensiero reale sul quale volete mettere una pietra sopra).
Invece, adesso ragionate sul pensiero, dando addirittura per scontato che questo si ripresenterà nel futuro: voi vi sentite malati e state già temendo il pensiero che farete nel futuro.
Così, vivrete con gli occhi puntati inconsciamente sulla vostra mente, dimenticando che la mente pensa sempre e penserà anche a quel pensiero, se temete di poterlo fare.
Non c'è nulla di strano: se mi controllo, il pensiero fatto in precedenza ritornerà alla mente.
Discutendo in continuazione una paura, si crea un canale preferenziale tra la paura e l'oggetto della paura: così finisce che quando pensate alla vostra ragazza, vi scatta subito la paura.
La più grande illusione del discutere è che analizzate la paura con la stessa mente che ha prodotto quella paura, si usa la stessa logica.
Come fa una mente che si sta ingannando ad uscire da sola dall'inganno? Impossibile.
Quando controllo e discuto, osservo sempre la realtà con gli occhi della paura, perciò non potrò mai capire dove mi inganno.
Di fronte ad un dubbio patologico dal quale non riuscite ad uscire, lasciatelo andare perché si risolverà da solo.
Lo so, mi direte: "ma se non discuto come faccio a sapere…": volete saperlo voi o la vostra paura?
Voi avete accettato il pensiero e avete iniziato a vivere una realtà di paura: se il pensiero non fosse mai esistito, ve la fareste questa domanda? Vi controllereste?
Un primo errore commesso è stato quello di aver preso sul serio il pensiero (ricordate che avete uno stato d'ansia interno che genera questi pensieri).
Non commettere ora l'errore di controllare e discutere; dovete fermarvi voi perché vi verrà spontaneo compulsare.
Discutendo non avrete mai la sensazione del "ok ho tutto sotto controllo".

XV° CASO - L'ILLUSIONE DI NON AVERE PIÙ L'ANSIA
In questo caso, compare il fenomeno della tolleranza: l'organismo si abitua a qualsiasi stimolo che gli viene proposto continuamente.
Inizialmente, una pensiero ansioso produrrà una gran dose di paura, quasi terrore.
Più passa il tempo, più vi abituerete al pensiero, cioè la sua presenza produrrà solo fastidio e malessere ma avrà perso gran parte della paura.
È lo stesso principio di quando guardate un film horror: se lo vedete la prima volta, siete tesi e ansiosi; più volte lo vedete, più diventa prevedibile e sarete indifferenti alle scene (anzi, potrebbe diventare monotono).
Sullo stesso principio si basa l'esposizione, di cui scriveremo alcuni esercizi.
Se una paura fa meno paura, l'ansia sarà meno presente; ciò significa che vi siete abituati al pensiero non che avete accettato il pensiero.
La realtà resta sempre la stessa, non è cambiato nulla, solo che il dubbio adesso produce meno ansia.
Questo fenomeno è completamente naturale, ma l'ansioso finisce per ingannarsi perché non lo tiene in considerazione.
Dato che l'ansia viene presa come forma di rassicurazione: "se ho l'ansia significa che il pensiero non è vero", questa rassicurazione salta quando l'ansia non c'è più.
Allora la persona pensa: "è un pensiero oppure ho accettato la realtà?".
Il problema qua non è che l'ansia non c'è più, ma che vi rassicurate su una paura: ogni rassicurazione è un sistema destinato a fallire.
Un discorso simile si può fare per le coppie che stanno assieme da molto tempo: in loro l'amore c'è ma è in una fase dove si conosce l'altra persona, per cui ci sono meno picchi emozionali.
Scatta la paura quando si comincia a razionalizzare l'amore, cioè pensare che debba essere in un certo modo (bisogna sempre provare qualcosa).
In realtà, questa è una paura che nasce dal controllare troppo il rapporto.
Quando si comincia a ragionare, non si parla più di amore ma di logica; e dato che le convinzioni sull'amore sono sbagliate, lo saranno anche le paure che nasceranno.
Anche la sensazione di ribrezzo delle persone con la paura di essere omosessuali funziona allo stesso modo.
Si inizia con le prove e queste prove generano disgusto; poi, a furia di provare, il test non provoca più il disgusto iniziale e si incomincia ad aver paura che sia diventata realtà.

XVI° CASO - L'ILLUSIONE DI NON RIUSCIRE A NON PENSARE
Quando cerchiamo di non pensare ad una cosa, questa si ripresenta.
È così che funziona la mente: quanto più cerchiamo di non pensare, tanto più penseremo perché, per non pensare, bisogna prima pensare.
È un paradosso che crea l'illusione di non riuscire a liberarsi più di un pensiero che ci dà fastidio, sembra quasi un fantasma che ci insegue.
Se vi dicessi di non pensare più ad una vostra paura, probabilmente non ci riuscirete, perché sforzarsi porta il pensiero a ripresentarsi con maggiore frequenza.
Succede che voi fate un pensiero ansioso (o meglio, il vostro stato ansioso lo crea), voi vi spaventate e cercate di discuterlo ma ne uscite sconfitti.
Allora scegliete la strada di eliminarlo dalla mente, ma anche questo è improduttivo.
La mente pensa sempre a qualsiasi pensiero che vuole, la mente ansiosa, a maggior ragione, penserà alle paure.
Quindi penserà in automatico al pensiero ansioso fatto in precedenza.
Così, quando ritorna il pensiero, voi lo identificate come un allarme e vi sale l'ansia; così facendo ricaricate d'ansia la mente.
Poi magari rimuginate sul pensiero che ritorna e vi identificate come malati: così ricaricate d'ansia la mente e vi focalizzate sui sintomi.
Anche decidere di non dare più importanza al pensiero ma sperare che prima o poi vada via è un errore.
La speranza è un surrogato della paura, quindi ricaricate di nuovo d'ansia la mente.
Cosa fare? Lasciar pensare la mente, il pensiero non ha alcun significato (anche se quando lo fate passerete un'istante di paura).
Ci siete voi e le vostre emozioni da una parte e la mente ansioso dall'altra.
Accettate che la mente ansiosa è tornata sul pensiero.
Io so che abbassando l'ansia i pensieri se ne andranno, voi lo scoprirete solo dopo che farete ciò che vi dico (attenzione, niente compulsioni ma consapevolezza).
Lo stesso discorso si può applicare quando capita una cosa molto fastidiosa e spiacevole, ridere durante un funerale.
Questo succede perché siamo talmente tesi che abbiamo paura di ridere, quindi cerchiamo di non pensare ad una cosa divertente, però falliamo il nostro obiettivo.
Cercare di non pensare uguale pensare.
È un meccanismo naturale della mente, ma voi lo vivete in maniera patologica.

XVII° CASO - L'ILLUSIONE DI AVERE LA MENTE VUOTA E NON RICORDARE LE COSE
Purtroppo, uno dei sintomi tipici dell'ansia è proprio quello di non riuscire a concentrasi.
Lo stress prolungato peggiora sia le prestazioni fisiche che mentali.
Questo perché il cortisolo, l'ormone dello stress, porta ad un danneggiamento dell'ippocampo, quella parte del cervello dedicata alla memoria.
Comunque, questo processo è reversibile una volta che si eliminano le cause dello stress.
La memoria a breve termine è quella che ne risente di più; potreste non ricordarvi più dove avete messo un oggetto oppure trovarvi in una stanza senza sapere cosa dovevate fare.
Anche quando dovete parlare non trovate le parole giuste e a volte capita di perdere il filo del discorso.
Cercate di non fare caso a questi problemi, sono solo una cosa temporanea, non il segno di qualche malattia.
In più, se ci si sforza di ricordare le cose, si otterrà solo ansia.
Allora, la convinzione potrebbe diventare quella di avere una scarsa memoria e la necessità di scrivere per paura di dimenticare.
Lo scrivere compulsivamente nasce proprio da questa paura, che nasconde un'illusione.
La compulsione conferma e fa vivere la paura, la quale porta l'ansia che dà problemi di memoria; un ciclo che si alimenta e in cui scrivere "sembra" la cosa migliore da fare.
Se non date importanza alle dimenticanze, l'ansia si abbasserà e migliorerà anche la capacità di concentrarsi, studiare e ricordarsi le cose.
È inutile sforzarsi…
Un caso simile è quello dei "vuoti di memoria" prima di un'interrogazione o di un evento importante.
Succede che la paura di non ricordarsi le cose fa salire l'adrenalina, la quale blocca temporaneamente l'accesso alla memoria.
Quindi è l'eccesso di paura a scatenare proprio ciò che si teme: il pensiero diventa il peggior nemico di sé stessi.
Ed ecco che non si sa cosa dire.

