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> Sulla Meditazione, come terapia contro ansia, stress e doc
 
orsogrizzly
Inviato il: Venerdì, 02-Apr-2010, 15:58
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QUOTE (tunnel @ Giovedì, 01-Apr-2010, 16:54)
[ho iniziato da poco il corso di yoga e non sono abituata a pratiche di rilassamento

anche se in forma diversa, forse non è dissimile dal nuoto, mio sport da sempre
sopra c'è il rumore delle onde, delle correnti, del chiacchiericcio di quelli che stanno a bordo vasca e sotto tutto è immobile, silenzioso, calmo

o almeno è così che me lo immagino!


è proprio così infatti, la mente in sè è calma, la turbolenza delle emozioni ne costrituisce la parte più superficiale. Di solito i maestri usano come paragone il mare: sopra è agitato dalle onde, ma sotto è calmo.

PER QUANTO RIGUARDA LA POSIZIONE DELLA MEDITAZIONE

Occorre una condiziione di equilibrio tale da permettere alla mente di essere rilassata e vigile nello stesso tempo.

Si chiama postura in 7 punti.

1 - predisporre una base stabile per il corpo, possibilmente a gambe incrociate. non è necessario stare nella posizione del loto se non si riesce. Serve un cuscino duro o una coperta ripiegata, in modo che i glutei stiano appoggiati sopra e le ginocchia a terra. la posizione deve essere comoda e stabile.

2 - poggiare le mani in grembo in modo che il dorso di una riposi sul palmo dell'altra (questa è la posiziione dello zazen). Oppure appoggiare il palmo delle mani sulle ginocchia.

3 - la parte superiore: le spalle sono rilassate. Il petto disteso e rilassato, in modo che la respirazione fluisca bene.

4 - la colonna vetrtebrale diritta, "come una freccia", trovando un giusto equilibrio.
Il sostegno parte dal basso.

5 - la testa e diritta, il mento rimane leggermente rivolto in basso

6 - la bocca in posiziione naturale e rilassata, le labbra leggermente separate.

7 - gli occhi "passivamente aperti", rivolti verso il basso ma senza guardare niente.

E' più facile stare nella posizione che descriverla e comunque non bisogna nemmeno fissarsi sulla posizione, l'importante è che sia comoda e rilassata, ma non troppo moscia, altrimenti ti prende l'abbiocco laugh.gif
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orsogrizzly
Inviato il: Lunedì, 05-Apr-2010, 11:57
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LA CONSAPEVOLEZZA - FARE CONOSCENZA CON LA MENTE

Il metodo della meditaziione consiste nell'imparare a dimorare nella nuda consapevolezza dei pensieri, delle percezioni e delle emozioni così come si presentano, senza tentare di cambiarli.

Riuscendo ad acquistare la consapevolezza dei pensieri e delle emozioni, il loro potere su di noi si attenua e impariamo a non lasciarci tradsportare dal loro flusso.

PROVIAMO:

nella posizione seduta descritta sopra, prestare attenzione al respiro, all'aria che entra ed esce dalle narici, inspirazione/espirazione.

Vi renderete conto che passano un sacco di pensieri nella mente; alcuni è facile lasciarli andare, antri ci trascinano con loro senza che quasi ce ne accorgiamo. Ogni volta che vi accorgete che state seguendo i pensieri, tornate a voi stessi concenttrandovi di nuovo sul repiro.

(la concentrazione sul respiro nella meditazione è solo un espediente utile; serve a calmare la mente e a tornare alla consapevolezza quando si distrae)

Può capitare di farvi catturare da una concatenazione di pensieri e all'improvviso ricordarvi che dovevate solo osservarli; per questo non dovete sentirvi in colpa o giudicare fallito il tentativo di meditazione, anzi; ogni volta che vi accorgete di essere stati catturati dai pensieri, l'unica cosa da fare è prenderne atto e continuare la concentrazione sul respiro.

Con la pratica, si scopre che anche se i pensieri sono tanti e vanno e vengono, la chiarezza sostanziale della mente non ne viene alterata: i pensieri sono come le onde sulla superficie del mare, la mente è come la profondità calma degli abissi.

Acquistare la consapevolezza dei pensieri e delle emozioni è un processo graduale, non bisogna avere fretta.
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orsogrizzly
Inviato il: Lunedì, 05-Apr-2010, 12:02
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MEDITAZIONE INFORMALE

A parte la meditazione formale seduta, si può praticamente abituarsi a meditare dappertutto, anche sul tram o camminando per strada: basta prestare attenzione ai pensieri, alle emozioni e alle percezioni, cioè a tutte le esperienze che ci arrivano sia dall'interno che dall'esterno, considerandole come normali, senza rifiutarle nè accettarle ma solo lasciando che si manifestino e scompaiano.