XVIII° CASO - L'ILLUSIONE DI NON TROVARE UN SIGNIFICATO
A volte capita di trovarsi in un punto morto, ciò succede quando ingabbiamo la realtà in uno schema logico.
L'illusione avviene perché si cercano risposte razionali a problemi non logici: in questo caso si usa il ragionamento in maniera non corretta.
Prima di ossessionarsi in campi dove la logica fallisce, chiedersi sempre se la domanda è posta correttamente, altrimenti finite per farvi domande stupide.
Noto che c'è una paura talmente grande, che l'ansioso cerca di controllare tutto quello su cui gli viene un dubbio: ha la convinzione di poter controllare la realtà.
Ma questa è un'illusione, viviamo su diversi piani; la logica è solo uno di questi.
La paura, in quanto emozione andrebbe affrontata con i mezzi emozionali, vissuta, non discussa e razionalizzata.
Non avrete risposte ma nuovi dubbi, in più vivrete sempre con una paura che vi spaventa, paura che non siete riusciti a lasciarvi alle spalle perché la discutete ogni giorno.
Se mi chiedo se amo una persona, lo faccio per paura: cerco di razionalizzare le emozioni (sappiamo che è un errore).
Ma tutto questo come è iniziato? Con una paura, è lei che vuole risposte.
Vorrei esporre alcuni concetti di filosofia per farvi capire quanto siete limitati, quanto il vostro ragionamento è solo una parte infinitesima della realtà, non la realtà.
Quante volte si pensa di sapere, cioè si ha la ferma convinzione di essere arrivati ad una certezza, cioè che il proprio pensiero abbia ragione?
Quella che sembra una certezza, cioè una conferma ad una paura, non fa che rafforzare il problema.
Quindi si ha paura di una cosa, si usa la ragione per controllare (o si evita) e si arriva ad una conclusione errata, che però sembra vera.
Ecco alcuni principi da tenere a mente, quando si ragiona:
Nessun sistema può dimostrare se stesso a partire da se stesso (teorema di indecidibilità di Godel). Questo significa che non è possibile conoscere la realtà se noi facciamo parte di quella realtà. L'inganno è dietro l'angolo. È come convincersi che il sole giri attorno alla terra, se l'osservatore si trova sulla terra; se si trova all'esterno del sistema, capirebbe che è il contrario. Stesso discorso può essere fatto per quelli che pensano di essere diventati psicotici o violenti, se siete voi a giudicarvi vi illuderete a causa dell'ansia.
È impossibile raggiungere una conoscenza oggettiva se l'osservatore non sa in che modo interferisce con la realtà che sta osservando (principio di indeterminazione di Heisenberg). Ricordatevi che quando controllate un'emozione, state alterando un normale processo, ecco perché il controllo porta ad errori. Se analizzate con paura una situazione, otterrete risultati diversi a quando l'analizzate attraverso le lenti di un'altra emozione, amore, passione, felicità. Anche qui, è l'osservatore che costruisce e vede la sua realtà, ad influenzarla con i suoi stati d'animo.
Quando l'insicurezza va in cerca di certezze, il pensiero diviene nostro nemico. Ricordate che se ragionate su una paura, arriverete ad un inganno, anche se non ve ne sarete consapevoli.
Riassumendo in poche parole il contenuto di questi concetti, potremmo dire: "lasciate ogni certezza, voi che ragionate".
Ancora credete di poter controllare ogni cosa? Sicuri delle vostre certezze o delle vostre paure?
La paura fa paura, ma siete ancora convinti di contrastarla con la pochezza della ragione?
La paura usa la logica, che è sua sorella maggiore; dove c'è una paura, c'è un eccesso di razionalità.
Le due cose si rafforzano vicendevolmente.
C'è un mondo che sfugge alla ragione, l'illusione è quella di essere sicuri di sapere.

XIX° CASO - L'ILLUSIONE DI ESSERE CATTIVI E INSENSIBILI
A tutte le persone capita di fare pensieri strani, perversi, violenti o avere impulsi che vanno contro la loro vera natura.
I pensieri negativi sono normali, ma quando una persona con l'ansia ha questi pensieri, si focalizza su di essi e dà a loro un significato; è come se i pensieri avessero una vita tutta loro.
I pensieri del tipo "e se…" diventano dei mostri e il cervello rimane bloccato in una spirale di panico.
"E se il pensiero avesse un significato?", "Significa che sono una persona suicida?", "E se mi tormenta per sempre?"
La verità è che quando l'ansia cala, i pensieri svaniscono da sé.
È la mente ansiosa che produce pensieri di paura, e la stessa mente vi fa focalizzare sui pensieri e ve li fa prendere per veri; l'illusione è non capire il sistema ansioso in cui vi trovate ma perdersi nel contenuto dei pensieri.
L'eccessiva importanza che si dà ai pensieri è sempre un effetto dell'ansia: i pensieri non sono più semplici pensieri ma sintomi di una paura (paura che nasce con l'analisi del pensiero stesso).
Se vi prendete lo Xanax, migliorate perché l'ansia cala e si perde quel controllo ansioso che effettuate su voi stessi.
Gli ansiosi però non sono a conoscenza di ciò, quindi analizzano il loro modo di pensare, finiscono per arrivare a conclusioni sbagliate: si etichettano, diventano omicidi, psicotici, peccatori, molestatori.
Sentirsi cattivi, sentirsi in colpa sono conseguenze comuni di quando si dà importanza ai pensieri.
Non è un problema mentale, è un problema comportamentale, un errore nel pattern di ragionamento. È una distorsione cognitiva.
Le persone normali fanno questi pensieri ma sono ad un livello meno intenso perché non sono persone ansiose: non li discutono neanche, sanno di aver fatto un pensiero strano e lo lasciano andare.
Tutt'al più dicono: "ma che pensiero ho avuto?" e poi cambiano discorso, così il pensiero cade nel dimenticatoio.
Ora vi mostro alcune convinzioni, correggete le vostre se siete convinti di altro:
- A tutti gli esseri umani capita, a volte, di pensare a contenuti di natura sessuale, aggressiva o blasfema
- A tutti gli esseri umani capita, a volte, di pensare alla cosa più sconveniente
Questi pensieri sono parte imprescindibile della natura umana. Avere questo tipo di pensieri non vi rende delle cattive persone.
Più vi sforzate di controllare i vostri pensieri, più fate un errore comportamentale, il pensiero ritorna (poi lo scambiate per intrusivo).
Se la smettete di pretendere di controllare i pensieri, quest'ultimi andranno sicuramente via.
Il vostro obiettivo non è quello di controllarvi, ma se proprio volete farlo, osservatevi con leggerezza, non paura (ricordatevi dell'ansia che lavora all'interno di voi).

XX° CASO - L'ILLUSIONE DEL SOGNO
L'ansioso è una persona che legge, legge e pensa di capire.
Sicuramente dopo aver fatto un sogno che ha per tema le proprie ossessioni, sarete andati a leggere le "teorie sui sogni" di Freud o peggio ancora di utenti comuni.
Così, al posto di uscire dal problema, ne usciti terrorizzati e spaventati, con i dubbi che continuano a tormentarvi.
In questo caso, l'illusione è quella di pensare che il sogno sia il nostro inconscio che ci comunica la verità.
Pensateci bene, fate così tutti i giorni, avete una paura e vi controllate per capire se sia vera: controllate il vostro stato, controllate le vostre emozioni e finite per controllare i sogni.
Succede però un inganno, perché i sogni rappresentano ciò che noi pensiamo durante il giorno.
Se di giorno mi tormento con i pensieri ansiosi, è molto probabile che il sogno avrà quel tipo di tema.
Così, il giorno seguente continuerò a ragionare sul sogno fatto, riprendendo il tema che mi spaventa; la notte successiva il meccanismo scatterà nuovamente.
È un ciclo che si rafforza con l'inganno, così come i pensieri ossessivi.
Per quanto sembri reale, il sogno rimane una creazione di fantasia, non rappresenta di certo i vostri gusti o le vostre intenzioni.
Alcuni mi diranno: "Sì, ma io nel sonno ero eccitata".
C'è sempre un inganno dietro a queste sensazioni, che non riguarda la vostra eccitazione ma i particolari su cui vi concentrate.
Può essere che eravate eccitati perché avete visto una donna eccitata e vi siete immedesimate.
Ma questo non potrete mai saperlo con certezza, perché quando ragionate con paura, vi soffermerete solo sui particolari che fanno paura e non considererete tutte le altre ipotesi (che magari sono inconoscibili razionalmente…)

XXI° CASO - L'ILLUSIONE DEL PENSIERO CHE RITORNA
Questo è uno degli elementi chiave su cui si basa il disturbo ossessivo.
I pensieri sembrano originarsi dal nulla e diventano presto una specie di sabotatore, moralizzatore o inquisitore interno.
Il problema è che state facendo tutto voi, siete vittima di un auto-illusione.
Partiamo dal fatto che chi ha uno stato ansioso vedrà la realtà con paura, può avere inoltre alcune fobie.
Se, ad esempio, abbiamo un calo di serotonina (per cause da chiarire) incominceremo ad essere ansiosi, essere ansiosi significa cominciare a ragionare con paura.
Ora, lo notate da voi che se una persona si identifica con i pensieri significa che si dimentica del problema che c'è alla base.
Inoltre, questo stato vi costringe a ripensare alle vostre paure, cioè non riuscirete più a lasciarla andare e considerarle innocue.
La mente rapisce la vostra serenità, si producono in continuazione pensieri ansiosi e sentite la necessità di discuterli.
Come abbiamo detto più volte, discutere fa degenerare in un dubbio patologico perché si ragiona con le stesse convinzioni e punti di vista che hanno creato la paura.
La paura deriva sempre da convinzioni di base distorte, proprio quelle convinzioni che vengono considerate sempre giuste.
Io ho elaborato una mia teoria perché ritorna il pensiero: quando il pensiero viene discusso e non risolto, passa all'inconscio come dubbio ancora da chiarire.
Ora che è dentro di voi, anche quando non l'avete, inconsapevolmente guardate la realtà cercando delle risposte.
Vi faccio un esempio: prendiamo una donna che ha paura di non amare più il ragazzo.
Quando vede il ragazzo, scatta la paura perché guarda il ragazzo con gli occhi di chi deve risolvere quel dubbio.
In pratica, l'inganno continua perché il dubbio tiene in piedi un modo di guardare la realtà distorto; se non ci fosse l'inganno non ci sarebbe la paura.
Inoltre, c'è un'altra spiegazione per il ritorno del pensiero.
Le persone che pensano di essere malate di doc sono ad un livello d'ansia più profondo rispetto a quelle con l'ansia patologica.
Loro temono i pensieri perché rappresentano una conferma alla malattia che pensano di avere, sono ipocondriaci della mente e la controllano.
Così, per loro i pensieri ansiosi sono degli allarmi, quando arrivano cominciano a osservarli dall'esterno.
Invece, i pensieri ansiosi derivano sempre da convinzioni sbagliate e distorte, ne sono una naturale conseguenza.
I doccati hanno l'ansia per i pensieri stessi, pensano che è innaturale avere l'ansia, per loro è causata da una patologia.
Quindi, cominciano a guardare la mente come un terza persona, un inquilino scomodo di loro stessi.
Il pensiero scatta perché vivono ma inconsciamente osservano cosa pensa la mente, cioè controllano per paura del proprio pensiero.
C'è sempre una paura di fondo, quella che questi pensieri rovineranno la loro esistenza, che i pensieri saboteranno ogni loro tentativo di essere felici.
Io penso che ci sia un automatismo nel far perdurare il pensiero: la persona doccata vorrebbe il controllo della propria mente quindi quando vive, inconsciamente osserva se ci sono pensieri, ed ecco che il pensiero ansioso compare.
Si scambia la presenza del pensiero come prova dell'essere malati, ma questo capiterà sempre perché osservare la mente con paura equivale a ricordare il pensiero ansioso fatto in precedenza.
Forse gli ansiosi sono inconsapevoli di questo loro controllo, questo guardarsi dentro.
Se guardo la mente, il pensiero è sempre lì, perché dovrebbe andare via?
Il pensiero di chi ha un sabotatore interno è "adesso mi viene quel pensiero…", magari questa parte non la pensano neanche più e tutto è diventato automatico.
Prendiamo un ragazzo che ha un rapporto con la sua ragazza: il processo descritto ha come risultato immagini omosessuali.
Se ci si rivolge alla mente, si vive la realtà della mente, cioè quella dei pensieri ansiosi.
Ma questo succede non perché la mente è malata, ma perché in queste persone l'atto di controllare è dovuto ad una paura.
Se ci pensiamo, la questione non è molto diversa da chi soffre d'ansia e pensa: "oddio, e se stasera non riesco a prendere sonno?"
È la paura di non riuscire a dormire che non fa dormire la persona, perché la preoccupazione fa salire l'ansia che provoca insonnia.
Nel caso dell'ansioso si vive il pensiero, nel caso dell'ossessivo si teme il pensiero: sono due realtà in cui c'è una paura differente ma il meccanismo è uguale.
Come mai la medicina ufficiale li pone in categorie differenti? Mistero…
Entrambi comunque creano la loro realtà nel momento stesso in cui fanno il pensiero e lo prendono in considerazione.
Un ultimo motivo per cui un pensiero ritorna è prettamente biologico: se pensiamo sempre ad una paura, nel nostro cervello si creano dei canali molto forti tra la memoria e l'amigdala, cioè il centro della paura.
Più si discute, più il pensiero ansioso capita con maggiore frequenza e in maniera completamente automatica.

XXII° CASO - L'ILLUSIONE DI SAPERE
Molto spesso il sapere troppo equivale ad avere più problemi, sembra assurdo ma è così.
Più vi documentate sulle malattie, ad esempio, più la paura avrà dalla sua un ricco schedario di patologie con cui scambiare normali somatizzazioni.
Chi avrà il concetto di omosessualità latente potrà aggiungere l'argomento come supporto dei suoi ragionamenti ansiosi.
Chi sa dell'esistenza della psicosi, può scambiare l'ansia per i primi sintomi della patologia.
Ma chi non conosce la psicosi?
Sicuro che non avrà questa paura, al massimo potrà pensare di sentirsi agitato.
Non starà a controllare i pensieri perché non ne avrebbe motivo, il controllo esiste dove c'è una paura e la paura esiste dove c'è conoscenza.
La paura si nutre sempre di concetti razionali.
Il sapere in un certo senso funge da base per la paura, ecco perché i disturbi ossessivi colpiscono chi è intelligente.
Fobici non si nasce, si diventa cercando di conoscere e prevenire.
Socrate era tranquillo perché sapeva di non sapere, quindi di fronte alla paura sapeva che il suo ragionare sarebbe valso a poco.
Ancora più pericolosa è la convinzione che esista soltanto un'unica realtà, quella della mente.
Se si crede a quest'illusione si finisce per credere totalmente in quello che la mente ansiosa pensa.
Ma la qualità dei pensieri dipende anche dal livello di stress, perciò dove prima c'era la paura ora può c'è felicità.
Ecco perché non è molto utile identificarsi con i pensieri, ma accorgersi dello stato in cui si fanno certi pensieri (ansia, stanchezza, paura).
Ricordiamo ancora una volta che siamo sempre noi che pensiamo, non abbiamo una mente separata.
I doccati stanno ad etichettare i pensieri perché non vedono più il loro stato d'ansia ma una condizione patologica.
Noi, ci dissociamo dai pensieri per non identificarci troppo quando questi pensieri ci fanno paura, cioè quando abbiamo paura e ragioniamo in questo stato emozionale.
È solo un fatto pratico, così sapremo che non tutto ciò che pensiamo ha un significato reale.