Dopo un po' di tempo, scopriamo di essere diventati bravi a riconoscere e gestire le emozioni.In effetti, la parola tibetana per meditazione è GOM, che significa "familiarizzare con", cioè fare conoscenza con la nostra mente.
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orsogrizzly
Inviato il: Lunedì, 05-Apr-2010, 12:26
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MEDITAZIONE E APERTURA MENTALE - MENTE NATURALE

la differenza tra meditazione e quelli che consideriamo gli ordinari processi mentali, cioè i pensieri, le sensazioni e le emozioni, è l'applicazione, a questi processi, della nuda attenzione vigile, cioè della CONSAPEVOLEZZA.

La consapevolezza c'è quando osserviamo i nostri processi mentali così come sono, senza intervenire, giudicare, senza seguire i pensieri (l'ho già detto, ma ripeto perchè fondamentale). Qualsiasi cosa sperimentiamo quando applichiamo questa nuda attenzione (relax, paura, rabbia, indifferenza), è meditazione. Anche "stare con" la rabbia, osservandola, è meditazione.

Qual'è il vantaggio (cui prodest? laugh.gif )

Se non cerchiamo di arrestare i processi mentali, ma ci limitiamo ad osservarli, alla lunga sperimentiamo un senso di rilassamento e di APERTURA MENTALE.QUESTA APERTURA MENTALE E' LA MENTE NATURALE, IL BACKGROUND IMPERTURBABILE, IL MARE CALMO SOTTO IL MOTO ONDOSO SUPERFICIALE, LA CALMA DELLA MENTE RISPETTO ALLA QUALE SI MANIFESTA L'ANDIRIVIENI DEI PENSIERI.
Questa apertura mentale viene definita VACUITA'.

Non si tratta di sperimentare il vuoto. Il termine tibetano per definire la vacuità è tongpa - nyi; tongpa vuol dire vuoto, ma nel senso di inconcepibile/indefinibile, cioè che va oltre la nostra capacità di concettualizzazione; mentre nyi indica possibilità.

Quindi, per vacuità si intende un potenziale illimitato per cui ogni cosa può apparire, mutare, e scomparire. Tutto scorre e muta. In questo modo, dalla vacuità naturale della mente possono nascere tutti i pensieri possibili.

Infatti anche secondo i fisici, la base da cui si originano i fenomeni subatomici, da cui appaiono e compaiono le particelle subatomiche che sono considerate la base più elementare della materia, è il vuoto; ma un vuoto pieno di potenziale attivo, in grado di produrre qualsiasi fenomeno
(per chi volesse approfondire consiglio il bellissimo libro di fritjof Capra (fisico americano) - Il Tao della fisica, ed. adelphi).

Allora: praticando la meditazione con la consapevolezza, cioè l'attenzione consapevole e vigile ai processi mentali, a lungo andare risvegliamo nuovi percorsi neuronali che, diventando sempre più forti, migliorano la nostra capacità di tollerare i pensieri negativi: i pensieri disturbanti (tipo il doc) fungono da catalizzatori che stimolano la consapevolezza della pace naturale della mente (per la serie non tutti i mali vengono per nuocere PSICO smile.gif ).

Acquistiamo la capacità di sostituire vecchie abitudini di pensiero; con l'apertura alla mente naturale acquistiamo DUTTILITA', con cui possiamo afrontare le vecchie disposizioni mentali negative, causa di infelicità.
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giovannalapazza
Inviato il: Martedì, 06-Apr-2010, 09:55
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fantastico grazieeeee


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giovannalapazza
Inviato il: Martedì, 06-Apr-2010, 11:52
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wub.gif è proprio così secondo me


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Zanji
Inviato il: Martedì, 06-Apr-2010, 11:53
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si ottimo!

mi verrebbe addirittura da fare questa considerazione...

ditemi cosa ne pensate:

ci sentiamo a disagio soffermandoci sulle nostre ossessioni proprio perchè non ci apriamo alla vastità e profondità del mare che dentro di noi reclama una visione più distaccata e ampia. Agitandoci nelle onde superficiali non rendiamo giustizia alla nostra mente naturale, alla nostra vacuità, alla nostra nuda accettazione ed osservazione dei fenomeni considerati appunto come tali.

Rimaniamo legati come boe alle onde superficiali e non ci immergiamo nella profondità dell'essere umano.
Ecco perchè troviamo intollerabile uno stupido doc da balcone o da pulizia. Perchè SMINUISCE la nostra natura. Offende la nostra potenziale grandezza. Umilia la mente naturale e la sua grande capacità di accogliere, osservare, contemplare.