XXIII° CASO - L'ILLUSIONE DEL PENSIERO CONTRO DI NOI
L'illusione nasce dal fatto che la mente crea una paura, poi voi vi spaventate e cominciate a ragionare sul pensiero appena fatto oppure cercate di evitarlo.
Chi si crede malato di doc, ha un altro grande problema: pensa di essere ammalato, ha l'illusione che i pensieri lo tormentino.
Come abbiamo visto, questi pensieri non vengono più visti come pensieri ansiosi ma come prova di una malattia.
Scatta un pensiero e scatta l'ansia per averlo fatto.
Dato che caricate il pensiero di significato, comincerete a temerlo.
Anche quando siete sereni, può scattarvi la paura; basta un attimo per ripensare al pensiero che vi ha già fatto paura.
L'idea della mente libera dai pensieri è solo un'altra illusione, la mente pensa sempre.
Ricapitolando: se voi vi sentite malati, i pensieri saranno visti come degli allarmi, daranno l'impressione di essere esterni a voi.
Sulla rete troverete due termini che descrivono questo concetto: egosintonico si riferisce a quei pensieri fatti in accordo con l'io, egodistonico si riferisce a quei pensieri che contrastano con l'io, cioè i pensieri ansiosi.
Ora, cercando in rete, vi sarete farciti di concetti psicologici che vi hanno fatto addentrare nel mondo delle malattie mentali.
Per forza che un pensiero vi appare esterno, voi state controllando la vostra mente!!!
Prendendo esempio da una persona che ha paura degli attacchi di panico, questa farà un pensiero del tipo: "Oddio, e se adesso mi viene un attacco?"
Questa persona vive questo pensiero ansioso, lo sente suo, anzi, ha paura dell'ansia., non del pensiero (si identifica con esso).
Prendiamo una persona che ha paura di avere il doc mentre accudisce un bambino: "Oddio, non è che lo prendo e lo butto dalla finestra?"
Questa persona si spaventa del suo pensiero ansioso, non vive il pensiero, ha paura del pensiero e della situazione che potrebbe crearsi.
Le due situazioni potrebbero essere differenti, infatti nella medicina queste due tipologie di pensieri sono classificate in "patologie" differenti: la prima persona ha il DAP, la seconda ha il DOC.
Questa è un illusione dei medici.
I due esempi che ho scritto sono entrambi pensieri ansiosi che hanno poco a che fare con la realtà ed entrambi generano ansia.
Nel secondo caso, la donna che accudisce il bambino ha imparato a temere il proprio modo di pensare, così ha inconsciamente paura del suo modo di pensare.
Quando vede il bambino, scatta inconsciamente la paura di fare quel pensiero (accade tutto in maniera inconsapevole) e poi il pensiero arriva sul serio, e sembra esterno perché sembra comparso dal nulla.
Come vedete, entrambe le persone dell'esempio hanno paura: la prima persona ha paura dell'attacco di panico, la seconda ha paura di fare un pensiero.
E dato che si osserva la mente come un'entità esterna, lei di rimando genera un pensiero ansioso rivolto alla persona pensate.
Guardare per un attimo cosa pensa la mente (anche in maniera inconsapevole), fa ricordare la tensione legata ad un pensiero passato che aveva prodotto ansia.
Se vi considerate malati, dimenticate che la mente funziona per associazioni e ricorda la paura.
A volte, inizia una lotta tra voi e il pensiero, lotta in cui si esce sconfitti perché lei non può perdere: qualsiasi vostra rassicurazione o discorso porta ad una sua risposta che vi blocca nuovamente.
Ci sono quattro tipologie principali di pensieri ansiosi:
Il moralizzatore: è quel pensiero che ci spinge a sentirci impuri, insensibili, egoisti anche se ciò non è vero.
L'inquisitore: è un pensiero che ci fa sentire colpevoli di un reato o crimine che non abbiamo commesso. Fa venire il dubbio di aver molestato qualcuno, di aver fatto del male…
Il perfezionista: è quel pensiero che compare quando dobbiamo fare una scelta, ci spinge a considerare ogni ipotesi e finisce per paralizzarci.
Il sabotatore: è quel pensiero che rovina un nostro momento felice, producendoci malessere, tristezza e apatia.
È normale che si rovina un po' il momento quando arriva un pensiero ansioso, ma questo succede perché non si riesce a cogliere la felicità.
Il pensiero rappresenta la vostra paura, la paura inconsapevole di sentirsi malati.
Questa paura ha una radice più profonda, la paura di non essere felici.
I pensieri ansiosi sono una manifestazione di questa paura, così se si vuole una famiglia, verrà la paura di essere omosessuale, se si ama il proprio bambino, verrà la paura di fare del male…
La paura è un'emozione opposta alla felicità.
Senza la paura non esisterebbe la felicità; si vive la paura tanto più si cerca la felicità, perché la ricerca presuppone uno stato di paura.


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L'illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un'unica realtà

Smettete di compulsare e iniziate a lavorare

I LINK DA ME CONSIGLIATI
Mini-guida Per L'ansia E Pensieri Disfunzionali ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=65726
Errori, Esercizi, Tool, Racconti, Test ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&act=...=0#entry1355735
Post Per Stare Meglio (la mia prima guida) ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=62228
Scelta del Terapeuta, Orientamento Psicoterapeutico ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=68151
Gli inganni della Mente ☛ http://psyco.forumfree.org/index.php?&showtopic=69332
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XXIV° CASO - L'ILLUSIONE DI AVERE UNA MALATTIA
L'ansioso ha delle paure irrazionali giustificate dalle convinzioni profonde (distorte e catastrofiche) e da uno stato ansioso che lavora in sottofondo.
Come abbiamo detto, il compulsare è un atteggiamento naturale, viene spontaneo a chi ha paura perché viene scambiato come soluzione per le proprie paure, cioè serve per abbassare l'ansia.
Le rassicurazioni di una persona ipocondriaca consiste principalmente nel cercare online i sintomi dei presunti malesseri.
Quella che doveva fungere da sicurezza, si trasforma in una trappola, perché ci sono alcuni errori di interpretazione.
I° errore: la persona è ansiosa perciò attuerà una astrazione selettiva: cercherà soltanto le malattie che fanno paura e di fronte ad un elenco, scarterà tutte quelle più banali (anzi non le vedrà proprio).
Il meccanismo è lo stesso di quando ha mal di testa e si cerca direttamente "sintomi del tumore alla testa": in questo caso si leggeranno i sintomi, alcuni di questi coincideranno e si cadrà nel terrore.
II° errore: la persona ansiosa è vittima di somatizzazioni, però la stessa ansia scambia le somatizzazioni per sintomi di una malattia.
Se una persona non conosce i sintomi dell'ansia (che sono veramente tantissimi), finisce per scambiarli per una malattia che ha già in mente, oppure si mette a ricercarla.
Poi, succede che, cercando i sintomi di una cosa, si inizi a leggere anche altre malattie, aumentando i dubbi al posto di diminuirli.
III° errore: di solito le persone ansiose sono anche perfezioniste, perciò sono poco tolleranti all'incertezza sui propri sintomi.
Loro devono avere la sicurezza assoluta di non avere niente; peccato che questa necessità aggrava l'ansia con tutte le sue conseguenze.
IV° errore: chi ha scritto le fonti che leggete? Se l'ansioso fa affidamento alle letture online, cade nell'illusione che il contenuto sia corretto, abbia un'evidenza scientifica e che sia aggiornato.
Se leggete informazioni sbagliate, vi convincete di cose sbagliate.
Anche le persone "normali" cadono nell'ingenuità delle riviste e delle pubblicità online: è il caso delle diete, di alcuni rimedi che spuntato dal nulla e che si rivelano solo operazioni di marketing.
V° errore: la persona ansiosa sono sempre convinte di avere qualcosa, è proprio una convinzione radicata.
Loro non possono essere sane, ci sono sempre delle paure che la spingono a temere di sentirsi male.
Non è colpa loro, è lo stato ansioso che crea questa sensazione, supportata dalla convinzione che è facile ammalarsi oppure che bisogna controllarsi per non ammalarsi.
Ma queste convinzioni sono quelle che creano un continuo stato di tensione (inconscio), che si manifesta attraverso le somatizzazioni.
VI° errore: se voi vi convincete di una malattia, poi scambierete per sintomi i problemi dovuti ad altre cause molto più banali.
Per esempio, se avete la pressione bassa è molto comune avere gli sbandamenti, ma se uno è convinto di avere la sclerosi gli sbandamenti diventano uno dei sintomi di questa malattia.
VII° errore: quando leggete online, dovete sempre ricordarvi che osservate i vostri sintomi dall'interno del problema, cioè diventate erroneamente paziente e medico di voi stessi.
Succede uno degli errori più gravi che potete commettere: interpretare male i sintomi che leggete.
Così, se uno dei sintomi del disturbo borderline è la "rabbia immotivata", voi scambierete la vostra rabbia per uno dei sintomi.
Se uno dei sintomi della psicosi sono le allucinazioni, voi scambierete i rumori per un sintomo oppure incomincerete a controllare cadendo nel dubbio: "era un rumore o un'allucinazione?".
Se leggete che il melanoma ha un colore più scuro degli altri nei, subito sarete convinti di averlo, dimenticando che ci sono altri parametri e che non tutti i nei scuri sono melanomi, anzi.
Più leggete, più troverete malattie di cui ossessionarvi. In più non avete esperienza, perciò prenderete uno dei sintomi letti (magari quello meno significativo) come evidenza della vostra malattia.
Illuso da sé stesso, l'ipocondriaco si convince di essere realmente malato e inizia a vivere da malato.
VIII° errore: convinto della malattia, l'ansioso andrà a fare le analisi per dimostrare che le sue convinzioni erano esatte.
Quando gli esami danno esito negativo, subito scatta l'idea di un errore al laboratorio di analisi o del medico.
Di fronte all'evidenza dei fatti, il dubbio permane perché è una caratteristica dell'ansia: "e se la mia non fosse solo ansia ma qualcosa di più?".
Ammalarsi non è così semplice come si teme però non escludo che ci possa essere una malattia.
Per questo è importante fare i controlli e chiedere il parere di medici esperti, che vi prendano sul serio ed escludano malattie organiche (facendo una diagnosi differenziale seria e non bollandovi come ipocondriaci appena aprite bocca).
Però non bisogna trasformare le proprie paure in una trappola, se avete paura delle malattie è altamente probabile che la vostra sia l'ennesima paura.
Già il pensiero: "E se avessi…" è un pensiero ansioso; la persona realmente ammalata si lamenta dei suoi sintomi e malesseri, non pensa subito ad una malattia grave.
Bisogna lavorare sulla paura e sulle illusioni, non sulle malattie e i controlli.
Avete visto quanti errori commettono accettando le paure prodotte dallo stato d'ansia?

XXV° CASO - L'ILLUSIONE DEL PERFEZIONISMO
Il perfezionismo è rappresentato da una serie di atteggiamenti che vengono messi in pratica per proteggersi.
Nelle persone "normali" secondo me non esiste il perfezionismo: la persona ha il suo stile, la sua personalità e agisce e si comporta seguendo quello in cui crede.
Ogni cosa che fa ha un rinforzo positivo, esprime quello che ha all'interno di sé ed è felice dei risultati raggiunti.
In tal caso, l'errore è visto come un modo per migliorare e capire cosa non ha funzionato.
Il perfezionismo nevrotico è una forma di controllo in cui non si cerca di esprimere quello che si ha dentro: il perfezionismo diventa uno scopo a sé, slegato dai veri bisogni e desideri della persona (che vengono dimenticati).
Il soggetto perfezionista confronta sempre i suoi risultati con gli altri, il suo scopo è emergere, creare esternamente quello che pensa di non avere dentro.
Non si è mai soddisfatti dei risultati perché si tende a standard elevati, lo scopo è solo quello.
Il perfezionismo ha origine durante l'infanzia quando i bisogni del bambino non sono inascoltati; allora, per ricevere l'amore desiderato, incomincia a comportarsi secondo le regole dei genitori.
Questi genitori, a loro volta, magari erano bambini bloccati, incapaci di esprimere le proprie emozioni.
Il meccanismo si consolida a tal punto che diventa un meccanismo automatico.
L'amore e la stima degli altri dipendono da come ci comportiamo: ma questo non ci soddisferà mai perché deleghiamo ad una maschera la nostra felicità.
Non ascoltiamo ciò che siamo ma siamo in controllo di quel che facciamo.
Il controllo genera paura, paura di sbagliare, paura di essere criticati, paura di dire la cosa sbagliata; così si accumula ansia e umore depresso.
Il perfezionismo esprime rigidezza, così come l'intolleranza all'incertezza.
L'illusione è quella di applicare il perfezionismo per risolvere un problema: si creeranno sempre nuovi problemi e interrogativi.
Il perfezionismo stesso è paura, perché non è un atteggiamento naturale alla vita.
Il perfezionismo può sfuggire di mano quando diventa compulsivo, cioè si applica in situazioni dove normalmente prima non lo si utilizzava.
Fra gli esempi: allineare gli oggetti ripetutamente, ricontrollare le cose per paura di aver fatto errori, svuotare e riordinare i cassetti più volte.
In tal caso, c'è un eccesso di paura, uno stato d'ansia in cui il perfezionismo diventa una compulsione.
Le paure ci sono ma sono ad un livello inconscio, quello che emerge sono i pensieri automatici di controllo: "Devo controllare…", "E se ho fatto errori…", eccetera.
A mano a mano che si abbassa la serotonina, si incomincia a ragionare sempre più in maniera rigida, aumenta la paura di sbagliare, aumenta la necessità di avere tutto sotto controllo senza avere la possibilità di rilassarsi: è una forza interiore che ci costringe ad agire, facendoci presagire problemi se non si compulsa.
Il perfezionismo comunque può diventare un nemico di noi stessi: i risultati ottenuti cercando di essere perfetti sono quasi sempre inferiori a quelli che otteniamo quando usiamo l'istinto.
Se fate un'analisi dei costi e dei benefici del perfezionismo, noterete che il perfezionismo limita molto rispetto alle proprie potenzialità.
Non ci fa accedere al nostro stato interiore ma lo interrompe sempre per paura di sbagliare o di non raggiungere degli standard.
Diventa più importante l'obiettivo che il cammino per raggiungerlo.

XXVI° CASO - L'ILLUSIONE DELLA VOCAZIONE
Questo tipo di ossessione lavora sul piano teologico, cioè dove non si possono avere risposte certe.
Questa è una costante dell'ansia: genera paura dove può costruire gli inganni.
Il nodo centrale della discussione è: "È un pensiero ansioso oppure Dio ha deciso di manifestarsi in questo modo?".
Il dubbio viene accolto con paura; ma le chiamate sono fonte di gioia, non sono una tortura.
Ulteriori analisi sembreranno confermare il dubbio, facendo scattare ancora più ansia.
Attenzione, adesso potreste essere nella fase "ma ora non ho più ansia, allora…", questo è successo perché a suon di prove vi siete abituati al pensiero.
L'errore è usate l'ansia come prova, infatti, quando non c'è più ritornate a ossessionarvi.
Ogni rassicurazione è una miccia per la prossima ossessione (anche su un tema diverso); il problema è a monte, lo stato ansioso, non il tema discusso.
La paura scatta perché la vocazione in questo caso è una manifestazione di ansia, rappresenta la paura di non avere più la famiglia, la paura di non avere più un compagno da amare.
Non è necessario essere molto religiosi, il pensiero colpirà quelle persone che tipicamente vogliono farsi una famiglia.
In ognuno di noi la paura si manifesta a modo suo, sarebbe un'illusione quella di pensare che: "Se ho avuto proprio questo tipo di pensiero allora c'è un motivo".
Dietro la paura c'è solo paura, ragionando troverete mille altri motivi perché analizzate il pensiero con gli occhi della paura.
Discorso simile è quello delle persone che hanno una morale molto rigida.
In queste persone, c'è un moralizzatore che fa sentire sporchi, cattivi, insensibili ed egoisti.
Per quanto il pensiero sembri riguardare la propria persona, qua stiamo ragionando su un piano completamente differente: il pensiero non rappresenta noi stessi, ma il controllo che esercitiamo su noi stessi a causa dell'ansia.
Se facciamo una cosa e il pensiero dice che siamo insensibili, quel pensiero non rappresenta la nostra morale ma l'ansia che giudica i nostri comportamenti.
Chi è insensibile non ha rimorsi, non ha proprio questo tipo di pensieri.
Chi è troppo sensibile genera un controllo per paura di non esserlo, ecco che il pensiero rappresenta questa paura.
La nostra sensibilità, così come gli alti nostri valori, sono già interni a noi: non ha senso controllarsi, perché altrimenti saremmo controllati dalla paura, paura di non essere.
La paura di essere significa che si è in quel modo.
Controllando cerchiamo di comportarci come ci dice la paura; senza il controllo ci comporteremmo allo stesso modo ma in maniera naturale, autentica.
Il controllo non aggiunge niente a ciò che siamo, infatti non riesce ad analizzare i nostra morale.
La bambina che ha il pensiero: "sei una bambina immorale" dice che è talmente morale dal farsi venire l'ansia.
Il pensiero non proviene da una mente malata, ma da un controllo inconscio della realtà per paura di fare qualcosa di immorale: quando, in base alle proprie convinzioni disfunzionali, si avrà l'impressione di aver fatto qualcosa di scorretto, ecco che scatterà il pensiero.