E da qualche parte questa contraddizione la percepiamo. La soluzione è così semplice e a portata di mano che le idee sembrano appese e trattenute in attesa che ci arriviamo da soli.
Tratteniamo nelle nostre mani l'intrattenibile, l'acqua dei pensieri deve fluire, è la sua strada naturale. PSICO smile.gif
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orsogrizzly
Inviato il: Mercoledì, 07-Apr-2010, 08:47
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è così ed è molto semplice. Peccato che non siamo abituati alla semplicità ma alle complicazioni e siamo attaccati ai nostri complicati schemi mentali, restii a mollarli, per paura che annullandoli annulleremmo il nostro Io.

Guardate, anche su questo forum, con quanta caparbietà difendiamo le nostre opinioni, a volte cercando di prevaricare quelle degli altri.

Sappiamo che dobbiamo raggiungere l'altra sponda, ma abbiamo paura a lasciarci andare alla corrente, così stiamo abbrancati a 'sto scoglio scomodo, pieno di ricci che pungono, ma che rappresenta un' apparente sicurezza!! laugh.gif
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orsogrizzly
Inviato il: Venerdì, 09-Apr-2010, 09:43
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L'IMPERMANENZA DELL'IO E LE EMOZIONI NEGATIVE

Siamo abituati a considerarci un "Io" stabile, ad attribuirci un Sè personale, un Ego. Come se noi fossimo un'entità immutabile nel tempo.

Ma poi,che cos'è questo Io? Da che cosa è composto?

Se scomponiamo la materia, di cui fa parte il nostro corpo, fino ad arrivare alla sua base più elementare, le particelle subatomiche, arriviamo a qualcosa che non è nemmeno più materia, ma onde, mera possibilità di esistenza.

Arriviamo all'essenza della realtà, possibilità dove i fenomeni, come l'Io, si dissolvono.

E' il concetto buddista dell'impermanenza, della realtà relativa dei fenomeni e quindi dell'Io.

E' anche la base filosofica della teoria della relatività di Einstein.

L'Io viene da noi definito anche come la nostra personalità; ma che cosa vuol dire? la parola deriva dal latino "persona", che sta a designare la maschera del teatro antico e quindi l'insieme delle caratteristiche visibili che permettevano, nel dramma, di distinguere un personaggio dall'altro.

Quindi, quello che chiamiamo la nostra personalità è in realtà una maschera, non la realtà ma un'illusione creata dalla mente.

Eppure, siamo succubi delle illusioni create dalla mente e facciamo di tutto per crearcene altre, che generano adrenalina e ci fanno soffrire; ne diventiamo dipendenti.

Drammatizziamo noi stessi ed i nostri problemi, ci diamo importanza, rinforziamo il concetto di un nostro Io che si oppone agli Altri.

Quando, però, cominciamo a renderci conto, osservandoli con consapevolezza distaccata, che i nostri pensieri, le nostre emozioni, sono solo eventi passeggeri, la loro influenza su di noi comincia ad attenuarsi.

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Zanji
Inviato il: Venerdì, 09-Apr-2010, 13:33
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questo post è interessantissimo, anche i nostri pensieri vanno educati ad essere impermanenti poichè noi non abbiamo gli STRUMENTI (giacchè il nostro io è impermanente) per catturarli e tenerli sotto i nostri occhi come se avessimo un retino.

non a caso le ossessioni sono legate in alcuni casi al temperamento di chi "colleziona" , collezionare è l'atto di chi vorrebbe mantenere permanente e sotto la sua attenzione oggetti e particolari frammenti.

collezionare da una certa sicurezza. come se le cose possedute non degradassero mai.

un po' come un sistema di protezione eccessivo vorrebbe avere sott'occhio tutti i pensieri negativi per tenerli a mente in modo che non scappino o diventino fuori controllo.



è la logica del retino. ma guarire ( e sostituire) significa imparare e capire ( nonchè convincersi) che TUTTO DEGRADA. anche una collezione iniziata nel 1500 è destinata a trasformarsi in polvere prima o poi. cosi' i nostri pensieri degradano...si trasformano....e tenerli a mente è solo una fatica inutile.


il pensiero che ci spaventa non è più ciò che faticosamente il nostro sistema di protezione tiene a mente. è già cambiato. impercettibilmente forse ma è già un'altra cosa.

ad esempio è una cosa gravosa che ci ossessiona.

non è più identico al pensiero originale.


dobbiamo smetterla di collezionare.

non abbiamo gli strumenti per poter mantenere PERMANENTE nulla.


il mondo non è fatto cosi'....sono fatte cosi' solo le nostre CONVINZIONI.

sostituiamo anche questa!