XXVII° CASO - L'ILLUSIONE DI NON RIUSCIRE A SMETTERE DI COMPULSARE
La compulsione è una forma di protezione, anche se alimenta la paura.
Se avete letto alcuni esercizi, avrete capito che una delle prime cose da fare è bloccare ogni forma di rassicurazione: controllare, conteggiare, riordinare, testarsi, dire frasi che contrastano il pensiero…
Quando smettete di compulsare, non aggiungete più legna al fuoco: così questo continuerà a bruciare per un po', ma poi sarà destinato a spegnersi.
C'è un illusione che vi spinge a compulsare: "se non ragiono, come faccio a sapere…"
Abbiamo visto nell'altra illusione (XIV° CASO), l'inutilità di ragionare; resta il fatto che rimarrà sempre la sensazione che vi state ingannando.
Questa sensazione è sempre generata dalla paura: questa vi dice "se non ragiono, potrebbe succedere che sto fingendo a me stessa".
Normale, la paura non viene discussa e voi avete paura che la realtà sia quella proposta dal pensiero.
Ricordate che la paura si basa su distorsioni del tutto personali.
Così come vi ha ingannato all'inizio, quando il pensiero si presenta la prima volta, così vi ingannerà nuovamente attraverso il desiderio di ritornare a discutere.
L'ansia che sale quando non discutete è solo temporanea, infatti pian piano la paura passerà in secondo piano e perderà potere.
Sia ben chiaro che quando non discutete, non state mettendo una pietra sopra, non state mentendo a voi stessi.
In realtà, state abbandonando una discussione che si è sviluppata a partire dall'ansia, quindi che non doveva essere considerata fin dall'inizio.


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CapodibonaSperanza
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Se solo avessi i soldi per andare al terapeuta! Se ti vengono idee brillanti per come combattere queste "pseudo illusioni amorose omo" non desiderate faresti un favore a me in particolar modo,perche non so se a nessuno capita questa sensazione di pseudo sentimento affettivo nel vedersi accarezzare un uomo.Mi sento ridicolo pure a scriverlo,con il tutto il rispetto per gli omosessuali,ma questa situazione non mi aggrada.Ti ringrazio per la risposta precedentemente,sempre a disposizione per tutti noi,non so come fai a sopportarci.
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Dr.Dock
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Certo che è comune, ci sono valanghe di discussioni in cui si descrivono queste sensazioni.
Anche se leggerai non risolverai comunque la paura dal momento che l'ansia non se ne importa se trovi altre persone con il tuo problema.
Certo, può darti un sollievo, ma è solo un fatto temporaneo.
Questo problema va via quando inizierai a non lasciarti prendere dai ragionamenti.
Non servono né pillole, né parole di conforto.


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QUOTE (CapodibonaSperanza @ Sabato, 13-Lug-2013, 09:21)
Dock,è normale anche che ogni mattina mi sveglio con l'ansia al pensiero di essere omosessuale,al pensiero che in realtà starei più bene con un uomo che con una donna,e questo mi provoco grande tristezza e grande senso di colpa nei confronti della mia ragazza. Io ho paura di essere diventato gay,perche oltre le immagini intrusive,ci sono anche le convinzioni di esserlo che sono ben salde.Quando sino con lei mi domando se in realtà dovrei stare con un ragazzo e questo mi provoca grande tristezza,mi domando se da tutto ciò ne uscirò,sperando di ritornare ad amare le donne senza pensare che sono o che mi scoprirò gay.Credimi,la mattina mi sveglio veramente male,mi sveglio rassegnatissimo...e la cosa assurda che il pensiero di esserlo mi accompagna nei sogni,mentre dormo!! Sarei egoista a domandarti una cosa soggettiva,lo so,ma mi sapresti dire cosa posso fare e cosa non devo fare per svegliarmi presti la mattina e non sentirmi male in sua presenza (della mia ragazza,vorrei cercare di essere naturale e spontaneo come lo ero un tempo) Grazie per l'ennesima volta per l'attenzione.

Normalissimo, la mente pensa e se è una mente ansiosa, crea dei pensieri automatici di paura.
Si rifocalizza su ciò che fa paura.
Quindi tu cosa fai al mattino?
Controlli la tua mente e dici: "il pensiero è ancora lì, mi rassegno…" oppure "oddio, ci ho ripensato".
Cioè ti spaventi, al posto di dire: "normale, ora faccio altro".
Mi rendo conto che il pensiero quando arriva fa paura perché scatta come un allarme, in più, fa paura anche la tua risposta che sempre un allarme è, cioè quella di spaventarti per il pensiero fatto.
Devi lavorare a poco a poco, vedrai che l'impatto sarà sempre minore.
Dedicagli meno tempo, anche scrivere significa che stai dando importanza a ciò.


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Oggi mi sento inarrestabile, sto sparando proiettili un po' dappertutto.
Non so cosa resterà del vostro problema. PSICO armati93.gif


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CapodibonaSperanza
Inviato il: Domenica, 14-Lug-2013, 17:30
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Certe volte mi domando se sono io a voler questi pensieri,se in realtà mi piacciono.



Certe volte mi domando se in realtà non fosse DOC,ma una lotta continua con me stesso,una lotta che potrebbe aver fine soltanto se non accetto me stesso.Non sto molto bene,forse la mente e il cuore mi stanno costantemente suggerendo che io stia bene con un uomo perche è ciò che mi potrebbe far star bene,ma io non voglio.


Quando dico:"Basta,non devo essere triste,i pensieri sono miei!!".
E da li sento una gran liberazione,ma i pensieri rimangono e allora mi dico:"Allora..sono io che voglio questi pensieri,non accetto a me stesso che potrei star bene con un uomo perche immaginandomi,sembra che io stia bene proprio come sono stato bene con le donne per 18 anni" e li ritorna l'angoscia,perche io non voglio.
Non voglio perche ho sempre amato le donne.In loro,ho sempre trovato tutto ciò di cui ho bisogno,per me le donne,sono state un punto di riferimento per 18 anni,erano luogo dove trovare amore e dolore allo stesso tempo.E ora?

sembra che io stia lottando con me stesso per non accettare il fatto che in realtà mi piacerebbe stare con un uomo,il fatto che forse mi piacerebbe il membro maschile,cose che mi fanno perdere la dignità sinceramente,cose che mi fanno star male se penso a me,facendomi sentire un perverso,facendomi sentire male se penso alla mia ragazza che amo,ma purtroppo,neanche lei,con la sua dolcezza e i suoi modi di fare riesce a mandar via questi dubbi che mi fanno sentire omosessuale solo a pensare a determinate cose,SENZA DARMI RISPOSTA.
Non so quando finirà Dock,so solo che mi sento come quei ragazzi o mariti che sanno di essere gay,tradiscono le mogli con uomini (soprattutto mentalmente) ! Ho perso il calore che avevo per le donne,ho perso la voglia di stare al loro fianco e ora,che guardo automaticamente gli uomini,mi faccio male da solo,perche nonostante sappia che lo faccio per "testare" è un abitudine che vorrei togliermi lo stesso.

La cosa che mi fa star male,è che penso per davvero che questi pensieri siano miei,nel senso che sia io a desiderarlo e a chiamarli,e che stia lottando contro me stesso per non accertarmi.Qui si parla di omofobia interiorizzata,oppure latenza o quant'altro non so,so solo che non voglio essere omosessuale (con tutto il rispetto che ho per loro),ritrovando l'amore e l'importanza delle donne nella mia vita.

Ho paura che questo pensiero,mi accompagni per molto tempo,ritrovandomi in futuro,dicendo tra me e me:"In realtà,ho mascherato la mia omosessualità con il titolo di DOC" E casomai mi innamoro di un anziano oppure di un giovane universitario.
Quando guardo gli uomini,provo a guardarli con gli occhi con cui guardavo le donne,e sembra provare quel senso di passione,tenerezza,vado a vedere quei particolari che fanno un uomo affascinante.Ma questo mi ammazza,perché mi sento gay quando lo faccio,mi sento male nei confronti della mia ragazza,e ho paura che queste ossessioni possano finire soltanto se dovessi accettare la mia presunta omosessualità.Mi sento in colpa con la persona che amo perché non voglio ferirla,non voglio che vada via da me,non ho bisogno di nessun'altra,ma pensare a uomini in maniera particolare e sentirsi rassegnati al fatto che in realtà sia omosessualità mi fa star male.

Poi mi sento solo quando penso che in realtà,voi del forum,siete dietro ad un pc e che,IN REALTÀ,non potete capire quel che ho nella mia testa,potete confortarmi si,ma mi sento solo,pensando che forse certe cose non le dico perche in realtà voglio dire ciò che per me è comodo,pensa te! E da li partono altre domande:"sicuro che ho detto tutto? E se non avessi detto una cosa perche in realtà sai di essere omosessuale ma vuoi una risposta da altre persone per non pensare a quest'ultima?"....


Non so più che fare,scusami se ho scritto un papiro,se mi son sfogato,ci sono altri utenti a cui dare conto,ma avevo bisogno di scrivere.
Ho un peso fortissimo allo sterno,e certe volte vorrei piangere.
Fine2003,è una ragazza omosessuale del forum,e ha detto che l'omofobia interiorizzata si manifesta con nevrosi e difficoltà della percezione di se. Molto probabilmente è cosi,in quest'ultima mi riconosco molto,perche ora come ora mi vien da dire:"Non so più chi sono,ma so solo che voglio ritonare ad amare le donne come un tempo,se non più di prima.".

Un'ultima,e poi ho detto tutto.Se mi domando:"Se dovessi provare ora,a togliere la paura,a guardare,ad immaginare quell'uomo o quell'omosessuale come mio partner,come sarebbe?..." sembra che io possa star bene sul serio,idem per quanto riguarda la domanda riferita al membro maschile,seguita non da un senso di ribrezzo naturale (...che io preferisco),ma da un senso di perversione.E ciò,mi fa sentire ciò che io non voglio.

Grazie per l'attenzione Dock,Buonaserata.
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birilla80
Inviato il: Domenica, 14-Lug-2013, 17:31
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Psico Padrino
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caro non ho bisogno di rassicurazioni quoto quello che hai scritto e ti abbraccio perchè mi riporti alla realtà dalla malattia


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chichirichì pussa via tu vecchia nuvolaccia
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giovannalapazza
Inviato il: Domenica, 14-Lug-2013, 18:08
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QUOTE (Dr.Dock @ Venerdì, 12-Lug-2013, 12:36)
Apro questa parte con lo scopo di aprire gli occhi sul potere dello stato ansioso, di cui voi siete vittime.
Lo stato ansioso è uno stato silente che è dentro di noi, è un male che prende possesso delle nostre facoltà mentali.
Sotto ansia diventiamo gli artefici e vittime del nostro modo di ragionare.
Non voglio dilungarmi troppo perché ho già scritto altre volte sull'ansia, ora vorrei parlare degli inganni.
Lo farò per esempi perché è il modo migliore per capire come funzionano.
Li aggiungerò man mano che mi vengono in mente.

I° CASO - L'ILLUSIONE DI POTER CONTROLLARE L'ANSIA
Prendiamo il caso di una persona che soffre d'ansia mentre è tranquilla.
Visto che di solito i momenti positivi diventano un innesco per l'ansia, succede che la persona pensa: "speriamo che non mi venga l'ansia".
Questo è un pensiero di paura, paura di stare male, ed è un pensiero automatico cioè arriva da solo perché si guarda alla felicità con paura.
La cosa che si fa dopo questo pensiero è rassicurarsi: "ma no, cerco di non pensarci così passa".
Invece succede che la tensione si accumula, può essere allo stomaco, al petto, al collo. Sapete perché?
Perché vi state ingannando! La vostra mente prende la rassicurazione come un prova che c'è qualcosa che non va e inconsciamente si focalizza sulla paura.
Risultato: l'ansia si accumula nel punto, allora voi iniziate a preoccuparvi e si scatena l'ansia.
È lo stesso principio degli attacchi di panico.
Poi, voi vi sentite impotenti perché l'ansia è salita e salirà ancora anche domani e nei giorni successivi.
Una tecnica molto potente è quella di accettare il pensiero: mi viene il pensiero? Bene, accetto l'ansia che sale, non la contrasto, non mi rassicuro.
Dico a me stesso: "bene, ho fatto questo pensiero. Ora mi lascio attraversare, anche se sale, non mi interessa nulla". E continuate a fare quello che facevate.
Mi raccomando, non dovete controllare se l'ansia è andata via. Le mie parole non sono un metodo per far sparire l'ansia, infatti se lo leggete per quello vi sbagliate di grosso.
L'ansia andrà via quando non vi interesserete più di lei. Non c'è da vincere o superare nulla.

II° CASO - L'ILLUSIONE CHE IL PENSIERO SIGNIFICHI QUALCOSA
Lo stato ansioso crea dei pensieri di paura e poi gli attribuisce dei significati ansiosi.
Facciamo un esempio.
Carla fa un pensiero sul suo ragazzo: "e se non lo amassi?".
Bene, facendo un po' di esercizi, Carla capisce che era solo un pensiero ansioso.
Eppure rimane una sensazione, la sensazione che quel pensiero è venuto per un qualche motivo.
C'era qualcosa in quel pensiero che ora non scoprirà mai più.
Questa è un'illusione dello stato ansioso, perché vuole farvi continuare a discutere quel pensiero.
Dietro ad un pensiero di paura non c'è nulla, solo altra paura.
Lo stato ansioso produce pensieri ansiosi e poi vi fa analizzare quei pensieri in maniera ansiosa.
La paura che si produce, vi porta alla necessità di smascherare il dubbio per eliminare la paura.
In questo modo vi inceppate e diventate più ansiosi.

III° CASO - L'ILLUSIONE DI ESSERE OMOSESSUALI
Questa l'abbiamo discussa molte volte, ma come si può notare il forum è pieno di discussioni; infatti questa paura non è il problema ma solo uno dei sintomi.
Da dove nasce il tutto? Da un dubbio, che praticamente tutte le persone almeno una volta nella vita hanno avuto.
Come mai tutti non rimangono incastrati in questo dubbio che diventa quasi amletico?
Perché gli altri prendono molto meno in considerazione i pensieri, cioè pensano e poi non hanno la necessità di arrivare ad una soluzione immediata.
Nell'ansioso il pensiero, non è un interrogativo, ma un pensiero ansioso, arriva quasi come una condanna a cui bisogna rispondere.
Il pensiero rappresenta una minaccia alla propria felicità, così come ogni pensiero ansioso.
Ora, l'ansioso si sente costretto a discutere per far abbassare la sua ansia; infatti, pensa che discutendo capisce e risolve la sua paura.
Ho sempre detto che i gusti fanno parte delle emozioni, sono di una parte di noi che non ha nulla a che fare con il ragionamento.
L'illusione è quella di pensare di ragionare per conoscere i gusti: quando ragioniamo seguiamo la paura, non l'emozione di amore.
È normale cercare di testarsi? No, è un'alterazione del nostro modo di vivere, nessuno si testa ma vive.
Inoltre, seguendo la paura si osserva la realtà con gli occhi della paura, perciò ci focalizzeremo sul nostro stesso sesso in maniera automatica.
Saremo suggestionati, ed uno degli effetti della paura è proprio quello di farci provare sensazioni di pseudo-eccitazione.
Quindi, controllare non solo dà potere ad un pensiero, ma lo complica perché genera una realtà che sembra confermare la paura.
In più, le letture online su concetto ridicolo dell'omosessualità latente, finiscono per alimentare e rendere più forte la paura che ha del materiale con il quale spaventare.