( ci farò un post! brava orso!) PSICO D.gif

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Zanji
Inviato il: Venerdì, 09-Apr-2010, 13:36
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collezionare da una certa sicurezza...dicevo...

come se le cose possedute non degradassero mai....come se fossero una rassicurazione.

un po' come un ragazzo che mesi fa raccontava la sua ossessione per la sua macchina---che non doveva avere graffi, che parcheggiava sempre più lontana e in posti nascosti per non dover trovarsela rovinata.


che non la prendeva mai per paura di ritrovarla ammaccata.


LE COSE CHE POSSEDIAMO FINISCONO PER POSSEDERCI. DOBBIAMO SOSTITUIRE QUESTA LOGICA.


MEDITERO' IN UN MIO POST SUL MANUALE SU QUESTE INTUIZIONI.
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orsogrizzly
Inviato il: Venerdì, 09-Apr-2010, 14:06
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sì, è proprio così. L'ossessivo vuole controllare, fissare, collezionare, imbalsamare, per questo sta male. Non tollera l'incertezza, l'impermanenza.

Ma può imparare ad essere duttile e tollerante, perchè l'intolleranza è solo una distorsione cognitiva, non è la realtà nè sua nè degli avvenimenti.

Forza, sostituite 'ste false convinzioni, avete tutto l'occorrente per farlo, 1000 fulmini a vostra disposizione!!! Che aspettate??? laugh.gif
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orsogrizzly
Inviato il: Martedì, 13-Apr-2010, 12:44
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non fissarti su queste lunghe spiegazioni; l'articolo si riferisce al concetto yogico del "prana" come soffio vitale, un concetto filosofico del respiro.
Per respiro addominale o "di pancia", si intende quando si osserva il movimento respiratorio concentrandosi sull'addome, sulla pancia che si gonfia e si sgonfia con l'inspirazione e l'espirazione. All'inizio della meditazione è utile fare qualche respiro concentrandosi sul movimento respiratorio della pancia, perchè aiuta la distensione. Poi invece ti concentri semplicemente sull'aria che entra ed esce dal naso, cioè dalle narici.

Per "respirazione diaframmatica" si intende la concentrazione, durante la respirazione, sul diaframma cioè sulla parte bassa dei polmoni, quella vicina allo stomaco per intenderci, anzichè sulla parte alta dei polmoni. Tutto qui in pratica. Ma ora, ai nostri fini meditativi, la respirazione diaframmatica possiamo lasciarla stare.

Non ci complichiamo troppo le cose, la meditazione è una cosa semplice e naturale. PSICO-si.gif
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orsogrizzly
Inviato il: Martedì, 13-Apr-2010, 13:21
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QUOTE (tunnel @ Martedì, 13-Apr-2010, 12:08)

ora mi lascerò andare e mi vivrò questi 20 minuti giornalieri senza stare tanto a pensare se faccio bene o faccio male.....se riuscirò a rilassarmi e a ottenere 20 minuti di pura calma interiore x me sarà già tantissimo

del resto fino ad oggi mi ci sono applicata con regolarità e anche se ho iniziato da poco e a volte non sapevo come mettermi ho scoperto davvero un altro mondo


benissimo, mantieni semplicemente l'attenzione sul respiro e quando compaiono pensieri lasciali andare senza inseguirli; quando poi ti accorgi di esserti fatta intrappolare dai pensieri che ti trascinano via con loro, basta che semplicemente ritorni alla consapevolezza del respiro.
Il momento in cui ti accorgi che i pensieri ti stanno distraendo, è un momento di vera consapevolezza, in cui la tua mente naturale riprende il controllo della situazione.
Buona meditazione!
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orsogrizzly
Inviato il: Mercoledì, 14-Apr-2010, 10:49
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MEDITAZIONE SENZA OGGETTO

Concentrandoci sul respiro, sull'aria che entra ed esce, non dobbiamo nè impedire il flusso dei pensieri, nè seguirli.

Stiamo nel momento presente, lasciando che si manifestino pensieri ed emozioni.

Conserviamo, però, l'attenzione vigile.

Ci affidiamo alla chiarezza della mente naturale, che è indifferente al passaggio dei pensieri e delle emozioni.

Accettiamo che la chiarezza della mente venga attraversata da queste perturbazioni; è come se stessimo volando in aereo nel cielo limpido e vedessimo sotto di noi le nuvole.

Siamo consapevoli dei processi mentali ma non li analizzziamo, ne restiamo solo spettatori. Non cerchiamo di evitare nessuna sensazione.

Questo vale anche per i pensieri e le emozioni negative (la paura, la rabbia, la tristezza); non vanno analizzate intellettualmente ma solo osservate, senza tentare di bloccarle (se le analizziamo e opponiamo resistenza, le rinforziamo).
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