molto interessante lo copio anche in strategie per i disturbi


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Se ti senti triste vai qui: http://vibrisse.tumblr.com/


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IV° CASO - L'ILLUSIONE DELLA MUSICA IN TESTA
L'interrogativo della musica è una delle paure che nasce dal controllo di se stessi.
Avete presente le somatizzazioni? Queste sono delle manifestazioni fisiche degli effetti dell'ansia, come ad esempio l'emicrania, la fotofobia, la tachicardia.
L'ipocondriaco scambia questo accumulo di energia negativa per il sintomo di qualche patologia.
Bisogna ricordarsi che l'ansia crea anche sintomi mentali, come quello dei suoni che vengono riprodotti in loop anche in assenza di stimoli esterni.
Quindi la musica è un altro sintomo d'ansia, o se volete, di una mente troppo iperattiva; carica di ansia oggi, carica domani, diventa ammalata.
Succede poi che la persona si focalizza sulla propria mente e ascolta ogni pensiero.
Ecco che scambia la musica per un primo segno di perdita di controllo, facendo aumentare ancora di più l'ansia e l'iperattività mentale.
Inoltre, ascoltare la musica significa pensare a quello che la mente produce: lei produce un suono, voi vi sintonizzate e lo riascoltate.
È come riavvolgere il nastro e riascoltarlo, cioè vivere la mente.
Il suono che sarebbe scomparso in poco tempo, si dilunga anche per giorni interi.
A me, capitava in automatico anche di notte, subito dopo essermi svegliato.
La spiegazione è semplice: lo stato ansioso era in me, anche quando non dava segni fisici.
Guardate che la tensione che accumulate durante il giorno, può riversarsi in un secondo momento della giornata; momentaneamente può manifestarsi quella fisica.
Ma lo stress altera degli equilibri interni; i disequilibri possono durare anche giorni o mesi; ecco spiegato perché il mattino vi svegliate già con l'ansia.
Tra l'altro è un fenomeno innocuo che capita anche nelle persone normali, solo che loro non se ne accorgono perché non stanno a controllare la loro mente.
Se gli arriva una musica, loro la cantano o fischiano senza essere neanche consapevoli del fenomeno.
Se è una cosa naturale che capita spesso, potete immaginare cosa può capitare se una persona ansiosa cerca di controllare se la sua mente produce o no una musica…
Si illuderà di avere una mente malata perché spesso la sentirà, così come respira, sbatte le palpebre o deglutisce.


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Dr.Dock
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V° CASO - L'ILLUSIONE DI SENTIRE LE VOCI
Questa illusione riguarda le persone che hanno paura di avere una psicosi.
Dal momento che sanno che uno dei segni sono le allucinazioni, finiscono per controllarsi.
Ancora una volta, controllare per paura fa perdere il controllo, infatti si avrà la sensazione di sentire le voci.
Perché succede questo?
Nella persona apprensiva, l'orecchio si tende ad ascoltare e cogliere ogni piccolo rumore che prima non era mai stato preso in considerazione.
I suoni ci sono sempre stati ma prima l'attenzione non era rivolta a loro, perciò ora si ha l'impressione di sentire cose mai prima udite.
Inoltre, ogni suono verrà colto come un'allarme perché scambiato con un'allucinazione e da qui la domanda ansiosa: "È un suono vero o no?", seguito dal controllo per rassicurarsi.
La persona entra in un ciclo d'ansia che si rafforza giorno dopo giorno, anche perché il dubbio di diventare psicotico non può essere risolto.
Il fenomeno è innescato anche da un altro meccanismo: mettiamo il caso che avete paura di sentire un determinato suono o voce (esempio, la voce di un familiare oppure quella di una sirena).
Succederà che inizierete a controllare ma allo stesso tempo avete in mente il suono che non volete sentire, cioè lo state già pensando.
Allora, basterà un suono esterno (ad esempio un fruscio) simile a quello che già pensate, per innescare l'illusione di averlo sentito davvero.
Sono delle "impressioni" e capitano a chiunque: un esempio è quando avete la tv accesa e avete l'impressione che il telefono stia squillando.
Questa illusione è collegata a quella della musica in testa, spesso capita che il suono che si vuole evitare venga pensato più e più volte, finendo per diventare un loop mentale.
Più si controlla per rassicurarsi di non sentire, più si penserà a quel suono, quindi lo si avrà in testa.
Il meccanismo che c'è dietro è la paura della psicosi, e il controllo rafforza la paura.


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L'illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un'unica realtà

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Dr.Dock
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VI° CASO - L'ILLUSIONE DI ESSERE MALATI DI CANCRO
Qui ci sono un po' di problemi.
Innanzitutto c'è l'idea che un banale dolore debba essere per forza una malattia grave, ma il problema non è vostro ma dell'ansia.
Non ci sarebbe uno stato ansioso se ad un mal di testa si risponderebbe: "ho il mal di testa".
Fin qui, abbiamo visto con gli esercizi come bisogna lavorare, le illusioni arrivano dopo.
Quando siete spaventati e andate a leggere su internet, entra in gioco lo stato di paura che avete e la suggestione.
Succede che, leggendo tra le cause del mal di testa, troverete: emicrania, cefalea, calo di zuccheri, sindrome pre-mestruale, febbre, tumore.
A questo punto, lo stato di paura vi fa escludere tutte le cause più probabili per focalizzarvi su quella meno probabile, ma più terrorizzante.
Questa illusione si chiama "astrazione selettiva", l'abbiamo visto nei pensieri disfunzionali e vi consiglio di leggerla.
La paura fa focalizzare solo su ciò che fa paura, è un filtro, quindi vedrete una realtà distorta.
Inoltre, può capitare di leggere qualcosa scritto da una persona inesperta e finirete per ossessionarvi su dei concetti che non hanno alcun fondamento.
E questa è un'altra illusione…


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skins88
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@drdock ora ho capito cosa volevi dirmi con la storia dell'ansia e ci hai azzeccato parecchio!!! È proprio quello che accade a me. Ma sto davvero mandandola a quel paese..quando sale se non la calcolo mi passa PSICO smile.gif proprio stamattina mi sono svegliata in piena ansia senza alcun motivo...poi non l'ho proprio pensata e non mi sono nemmeno accorta che era andata via PSICO smile.gif ci sto facendo caso ora che ho letto il tuo post


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L'intelligente dà risposte esatte, il saggio fa le domande giuste


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Dr.Dock
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Ottimo, ti svegli al mattino e non la consideri.
Così facendo si depotenzia e vanno via anche i pensieri.

Sta venendo bene questa discussione.
Seguimi che ho ancora parecchi argomenti da inserire. PSICO smile.gif


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Petra Von Kant
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QUOTE
Visto che di solito i momenti positivi diventano un innesco per l'ansia, succede che la persona pensa: "speriamo che non mi venga l'ansia". Questo è un pensiero di paura, paura di stare male, ed è un pensiero automatico cioè arriva da solo perché si guarda alla felicità con paura. La cosa che si fa dopo questo pensiero è rassicurarsi: "ma no, cerco di non pensarci così passa". Invece succede che la tensione si accumula, può essere allo stomaco, al petto, al collo. Sapete perché? Perché vi state ingannando! La vostra mente prende la rassicurazione come un prova che c'è qualcosa che non va e inconsciamente si focalizza sulla paura


E' vero. Difatti a fronte di ogni evento positivo ( anche quando mi innamoro di una donna) mi scatta la tensione che si accumula sullo stomaco, dandomi la sensazione di vomitare, e trasformandosi presto in un vero e proprio attacco di panico. Così facendo mi rovina ogni volta quello che farei con piacere, mi rema contro impedendomi di vivere serenamente cio' che voglio vivere!
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